DATA ESCURSIONE: 22//06/2024
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un approfondimento su Col di Favilla
Partiamo dalla strada provinciale (567/598m) poco prima di Isola Santa, provenendo da Arni.
[Isola Santa si trova sulla sinistra della Turrite Secca ed è formato da casette in pietra, con copertura in ardesia. Il borgo sorse attorno all’antico hospitale di San Jacopo (VIII secolo), lungo la mulattiera proveniente da Foce di Mosceta. Le notizie certe risalgono al XIII secolo, probabilmente esso fu borgo fortificato e posto di guardia sulla impervia strada di fondovalle di quei tempi. La pieve, intitolata a San Jacopo deriva dal vecchio oratorio dell'hospitale, fu ristrutturata nel 2014 e si conta di farne uno spazio espositivo. Oggi il borgo si trova sulla riva di un lago artificiale, risalente alla fine degli anni ’40 del XX secolo con annessa diga alta 38 metri, costruito per produrre elettricità. Il lago provocò gravi problemi alle abitazioni con spopolamento del paese. Oggi parte delle case sono state recuperate ed è stato realizzato un Bed & Breakfast diffuso.]
Lungo la strada ci sono diversi spiazzi che permettono di parcheggiare e partendo presto il posto si trova senz'altro. Subito a sinistra del nostro parcheggio sale una rampa per alcune case e c'è una indicazione per recuperare il sentiero 145 (Capanne di Careggine-Passo di Fiocca) Percorriamo adesso un tratto della strada provinciale verso il borgo, intravedendo sulla destra, tra le fronde il lago. Poco dopo una scalinata, sulla destra, permette di scendere al borgo e alle rive del lago. Proseguiamo fino a una curva della strada dove verso sinistra sale un raccordo per Capanne di Careggine e il sentiero 145. Invece a destra si trova un ristorante (Osteria dell'Isola).
A 10' siamo all'inizio del sentiero 119 (Isola Santa-Levigliani) indicato da un cartello (552m). Esso era la vecchia mulattiera che da Levigliani portava in Garfagnana. Scendiamo alcuni scalini e ci troviamo sulla diga panoramica sul lago, sul borgo e su Corchia e Freddone. Finita la diga andiamo a sinistra e poi a destra ed entriamo nel bosco. Il sentiero è ben percorribile e non troviamo alberi caduti. Nel primo tratto scorgiamo in basso sulla destra il lago e alcuni tratti del sentiero sono protetti da recinzione metallica. All'inizio saliamo, ma poi seguono tratti in falsopiano.
A 31' superiamo un modesto torrente mediante un ponte di legno, poi, più in alto, c'è una vecchia teleferica. Segue adesso una ripida salita a tornantini per un costone erboso, con il torrente a sinistra. La zona è ben pulita, ma in passato qua c'erano molti alberi caduti a ostruire la progressione. Dopo una ventina di minuti la ripidità diminuisce e ci spostiamo verso destra e il sentiero si allarga. Tra la vegetazione scorgiamo Sumbra e Freddone. A 01h cambiamo versante (quota 830) nei pressi di un traliccio dell'elettricità e la vista si allarga su Freddone e Corchia. Continuiamo a salire con anche qualche saliscendi e, a tratti, intravediamo le gru gialle della cava Gufonaglia.
A 01h 27' sulla sinistra, in alto, intravediamo il Cimitero di Col di Favilla e a 01h 29' siamo di fronte alla chiesa del piccolo borgo (956m) intitolata a Sant'Anna, qua, tra gli alberi, vediamo il Pizzo delle Saette. Sulla facciata della chiesa si trova un quadrante solare (1910) che è il più alto in tutta la Toscana. Sotto il piazzale c’è una fontana dove si incontrano i due sentieri che arrivano a questo borgo. Oltre a quello che stiamo percorrendo qua arriva, da destra, il sentiero 129 (Fociomboli-Col di Favilla). Da questo si stacca poco, sotto il borgo, uno sterrato, percorribile con fuoristrada, che arriva dalla strada Castelnuovo-Arni, l’imbocco, dalla strada, è a livello della cava Pendia Tana. Lo percorreremo per chiudere l'anello.
[L'area di Col di Favilla, sin dal XVII secolo, era un alpeggio di Terrinca. Solo intorno al 1880 si trasformò in un borgo con popolazione stabile. Le case erano costruite con la pietra locale con i tetti ricoperti da ardesia. Le principali attività degli abitanti, erano la pastorizia, la produzione del carbone da legna, la lavorazione dei metalli presso il Canale delle Verghe dove c’erano delle ferriere, l'estrazione del tannino dal castagno. Una modesta agricoltura di sussistenza è testimoniata dai terrazzamenti, sostenuti da muri a secco, ancora presenti in zona. Di rilievo è la chiesa intitolata a Sant'Anna Madre della Madonna (1640), che, dopo le devastazioni sacrileghe del 1968-1970, fu restaurata e riconsacrata nel 1979. Un comitato, formato dai discendenti degli abitanti del borgo, tiene viva la festa di Sant' Anna, il 26 luglio, quando tornano in massa nel borgo. Alcune case sono state risistemate anche se la maggior parte del paese è desolatamente distrutta.]
Seguiamo adesso ancora il sentiero 119, a sinistra della fontana, diretti alla Foce di Mosceta. Il sentiero scende verso il Canale delle Verghe. Il primo tratto è molto suggestivo, essendo fiancheggiato da faggi, e sulla sinistra ci sono alcuni ruderi, seguono dei saliscendi, con prevalenza discesa, e a 01h 50' siamo nel letto del Canale delle Verghe, che scende dalla zona di Mosceta, nel quale notiamo i segni della mulattiera che andremo a percorrere. In zona sono purtroppo caduti molti faggi che complicano un po' la progressione. Recuperiamo la mulattiera che a sale a ripidi tornantini, poi segue un tratto meno ripido. Poi altri ripidi tornantini cui segue un altro tratto più ameno che ci porta, a 02h 15', al bivio (1077m) con il sentiero 127 (innesto 119 -Piglionico) che sale verso sinistra. Continuiamo a salire per la mulattiera e in 3' siamo a una marginetta fatta costruire da Sergio Cipollini, con icona marmorea (1945) dedicata all'Angelo Custode. Subito dopo superiamo un canale dove la mulattiera è franata e il sentiero è stato ridisegnato un po' più in alto. Anche qua sono caduti diversi faggi. Continuiamo a salire anche se meno ripidamente e a 02h 32' il bosco comincia a diradarsi e sulla destra cominciamo a vedere la cresta del Corchia. Dopo 5' siamo decisamente su tratto aperto in una prateria di lamponi con radi alberi, sulla nostra destra c'è il Fosso di Mosceta (poi Canale delle Verghe) e sull'altra sua riva il sentiero 128.
A 02h 50' arriviamo alla Foce di Mosceta (1188m). Questa è un valico prativo tra il Monte Corchia e la Pania della Croce. Esso è dominato dalla mole di quest'ultima, posta 700 metri più in alto, che degrada verso il Pizzo delle Saette. Improbabili rimboschimenti ad abeti e pini del 1970 e 1971, danno a Mosceta un aspetto quasi alpino. Alla foce si trova una marginetta con icona marmorea dedicata a Michele Neri caduto alle cave nel 1931 e lapide ricordo dell'alpinista viareggino Cosimo Zappelli (1834-1990). Poi c'è una stele in marmo arabescato dedicata ai caduti della Guerra di Liberazione.
[La Foce di Mosceta è importantissimo nodo di sentieri e punto di partenza di moltissime escursioni. Si arriva alla Foce da moltissimi paesi nei dintorni con percorsi non brevi. Qua arriva il 119 da Levigliani che prosegue fino a Isola Santa. Il 124 dalla Foce di Petrosciana nel quale si immette il 117 da Cardoso. Il 125 da Foce di Valli, il 126 dalla Focetta del Puntone, esso è il più usato per salire alla vetta della Pania della Croce. Il 127 dal Piglionico e il 128 da Tre Fiumi per il Puntato. Il 129 dal Ponte dei Merletti per Fociomboli. Dalla foce in pochi minuti si sale al Rifugio Del Freo da cui una traccia non numerata porta in vetta al Corchia.]
Saliamo verso il Rifugio dove il sentiero 128 devia verso destra. Prima del rifugio una traccia porta allo stesso sentiero percorrendo un centinaio di metri. Siamo così a una bella fonte, a 02h 55', e subito dopo entriamo nel bosco. Sulla destra c'è la Pania, il Pizzo delle Saette e il Canale delle Verghe che vediamo bene quando il sentiero esce dal bosco. Scendiamo e a 03h 15' arriviamo alla Tana dell'Omo Selvatico.
[Localmente Buca dell’Omo Salvatico. L’ingresso è posto a 1150 metri, la profondità è 281 metri e lo sviluppo totale è 1800 m. La grotta era conosciuta dai valligiani da tempo immemorabile e su di essa esistevano leggende paurose. La prima discesa, di poche decine di metri, risale al 1912, una successiva nel 1923 si spinse più avanti, ma solo nel periodo 1929-1930 una spedizione del GSF (gruppo speleologico fiorentino) percorse la grotta per intero. L’ingresso è un inghiottitoio di dimensioni imponenti nel quale si perde un piccolo corso d’acqua che scende dal Corchia. La grotta consiste in una serie di gallerie e di pozzi. Il nome deriva da una figura molto diffusa nel folklore locale e in generale in quello mondiale. Peloso, mostruoso, selvaggio e abitatore di caverne l’homo selvaticus è un mito che nasce con l’umanità: è il passato ancestrale che non si può dimenticare. A esso si guarda da una parte con nostalgia, per quello che si è perduto, e dall’altra con senso di superiorità per la civiltà che pensiamo di aver acquisito. Quindi viene considerato con un misto di paura e di ammirazione ed egli stesso acquista sia valenze positive che negative nell’immaginario collettivo. Le leggende locali dicono che egli insegnasse ai pastori come utilizzare il latte per fare formaggio e ricotta, ma poi infastidito dalle loro ulteriori richieste se ne tornasse nelle grotte. Comunque altre versioni lo consideravano come un essere pericoloso che si aggirava per le selve da cui usciva per rapire le fanciulle ed era dedito a riti sanguinari.]
Diamo un'occhiata all'apertura della grotta e poi proseguiamo. Poco dopo percorriamo un breve tratto aperto e poi torniamo nel bosco in lieve salita. Dopo una decina di minuti costeggiamo una delle numerose carbonaie presenti in loco e subito dopo costeggiamo rocce che rimangono a sinistra per tratto aperto e panoramico, a destra, sul Pizzo delle Saette. Proseguiamo nel bosco sempre in lieve salita e passiamo sotto una carbonaia che rimane a sinistra. Un minuto dopo siamo presso dei ruderi in posizione panoramico sul Pizzo delle Saette. Segue discesina e tratto di sentiero fiancheggiato da faggi.
A 03h 54' siamo a un evidente bivio: a sinistra si va in località Paduli (nelle cartine Paludetto). [Poi da Paduli la traccia continua fino alla Torbiera mentre lo sterrato riporta a Fociomboli.] Poi si scende più ripidamente per tornantini e dopo 10' siamo presso alcuni ruderi in località Gualdana di Sopra. Qua la traccia si restringe tra i ruderi per poi allargarsi nuovamente.
A 04h 20' c'è un altro evidente bivio e proseguiamo a destra in discesa. Subito dopo un'altra traccia va a sinistra e proseguiamo a destra e a 04h 24' ci innestiamo nel sentiero 129 (974m). A sinistra si arriva alla Chiesetta del Puntato e volendo si scende a recuperare la traccia per la Cava di Gufonaglia dalla quale si segue fino allo sterrato che percorreremo da Col di Favilla. Noi invece andiamo a destra in direzione di Col di Favilla.
Scendiamo e dopo 5' sulla sinistra scorgiamo una costruzione (zona Gualdana di Sotto). Più avanti siamo su un primo ponte (una traccia sulla sinistra porta a Gualdana di Sotto) al quale ne segue subito un secondo. Adesso riprendiamo a salire un po' e arriviamo a un terzo ponte di legno a 04h 42'. Questi tre ponti di legno, sistemati qualche anno fa, nel corso del recupero del sentiero, superano rami del Canale delle Fredde che scende dal Retrocorchia e andrà a sfociare nella Turrite Secca.
Ancora un po' di salita nella faggeta e a 04h 49', pressi dei ruderi (938m), incrociamo uno sterrato che sale a Col di Favilla mentre, a sinistra, scende alla Cava Pendia Tana e alla strada provinciale 13 (Arni-Castelnuovo). Mediante questo stradello torneremo alla strada e al punto di partenza. L'ampio stradello è percorribile anche da fuoristrada e si sviluppa, in discesa, nel bosco.
A 05h 06' vediamo sulla sinistra un grosso rudere presso il torrente che stiamo costeggiando, esso potrebbe essere un vecchio mulino. Ci fermiamo una decina di minuti lungo lo stradello e a 05h 27' riprendiamo il cammino. A 05h 38' siamo al bivio (751m) con la marmifera di Gufonaglia che sale verso sinistra. Subito dopo c'è un modesto guado, scendiamo ancora con il torrente a sinistra e a 05h 45' siamo al cancello (sempre aperto) della Cava Pendia Tana, la discesa è molto ripida per tornanti e ci porta alla cava preceduta da un altro guado e poi a un deposito per vecchi escavatori. Scendiamo e poi torniamo a salire presso alcuni capanni dove si lavora il legno. A 06h 05' siamo sulla strada provinciale che seguiamo verso destra. Superiamo una fontana che rimane a destra sull'altro lato della strada e a 06h 14' terminiamo l'escursione.