(MS-Massa) CANEVARA - AL SANTO (250 m) - BUTIA (378 m) - INN. STRADA (277 m) - AL SANTO (250 m) - CANEVARA
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

Canevara Parcheggio (95 m)

Località di arrivo:

Canevara Parcheggio (95 m)

Dislivello mt.:

300

Tempo totale:

3h 10'

Difficoltà

E

Punti di appoggio:

Canevara

Rifornimento acqua:

Canevara

Tratti ferrata:

No

Sequenza sentieri:

strada◆156(ex 41)◆Via Vandelli◆traccia Rocchetta◆traccia della Jungla◆strada(sentiero per Bargana)◆Via Vandelli◆156(ex 41)◆strada

Tipologia percorso:

Il percorso è su sentieri non Cai, però evidenti e di semplice percorrenza. Il tratto finale per Butia è su traccia segnata.

Immagini del percorso (57)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 06/04/2025

Questa escursione integra quella al sito della Ciampa del Diavolo.

Arrivati al cartello stradale di Canevara troviamo uno spiazzo parcheggio dove ci fermiamo; in alternativa si può parcheggiare lungo la strada. Nei pressi, sulla sinistra (riva sinistra del Frigido) si trovano vecchie strutture industriali ormai abbandonate (sono le segherie sovrapposte, le strutture superiori, elettriche, furono costruite su quelle sottostanti che utilizzavano la forza delle acque). Seguiamo la strada (Via Bassa Tambura) in lieve salita, essa è costeggiata da abitazioni da ambo i lati.
A 5' siamo al ponte sul Frigido (101m). Qua, transita il sentiero 156 (Massa-Le Gobbie) che da parte opposta in 10' porta al caratteristico Ponte della Tavella. Sempre dal lato opposto della strada, ci sono le indicazioni per la sede del Cai Massa situata nell'edificio delle ex-scuole elementari dove si trova anche la locale Stazione del Soccorso Alpino.

[Canevara deriva il nome dal latino canabaria, terra coltivata a canapa, poiché nel XV secolo qua ne era molto diffusa la coltivazione. Oggi rimane a testimonianza la panoramica Casa delle Rondini, situata sopra il paese, dove si stoccava la canapa stessa. Il paese si è sviluppato lentamente nel tempo. Gli abitanti erano dediti all'agricoltura e ad attività silvo-pastorali. In seguito, fu aperta una fabbrica di cappelli e segherie per la lavorazione del marmo nel XIX secolo. Inoltre, molti abitanti erano cavatori. La chiesa è intitolata a Sant'Antonio e risale al XVII secolo e si trova nella parte più antica del borgo.]

Attraversiamo il ponte e, sulla destra, in basso, vediamo un edificio bianco che è l'ex mulino Guerra del XVIII secolo. Oggi è proprietà della Provincia ed è una struttura museale, ma non è escluso un suo riutilizzo come mulino. In alto, sulla destra, si erge, isolata, la Casa delle Rondini. Questo edificio, di color bianco, serviva per l'essicazione della canapa. I numerosi fori permettevano ai rondoni di nidificare e gli abitanti poi, in periodo di crisi, raccoglievano le uova. In realtà i proprietari dell'edificio mangiavano i rondoni stessi la cui carne era considerata molto prelibata. Oggi i nidi sono lasciati in pace, ma gli uccelli non possono nidificare perché lo sportellino, che li lasciava entrare nella parte buia del nido, è chiuso. Comunque, qualche altra casa nel borgo ha fori per la nidificazione di questi uccelli. Su una casa, sulla destra, c’è una bella icona della Madonna del Carmelo del 1639.
Adesso saliamo nel borgo seguendo una ripida scalinata e subito siamo davanti alla chiesa di Sant'Antonio. Saliamo ancora verso destra e a 10' siamo in una piazzetta con fontana cilindrica, qua dobbiamo andare verso sinistra. Subito dopo, alla curva della strada, presso un arco ci sono le indicazioni dei sentieri. Sotto l’arco transita il 156 diretto a Castagnetola e poi a Massa (Borgo del Ponte). Questo tratto, insieme a quello che percorreremo, fino ad arrivare al Santo fa parte dell’attuale percorso turistico della Via Vandelli. Invece in salita le indicazioni indicato Al Santo e Lavacchio.
Saliamo ancora e, a 13', siamo all'ultima casa del borgo dove proseguiamo sulla destra, ancora per tratto scalinato. Invece, a sinistra, inizia una traccia per Lavacchio. Adesso il sentiero è una stretta mulattiera, un po' degradata, tra recinzioni e vecchi orti in ambiente umido e ombroso. Proseguiamo in salita e, a 17', a un bivio, prendiamo a sinistra in salita. Intanto aumentano gli alberi, poi seguono tornantini.
A 22', subito dopo una struttura per la captazione delle acque, siamo presso una vecchia casa nella cui aia sono cresciute due grosse conifere. Subito dopo c'è un vecchio cartello del Sentiero Canevara-Al Santo-Rocchetta che seguiremo fino a Butia. Il sentiero non è segnato anche se è molto evidente, alcuni tratti sono piuttosto umidi per la presenza di acqua. Saliamo con tratti coperti da vegetazione, anche rovi, ma comunque percorribili. Poi siamo nel castagneto ormai abbandonato e, a 31', percorriamo un tratto in salita nel quale il convolvolo dai bei fiori blu, nella giusta stagione ricopre ogni albero in zona. Oggi prosperano ranuncoli, aglio selvatico e monete di papa (Lunaria annua). Saliamo qualche ripido tornantino, passiamo per un tratto in cui le piante hanno creato una noiosa galleria e, a 38', siamo sulla strada asfaltata (254m) in località Al Santo. Questo è un gruppo di case, in posizione soleggiata e panoramica sulla zona, dagli Uncini alla Focoraccia e al Carchio, poi su Antona, Altagnana e Pariana, borghi collinari del Comune di Massa. La stretta strada che arriva qua si stacca da quella che unisce Via Bassa Tambura con Caglieglia e Casette. Essa prosegue, poi, verso altre case poste più avanti. Da esse la strada diventerà sterrato che poi si restringerà in sentiero per Bargana e Lavacchio, altri borghi collinari di Massa (ricordiamo che lungo essa si trova la Ciampa del Diavolo con interessanti iscrizioni e altri massi incisi si trovano più avanti, rimandiamo alla relativa escursione).
Saliamo per la strada verso sinistra. Dopo circa 150 m, a 46', siamo a un bivio, la strada prosegue davanti a noi, mentre a sinistra uno stradello porta a una proprietà. Qua, sulla destra, un vecchio cartello (267m) indica la direzione per Butia e la Rocchetta. La seguiamo salendo decisamente verso destra. Stiamo costeggiando una proprietà ben sistemata e terrazzata con una piccola casetta. Invece il sentiero è degradato per la presenza di rifiuti, seguono dei tornantini e, a 52’, troviamo una casetta isolata sulla destra, poi la salita si fa ripida; passiamo per un bosco di stipa e dopo 5' siamo in una zona di terrazzamenti a ulivi con una teleferica. Una traccia sale a destra per i terrazzamenti, ma non la seguiamo. Andiamo invece avanti per tratto che costeggia il terrazzamento. Questo non è un sentiero, ma è percorribile, anche se invaso da vegetazione, e dopo pochissimo ci spostiamo pochi metri sulla destra a recuperare una traccia evidente. Essa proviene dalla strada e passa per la cosiddetta Iungla. La lasciamo subito per salire, 01h 04', per un evidente passaggio tra i terrazzamenti fino alla parte alta degli stessi.
Lasciamo sulla sinistra in alto un rudere e prendiamo verso destra a recuperare l'evidente traccia. Alcuni dei terrazzamenti sono coltivati non solo a ulivi, peraltro molti di essi sono malati, ma anche a ortaggi e patate. Le parti abbandonate versano in cattivo stato con molti castagni ormai morti.
A 01h 13' c’è un rudere a destra, presso il quale una grossa pietra scavata sembra una delle macine che vedremo tra poco a Butia. In realtà ci dice un signore che sono stati i ragazzi, tanti anni fa, a scavarla allenandosi al duro lavoro dei cavatori e sbozzatori. Proseguiamo e, dopo 2', c'è un cancello che attraversiamo e richiudiamo (sulla sinistra c’è una nicchia scavata nella roccia, destinata a contenere un’immagine sacra. Ancora un paio di minuti pianeggiando e, a 01h 17', arriviamo a un rudere (353m) sulla sinistra, con muretto di contenimento, presso cui c'è un cartello del sentiero. Qua prosegue il sentiero che porta alla strada per le cave della Rocchetta. Adesso saliremo ai ruderi di Butia.

[Il termine Butia (anche Buti, Buita, Buta) deriva dal latino bucetum-bucita: luogo di pascolo. Il borgo è citato in un lodo arbitrale del XII per questioni di pascolo. Era un luogo fortificato con chiesa intitolata a San Martino, documentata dal IX secolo. Comunque, le incisioni antropomorfe trovate nelle vicinanze documentano la presenza dell'uomo in epoca preistorica. Il sito, comunque, era già in decadenza nel XIV secolo. Esistono solo flebili tracce della chiesa e delle abitazioni del villaggio. Sono state trovate invece due macine e alcuni residui della lavorazione del ferro effettuato in loco. Rimandiamo a un articolo citato nelle note per altre informazioni. Ricordiamo che le costruzioni in zona hanno usato materiale della vecchia Butia.]

Dal rudere saliamo per tratto scalinato e poi seguiamo degli evidenti segni rossi che indicano non solo la direzione per Butia, ma anche una traccia che porta alla Rocchetta, inserendosi, più avanti in quella che passa dal rudere. Saliamo per circa 30 metri nel bosco, dove ci sono molte fioriture di Anemone trifogliato con i suoi bei fiori bianchi, e ci troviamo, in pochi minuti, sul pianoro sommitale di Butia. Sulla destra si trovano le fondamenta della torre campanile (un signore del luogo ci ha detto che fino a una cinquantina di anni fa c’erano ancora parte delle mura della torre stessa) (373m). A fianco le fondamenta della piccola cappella intitolata a San Martino (larga appena 4 m). Il tutto è invaso da vegetazione e non è, naturalmente, ben leggibile. Le due costruzioni erano addossate a un muro (lato nord della struttura) a fianco di un vallo difensivo. Ci aggiriamo nel sito a guardare, ma la vegetazione è molta e le possibilità di vedere i resti di Butia sono veramente scarse. Comunque, a poca distanza dalla torre si trova un archetto di monofora in marmo, proveniente dalla chiesa. Nella selva di stipa arborea troviamo poi una pregevole macina, ma non è una delle due menzionate nell’articolo citato in nota.
Dopo l’esplorazione del sito, a 01h 47’, torniamo indietro seguendo il percorso fatto all’andata. In 10’ siamo di nuovo nella parte bassa dei terrazzamenti. Qua andiamo a destra per una bella traccia nel bosco di castagni. La zona (Iungla) è privata e il proprietario ci avverte che tra breve chiuderà l’accesso dalla strada perché lascia libere le sue capre e le sue pecore. Scendiamo a tornantini nel castagneto, in via di recupero.
A 02h 07’ siamo presso una casetta che rimane in alto sulla destra. La traccia diventa ampia e in 5’ siamo sulla strada asfaltata (277m) che viene dal Santo ed è diretta a un gruppo di case sulla destra. Noi andiamo verso sinistra. A 02h 15’ siamo al Santo e scendiamo verso Canevara. A 03h10’concludiamo l’escursione.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Da Massa si segue via Bassa Tambura in direzione Forno, a 4 Km si incontra Canevara. Subito prima del cartello stradale c'è uno spiazzo parcheggio. Altrimenti si parcheggia lungo la strada.
Note
Il percorso è semplice, ma con qualche tratto abbastanza ripido. Di interesse il borgo di Canevara con la Casa delle Rondini e la piccola chiesa. Poi la zona di Butia anche se siamo riusciti a vedere solo parte delle rovine esistenti in loco, ormai invase da rovi e altra vegetazione. Per informazioni su Butia rimandiamo all'articolo: Antonella Manfredi, Murature medievali nel territorio massese il caso di Buita, in Le Apuane anno XXIV, n°47 pp11-47; Massa; 2004.
Consigliamo prudenza nell’esplorazione del sito in cui ci sono salti rocciosi e moltissima vegetazione. Ci si può limitare all’acrocoro sommitale. Volendo si può allungare l’escursione al Sito della Ciampa del Diavolo oppure percorrere il sentiero per la Rocchetta.