DATA ESCURSIONE: 03/02/2024
Superata la chiesa di Culerchia, dopo poco, sulla destra, si trova il bar trattoria Luciana. Proprio di fronte ad esso si trova, a sinistra della strada, un ampio parcheggio (253m) dove ci fermiamo.
[Ricordiamo che questa zona si chiama Le Mulina o Mulina ed è costituito da tre borghi: Culerchia dove c'è la chiesa, Carbonaia, che abbiamo superato da poco, dove si trovavano le fonderie del ferro che era ricavato dalle miniere di Calcaferro, terzo borgo posto più in alto.]
Subito a monte del parcheggio ci sono alcune case cui arriva uno stradello asfaltato che inizia dalla strada. Lo seguiamo per poi prendere una evidente traccia verso sinistra. Essa è diretta al Santuario del Piastraio ed era indicata da cartelli SAV, adesso non più esistenti. Il sentiero è facile a percorrersi, evidente e ben camminabile, ma oggi troviamo molti alberi caduti che ci obbligano a contorsioni per superarli, oppure a cercare un modo per aggirarli. Se gli alberi non saranno tagliati presto il sentiero non sarà più percorribile. Comunque noi iniziamo a percorrerlo tra le prime fioriture di elleboro.
A 8' c'è una traccia che sembrerebbe salire verso destra, ma la trascuriamo evitando altre deviazioni anche avanti. La traccia, come detto, è evidente e provvista, a tratti, di staccionata di legno sulla sinistra. Seguono alcuni saliscendi con panorami sulle Mulina, qualche albero caduto e alcuni tornantini in salita.
A 23' più alberi caduti ci obbligano a noiose contorsioni per superarli, anche se è possibile salire a destra e aggirare l'ostacolo. A 37' siamo a una curva dello stradello che porta al Santuario (mancano le indicazioni, presenti qualche tempo fa), sulla destra c'è una croce in legno della Via Crucis. Questo sentiero inizia poco dopo Pontestazzemese e rimandiamo all'escursione relativa per la sua descrizione.
In 3' siamo al santuario (395 reali 384m) dove c'è una fontana. Esso fu costruito nel 1821 nel sito occupato da un più antico edificio risalente al XVII secolo: una grossa marginetta con l'immagine ad affresco della Madonna del Bell'Amore. Nel 1772 il pittore Guglielmo Tommasi dipinse una nuova Madonna che doveva sostituire quella originaria che, a causa dell'umidità, si stava deperendo. Col tempo, in seguito alle grazie concesse, il culto della Madonna aumentò e fu deciso di costruire un santuario al posto della vecchia marginetta. In seguito l'edificio andò in rovina e l'immagine sacra fu trasferita nella vicina chiesa di Stazzema. Il santuario fu in parte sistemato negli anni novanta e un successivo intervento di recupero portò alla nuova apertura nel 2012.
Ci fermiamo qualche minuto presso il santuario che è chiuso e possiamo vedere l'interno solo dalle finestrelle aperte poi riprendiamo il cammino. Il sentiero sale a fianco dell'edificio sacro e subito un tratto del muro a secco è caduto per cui serve un po' di attenzione. L'ampio sentiero adesso sale verso Stazzema. A 52' siamo presso la pieve di Santa Maria Assunta (447m reali 436m) avendo sulla sinistra il monumento ai caduti e l'inizio del sentiero SAV per Cardoso. Consigliamo una visita alla chiesa, il cui ingresso è da parte opposta rispetto a dove siamo arrivati.
L'edificio fu costruito nel XII secolo su una più antica pieve esistente già nel IX secolo. Molto interessante è il rosone di marmo della facciata (XV secolo) e il loggiato che unisce la chiesa alla canonica (1600). All'interno ci sono interessanti sculture, il bel soffitto in legno a cassettoni e l'organo barocco proveniente dalla chiesa di San Pietro a Massa, distrutta per costruire la centrale Piazza Aranci. La pieve si trova alla fine del borgo in posizione dominante il sottostante canale della Mulina (primo tratto del Vezza).
Il borgo di Stazzema, già esistente nel IX secolo, si sviluppa ben esposto a sud e panoramico su Procinto, Nona e Matanna e fu capoluogo dell'Alta Versilia fiorentina. Trovò impulso dalla scoperta di vicine cave ed è ricco di bei portali e fontane di marmo.
Davanti alla chiesa scende a destra la strada per Pontestazzemese (con deviazione per accedere ai sentieri 115 e 116). Noi invece seguiamo la strada di sinistra che entra nella parte bassa del borgo e panoramica su Procinto, Nona e Matanna.
Possiamo così ammirare la Torre dell'Orologio del XVIII secolo con stemma dei Medici e bel quadrante in marmo dell'orologio ancora funzionante. Poco più avanti c'è poi la Fontana della Carraia del XVI secolo con tre canne e vasca in marmo.
A 01h 07' arriviamo all'Oratorio della Madonna delle Nevi. Questa è una piccola chiesa, risalente al XVII secolo, costruita per le esigenze dei cavatori al posto di una vecchia marginetta. Qua inizia il sentiero SAV per Pomezzana, anche se non ci sono indicazioni. Adesso andiamo a destra della chiesetta per tratto scalinato in discesa che poi diventa un po' degradato per poi scendere tra alberi.
A 01h 15' sulla sinistra c'è un modesto tabernacolo e poco dopo siamo sulla strada asfaltata (Via 4 Novembre) diretta ai sentieri 115 e 116, presso uno spiazzo parcheggio (indicazioni). Dietro a noi, poco distante, c'è l'inizio della strada per Stazzema che arriva alla chiesa. Essa si stacca dalla strada che stiamo seguendo.
Andiamo verso sinistra e, alla fine di un breve tratto di guard-rail, dove iniziano gli abeti (414m), scende la traccia. La palina indicatrice del sentiero è desolatamente a terra. Siamo a 01h 21'. Adesso seguiremo il sentiero diretti a Pomezzana, il percorso è sempre evidente e ben percorribile, in parte è stato recuperato, ma, naturalmente, richiede una manutenzione continua. Infatti dalla precedente volta che lo abbiamo percorso diversi alberi sono caduti complicando un po' la progressione.
Scendiamo e troviamo subito un rudere sulla destra e, sulla sinistra, i resti di una marginetta. Dopo 5' attraversiamo uno dei tanti canali presenti lungo questo sentiero. Siamo nel castagneto e il sentiero si allarga. Poco più avanti attraversiamo un altro canale (albero caduto) e la traccia va decisamente a destra costeggiando il canale stesso. Poco più avanti sulla sinistra c'è una vecchia casa con balcone di legno.
A 01h 34' c'è un altro canale con un breve tratto di corda metallica di protezione. Sulla destra vediamo la zona del Gabberi-Lieto, segue un breve tratto scalinato e saliamo un po'. Poco dopo ci sono altri ruderi sulla sinistra mentre a destra ci sono i resti di una bella marginetta addossata alla roccia (abrì). Lo spazio per l'immagine sacra era scavato nella roccia come il foro per il trave della copertura.
Poco dopo, 01h 43', siamo al guado (377 m) del Fosso di Picignana, a sua volta tributario del Vezza. Il fosso è piuttosto largo e qua esisteva il ponte in pietra di Filucchia, abbattuto dalla disastrosa alluvione del 1996. Rimangono ben evidenti i resti di uno dei pilastri di sostegno. Poco prima del ponte, sulla sinistra, si staccava il Sentiero dei Vecchi Mulini, oggi impraticabile (vedi Apuane Segrete).
[Ricordiamo che in zona esisteva la Stele di Filucchia con numerose incisioni e una croce di cristianizzazione andata perduta con l'alluvione.]
Adesso saliamo per tornanti, scalinati con tronchi, per un breve tratto, poi il percorso scende ancora scalinato e poi pianeggia. Il tratto che percorreremo aggira il modesto Colle dei Forni (453 m). A 01h 50' attraversiamo un canale e subito dopo un altro, saliamo un poco e intravediamo il Procinto. A tratti il percorso è una mulattiera ben conservata. Poco dopo c'è un breve tratto di stretta salita scalinata alla fine del quale c'è una costruzione sulla destra e poi il percorso pianeggia. A 02h c'è un altro canale e intravediamo Stazzema tra le fronde.
Proseguendo ci sono altri canali e il percorso pianeggia o sale lievemente. Abbiamo sulla destra, in basso, un canale tributario del Fosso di Picignana e, a 02h 06', c'è un breve tratto di corda metallica sulla destra (qualche albero caduto). Dopo un paio di minuti superiamo il canale su piastroni. Adesso saliamo, superiamo un altro canale (Fosso della Brunettina) e vediamo la Pania e il Corchia. Dopo un tratto di lunga salita, a 02h 22', arriviamo a una marginetta (445 m) posta a sinistra. Essa è stata sistemata, ma manca l'immagine sacra. La salita adesso si fa più ripida, superiamo un paio di tornanti e a 02h 35' un ponticello in legno ci fa superare un modesto canale e subito dopo ce ne è un altro. Poi a destra c'è il punto di arrivo di una vecchia teleferica.
Lasciamo un rudere sulla destra e poco dopo a 02h 40', sulla sinistra, c'è un vecchio casolare con fontana dopo il quale procediamo in salita evitando le tracce sulla destra, dirette a case e proprietà. Dopo 5' siamo in tratto aperto e panoramico tra orti coltivati, il panorama va dal Gabberi-Lieto all'Altissimo, Alto, Corchia e Pania. C'è anche uno spiazzo panoramico dove siamo a 02h 48'. Proseguiamo per ampio sterrato nel bosco e dopo altri 5' siamo nuovamente su tratto aperto presso il campanile della chiesa e di fronte a noi si vede il borgo di Pomezzana.
Proseguiamo e a 02h 54' siamo alla chiesa di San Sisto (603m).
[Pomezzana si estende lungo un crinale ben esposto al sole nel versante ovest del Monte Matanna, presso il Colle della Castellina, dove esisteva un castello. Il borgo è citato sin dall'VIII secolo e possiede una bella chiesa (XIII secolo) intitolata a S. Sisto con arredi di pregio, ricostruita nel XIX secolo. Inoltre c'è l'Oratorio della Madonna delle Grazie (XIV secolo), restaurato nel XVII secolo. Il paese ha una lunga tradizione nell’artigianato del ferro ed esistono in zona vecchie cave di ardesia.]
La chiesa si trova in posizione panoramica su Gabberi e Lieto e sul borgo di Farnocchia, isolata rispetto al borgo. Il campanile, leggermente inclinato, è staccato dalla chiesa e fu ricostruito, più grande del precedente, dopo il terremoto del 1912. Presso la chiesa ci sono altre costruzioni e, più in alto, il cimitero del paese. Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino. Entriamo nel borgo, lasciando il parcheggio sulla destra. Percorriamo la strada principale in lieve salita e a 03h 03' troviamo le indicazioni del sentiero 106 (Trescolli-Pomezzana-Rifugio Forte dei Marmi), a sinistra va verso il Rifugio Forte dei Marmi, mentre a destra va a San Rocchino e poi a Trescolli.
Noi andiamo a destra diretti proprio a San Rocchino. Proseguiamo e, in un paio di minuti, siamo all'Oratorio della Madonna delle Grazie, con a fianco una casa con un bel trompe-l'oeil con un mazzo di girasoli e il gatto Otto. La strada diventa sterrata e in alto scorgiamo il Monte Matanna, subito dopo c'è una fonte a sinistra, con icona marmorea di Sant'Antonio.
A 03h 12' arriviamo all'officina dei fratelli Milani (lavorazione artigianale del ferro) dove arriva la strada asfaltata. Il sentiero 106 va a destra seguendo per un po' la strada, ma le indicazioni e i segni sono assenti. Invece a sinistra, subito prima dell'officina, sale un ampio sterrato il quale recupera il sentiero 106 e poi come sentiero prosegue verso Bovalica e Grattaculo (vedi relativa escursione). Oltre all'officina c'è anche un salto d'acqua sulla sinistra.
Seguiamo la strada e a 03h 16' la lasciamo e saliamo verso sinistra seguendo il 106 (presenti indicazioni). Siamo su mulattiera con qualche tratto lastricato. Essa sale subito e, mediante un ponte di legno, supera un modesto rio che scende da sinistra. Salendo vediamo tra gli alberi il borgo di Pomezzana con dietro la Pania della Croce e il Corchia. Poi qualche saliscendi e un po' di salita. Più avanti, sulla destra, un po' distante, c'è un traliccio dell'elettricità. Poi iniziano le case, presenti anche più in basso, a destra, in località Le Calde, mentre più sotto ci sono le case di Mezzana.
A 03h 30' siamo a un bivio (677m) (presenti indicazioni) presso una casa. A sinistra sale un cementato diretto ad alcune case e con indicazione per Bovalica, Foce di Grattaculo e per gli Agriturismo Agrifoglio e Alpeggio. Noi invece scendiamo verso destra seguendo le indicazioni per San Rocchino e il sentiero 106. Siamo su cementato in discesa che diventa asfaltato e ci porta a 03h 37' a un bivio: a destra scende la strada asfaltata a recuperare la strada per Pomezzana. Noi proseguiamo in avanti per ampio stradello asfaltato.
Ci sono subito indicazioni per gli agriturismo, una fonte e un vecchio cartello dei sentieri. Lo stradello ben presto diventa sterrato, un po' scende poi prende a salire. Ricordiamo che lo stradello è carrozzabile e permette alle auto di arrivare a San Rocchino (fare attenzione). A 03h 46' passiamo su un bel ponte reso però inutile dalla strada che stiamo seguendo, sulla sinistra sale una traccia sterrata che trascuriamo. Più avanti salendo scorgiamo tra gli alberi Pomezzana e le colline dove ci sono le case di Mezzana e delle Calde; sulla strada che stiamo percorrendo ci sono diversi pali dell'alta tensione.
A 04h siamo presso una grossa marginetta con icona marmorea del 1726 dell'Assunzione di Maria. Sulla sinistra in alto ci sono alcune case, immerse nel verde, in buono stato. Saliamo ancora e, a 04h 14', siamo a San Rocchino (812m). Qua si trova una cappella intitolata a San Rocco, siamo nel comune di Stazzema, ma a pochi metri da quello di Camaiore per cui questa zona fu, a lungo, causa di controversie tra la comunità di Pomezzana e quella di Casoli per diritti di pascolo. Il sentiero 106 scende a destra per Trescolli. Qua arriva il sentiero 107 (Mulino di Sant'Anna-San Rocchino) che andremo a percorrere. Inoltre transita il sentiero 113 (Capezzano Monte- Palagnana) e inizia il 121 per Fonte Moscoso con tratto iniziale in comune con il 113. Noi andiamo a destra percorrendo un breve tratto comune ai sentieri 113 e 107.
A 04h 18' arriviamo a un trivio. A destra scende il sentiero 113 per Farnocchia che è stato riaperto di recente. Da sinistra arriva un breve raccordo dal vicino sentiero 106 e di fronte a noi sale il 107 che seguiamo. Pochi metri dopo, a destra, si stacca una traccia segnata in rosso che va a recuperare il cosiddetto sentiero 114A presso una marginetta restaurata di recente (dove passeremo più avanti nel corso dell'escursione). Questo sentiero è segnato nella carta 4Land.
Procediamo in leggera salita per un boschetto rado e dopo pochi minuti, sulla destra, scorgiamo una piccola grotta, che può servire da riparo in caso di pioggia. Essa comunque è utile per individuare, a 04h 23', una traccia che scende a sinistra (qualche segno rosso) diretta alla bella Grotta del Tanaccio e alla vicina Grotta della Vulva, per le quali rimandiamo alla relativa escursione. Proseguiamo e percorriamo un tratto di salita abbastanza ripida a brevi tornantini che ci porta a 04h 32' a un bel punto panoramico dal Piglione, al Prana, al Matanna, al Nona e al Procinto e al gruppo delle Panie. Sulla destra c’è un altro punto panoramico (come una finestra aperta in alto) formato da rocce che incombono a precipizio verso Trescolli. Qua sostiamo circa 15'.
Il sentiero prosegue meno ripido con lunghi tornanti e a 04h 55' cambiamo versante e iniziamo un tratto in falsopiano o di lieve salita. Poi sulla sinistra c’è una buca che pare l’ingresso di una grotta e poi predomina la discesa nel bosco. Risaliamo e, a 05h 12', siamo a un bivio (957m): a destra scende un sentiero segnato diretto a Pietralunga e a Farnocchia (all’inizio c’è una lapide ricordo). Questo è il sentiero 114A, che unisce la Marginetta di Cima alle Selve con il Callare. Questo è il punto più alto dell'escursione.
Scendiamo e siamo subito alla Marginetta del Callare, restaurata nel 2021 dalla Nuova Filarmonica e dalla comunità tutta di Farnocchia con il contributo del Parco. L'icona, in resina effetto marmo, rappresenta la Madonna dei Quercioli di Massa ed è presente, nella marginetta, anche una testa, in marmo, di Cristo. Il luogo è molto panoramico sulle Panie, Procinto, Nona e Matanna e, in basso, sui borghi di Stazzema e di Pomezzana. Sulla destra si stacca una traccia segnata di rosso che va a congiungersi con il sentiero 107, come già detto.
Dopo la marginetta segue un tratto di discesa a ripidi tornantini, ben costruito con muretti di contenimento. Il sentiero si mantiene a sinistra delle pareti anche scoscese del Gabberi, mentre a destra oltre alle Apuane scorgiamo i borghi di Stazzema,e di Pomezzana e di Farnocchia. Incontriamo diverse teleferiche usate per il trasporto della legna e a 05h 35’ siamo presso la Pietralunga del Gabberi, un bel monolite calcareo alto 898 m che interessa i rocciatori e che abbiamo iniziato a vedere già da diversi minuti. Dopo 5' sulla sinistra si stacca il breve sentiero 114B che raccorda il nostro sentiero con il nuovo sentiero 107A.
Subito dopo c'è una marginetta la cui icona è stata trafugata e sostituita con una immagine molto modesta della Madonna, subito dopo la discesa si fa più ripida con tornantini, per poi addolcirsi nuovamente. A 05h 55' abbiamo un rudere sulla sinistra e un altro in basso a destra, poi una finestra panoramica su Farnocchia. Subito dopo, presso una fonte, a 05h 58', siamo al bivio con il sentiero 114 che sale verso sinistra diretto alla Foce di Farnocchia.
Scendiamo ancora e in 5' arriviamo alla grossa marginetta di Cima alle Selve la cui immagine sacra del 1773 fu trafugata ed è oggi sostituita da due statuette di Gesù e di Maria. Presso la marginetta il sentiero 113 sale diretto alla Foce del Compito (o di Sant'Anna). Adesso scendiamo per ampio sentiero comune al 113 e al 114 e a un vicino bivio andiamo a destra (si potrebbe andare anche a sinistra allungando un po' il percorso) e passiamo per le prime case di Farnocchia.
A 06h 12' siamo alla piazzetta IV Novembre (652m). Qua si trova un monumento ai caduti della Grande Guerra e sulla destra c'è la Chiesa del Carmine.
[Le prime notizie di Farnocchia risalgono al 798. Il nome dovrebbe derivare da farnia, cioè faggio. Questa pianta fu poi sostituita in loco dal castagno per la sua importanza alimentare. L’attività principale degli abitanti era, in passato, la produzione di carbone da legna e la lavorazione del ferro proveniente dalla zona di Ruosina. La chiesa intitolata a S. Michele Arcangelo risale, nel suo impianto generale, a prima del 1000 e fu poi ristrutturata. Oggi viene aperta solo in ricorrenze particolari. C’è comunque la Chiesa del Carmine (XI secolo), per la cura delle anime del paese, situata nella piazzetta IV Novembre dove c'è un piccolo monumento ai caduti. Nel 1944 il paese fu distrutto dai nazi-fascisti poco prima dell’eccidio di Stazzema. Dal 2016 il borgo è allietato da presepi semplici, ma gradevoli, nell'ambito di una manifestazione detta "Presepi nel borgo".]
Qua si incontrano i due sentieri e noi seguiremo il 114 in discesa per Culerchia, mentre l'altro va a destra prima della piazzetta. Scendiamo per tratto ripido e scalinato tra le case fino ad arrivare a 06h 18' a un tabernacolo dove dobbiamo scendere a destra. Ancora pochi minuti e siamo sulla strada asfaltata che attraversiamo (indicazioni) e scendiamo verso sinistra. Il panorama è notevole sulle Panie e in particolare su Pomezzana dietro cui sono Procinto, Nona e Matanna. Sulla sinistra ci sono tratti terrazzati e in parte coltivati.
A 06h 25' siamo all'inizio del bosco dove si trova un’icona marmorea del 1808 della Madonna del Carmelo, forse la vicinanza dal centro abitato ha impedito il furto. Superiamo un ponticello di legno e a 06h 31' una traccia verso sinistra porta a una casa tra gli alberi. Scendiamo ancora e dopo una decina di minuti troviamo una seconda maestà, a destra, senza l’immagine sacra, è rimasta una scritta relativa a un restauro del 1893 (coniugi Antonucci) e un basamento di marmo più antico. Attualmente c'è un una dozzinale riproduzione della Madonna col Bambino.
A 06h 44' troviamo le indicazioni verso destra per Calcaferro (vedi relativa escursione) dove sono presenti vecchie miniere e impianti per produrre esplosivi. Dopo 5' un vecchio smottamento costringe a deviare a destra e subito dopo, a sinistra, c'è un'altra marginetta da cui sale una traccia che porta a un casolare in alto. La marginetta è diventata un ricovero di legna e di attrezzi e l’immagine sacra è stata trafugata. Per un po' costeggiamo un alto muro a secco presso dei terrazzamenti e continuiamo a scendere per la mulattiera che può essere scivolosa.
A 07h 08' siamo presso una casa e altre ne troveremo più in basso. Da esse è possibile, per tracce, scendere alle case di Campi e poi a Calcaferro. Il sentiero scende adesso aperto e panoramico per tornanti e a 07h 19', sulla destra, una croce ricorda il luogo del martirio di Don Fiore Menguzzo, parroco di Mulina ucciso dai tedeschi nel 1944 e dal 1999 medaglia d'oro al Valor Civile. Poco dopo attraversiamo una stradina asfaltata che, a sinistra, porta al vicino piccolo cimitero locale.
Ancora qualche tornantino e a 07h 27' siamo presso la chiesa di S. Rocco (XVII secolo) con campanile (XX secolo) sulla sinistra, nel parco della Rimembranza. La chiesa è chiusa da ormai diversi anni poiché inagibile.
[Nella canonica della chiesa furono massacrati dai tedeschi alcuni dei Martiri di Mulina (cinque erano familiari del parroco, tra cui una bambina di un anno e mezzo). I Martiri di Mulina furono in tutto dodici, compreso il parroco, ucciso poco distante.]
Andiamo a destra fino alla strada, attraversiamo su un ponte il torrente che scende da Calcaferro e in pochi minuti siamo al parcheggio dove a 07h 32' concludiamo l'escursione.