DATA ESCURSIONE: 31/08/2025
Dopo aver superato il cartello stradale de La Culla proseguiamo ancora qualche centinaio di metri fino a uno slargo-parcheggio, dove arrivano anche le corriere, e qua ci fermiamo. C’è anche una fontana proprio sopra il minuscolo cimitero, che si intravede, più in basso, tra le fronde. Presso la fontana ci sono le indicazioni del ristorante Da Luciano seguendo una stradina che scende alla locale chiesa. Questa stradina recupera il sentiero 107 che si innesta, più in basso, nel sentiero 114 (Valdicastello-Sant'Anna-Farnocchia-Le Mulina 8,2 km). Dal parcheggio si vede la cupola del campanile della chiesa del borgo, intitolata a Sant'Antonio da Padova e ai Santi Angeli Custodi. La zona del parcheggio è molto panoramica sulla piana di Camaiore, sul lago di Massaciuccoli e sulla costa.
La Culla è un piccolo borgo, alle pendici del Monte Gabberi, diviso tra i comuni di Camaiore e Stazzema e tra le diocesi di Lucca e di Pisa. La chiesa risale al XVII secolo. In quel periodo il paese era diviso tra Lucca e Firenze.
Per iniziare la nostra escursione dobbiamo tornare indietro di una cinquantina di metri. Sulla destra, presso alcune case, si trovano i segni del tratto di sentiero 107, in direzione Molino di Sant'Anna. Noi dobbiamo salire a sinistra (464m) per uno stradello cementato, che porta alle abitazioni alte della Culla. Per lo stradello passa il sentiero 107 (Valdicastello-Mulino di Sant’Anna-La Culla-Monte Gabberi-Foce di San Rocchino 6,9 km) in direzione Gabberi. Lo percorreremo nella parte iniziale e qua iniziamo a prendere i tempi. All’inizio ci sono indicazioni, alquanto stinte, del sentiero 107. Inoltre, ci sono indicazioni bianco-gialle, anch'esse molto stinte, della Traversata delle Frazioni Camaioresi (TFC).
Lo stradello sale subito molto ripido e proprio dove diventa sterrato, e si addolcisce, il sentiero 107 va verso sinistra. Invece i segni bianco-gialli continuano sullo stradello per le altre case della Culla. Poi esso poi diventa sentiero per Greppolungo. Saliamo alcuni scalini e poi continuiamo tra un paio di costruzioni e, andando a sinistra, siamo subito nel bosco. Questo è una lecceta molto fitta e ricordiamo che questi alberi erano usati dai locali per produrre il carbone vegetale. Il sentiero sale a tratti anche piuttosto ripido. A 4' siamo a un primo bivio, con segni stinti. A destra una deviazione porta all'Orrido e a Greppolungo. Subito dopo, a sinistra, ci sono i ruderi di un appostamento per la caccia.
L'Orrido è un canale sassoso e, a tratti molto ripido, che darà poi origine al Rio della Cisterna, tributario del Torrente Lombricese. Le deviazioni per Greppolungo sono tre e tutte vanno poi a confluire nello stesso sentiero. Questi tre sentieri passano per tre distinti gruppi di case abbandonate: le Case di Sopra (750 m), le Case di Mezzo (680 m) e le Case di Sotto (630 m). Queste case sono conosciute anche come Case di Soppenna (da sub penna, cioè sotto il monte (Gabberi).
Il nostro sentiero è ben segnato, ma occorre attenzione per la presenza di diverse tracce che si dipartono da esso. A 9' saliamo a destra e poco dopo, a 16', inizia, sulla destra, un muro a secco a delimitare antiche proprietà. In zona prospera il pungitopo. Troviamo qua e là nel bosco degli spiazzi sostenuti da pietre usati per le carbonaie. A 23' andiamo a destra per tratto delimitato, a destra, da grosse pietre e subito dopo siamo presso un gruppo di case abbandonate e pericolanti: sono le Case ai Lecci (602 m). Esse rimangono a destra del sentiero e sconsigliamo di visitarle per il rischio crolli. Questo è un antico borgo contadino, ormai in malora, in cui si riconoscono ancora pozzi di raccolta dell’acqua piovana, vasche scavate nella pietra e bei portali in pietra.
Dopo l'ultima casa il sentiero sale a sinistra. Poco dopo (27’) costeggiamo ancora un muro sulla destra che lasciamo a 31', spostandoci verso destra. Adesso la salita si fa più dolce con tratti di falsopiano e altri di salita non ripida. Continuiamo a salire e a 37' il bosco si fa più rado e vediamo di fronte il Gabberi e, lontano sulla destra, il monte Prana con la sua alta croce sommitale. Continuiamo nel bosco e a 45' siamo alla seconda deviazione (701m) per l'Orrido e Greppolungo. È presente un cartello dell'itinerario C 3 (Greppolungo-La Culla-Roccia dei Pennati-Greppolungo). In una decina di minuti si arriva alle case di Mezzo. Subito dopo, sulla sinistra, c’è una sedia di ferro che invita al riposo e poi la traccia (707m) che scende in zona miniere. La deviazione è evidente, ma non ci sono indicazioni. La traccia è riportata nella carta 4Land. Adesso scenderemo fino ad alcuni vecchi edifici delle Miniere di Monte Arsiccio.
Le miniere sono situate tra il Monte Arsiccio e il Gabberi. Da esse si ricavavano barite, pirite e ossidi di ferro e manganese, probabilmente sin dall'antichità. Poi i minerali di bario furono usati nell'industria nucleare italiana. Con la fine di quest'ultima, le miniere furono chiuse alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. Tra i minerali ci sono molti composti di metalli nocivi, tra cui il tallio che hanno provocato molti problemi ai locali acquedotti, oltre all'inquinamento dei corsi d'acqua vicini.
Scendiamo per la traccia, piuttosto ripida e, a tratti, con alberi caduti che ostacolano la progressione. A 54’ alcuni fili metallici sono sul sentiero e la traccia li segue. Dopo 4’ sulla sinistra vediamo una costruzione, tronco conica, che somiglia a un nuraghe, formata da blocchetti di pietra. In realtà è un pozzo per l’acqua ben conservato, con una porta di legno ormai distrutta. A 01h 03’ siamo a una vecchia teleferica cui arrivano i fili, con una puleggia ben conservata, tutto però è a terra inservibile. Proseguiamo qualche metro e poi scendiamo a sinistra recuperano a 01h 10’ una evidente e ampia traccia nel bosco.
A 01h 14’ arriviamo presso delle costruzioni (646m) di servizio delle miniere, ormai malandate. Tra esse c’è anche una costruzione che contiene un altro pozzo, con due aperture. Nei pressi c’è poi una vasca in pietra per la raccolta delle acque. Dopo aver visto i ruderi scendiamo per evidente tratto scalinato tra muretti di contenimento e vegetazione. La traccia scalinata e infrascata prosegue verso sinistra, ma non la seguiamo. Andiamo invece a destra scendendo qualche metro. e troviamo subito la traccia evidente che dobbiamo seguire. Dopo 5’ la stessa passa in una pineta, sempre in discesa. La progressione è molto agevole.
A 01h 38’ dobbiamo andare verso sinistra per discesa ripida ed evidente, con cartelli di pericolo per rischio caduta. Infatti, ci sono cigli di scavo ricoperti e nascosti dalla vegetazione. Poi la traccia costeggia una recinzione verde in plastica presumibilmente della zona delle miniere. Poco dopo siamo a una struttura dell’acquedotto. A 01h 43’ c’è un rudere a sinistra, immerso nella vegetazione e un vecchio palo dell’elettricità. Subito dopo ci innestiamo in un ampio stradello (558m). Lo seguiamo in discesa verso sinistra, esso prosegue in salita verso destra un po’ infrascato (dalla cartina vediamo che poco più avanti ci sono altri edifici: zona delle Basse di Monte Arsiccio). Pochi metri e c’è uno spiazzo con un altro stradello che sale verso destra e qualche rifiuto ingombrante che i soliti cialtroni hanno lasciato. Scendiamo per l’ampia traccia e a 01h 53’ siamo sulla strada asfaltata (wp666; 542m) che dalla Culla porta a Sant’Anna. Di fronte sale un’altra traccia con cancello bianco diretta a una proprietà.
Andiamo a sinistra in discesa. Subito sulla destra c’è una traccia con staccionata (indicazione Oasi). Invece a sinistra c’è una marginetta con icona in marmo di San Antonio da Padova e lapide. La costruzione fu ristrutturata nel 1995. Sull’altro lato della strada si trova une delle tante panchine presenti lungo il percorso. Poco dopo c’è, a destra, uno spiazzo parcheggio panoramico in particolare sul Monte Lieto e la Foce di Sant’Anna alle sue pendici. Qua si trova un’altra marginetta con icona della Vergine del Buon Consiglio (1900).
Proseguiamo e a 02h 08’ sulla destra c’è un crocifisso in legno (1997) voluto dagli abitanti della Culla in ricordo dei 560 Martiri di Sant’Anna e di Don Giuseppe Evangelisti, il primo religioso che portò conforto ai sopravvissuti all’eccidio e fece seppellire le vittime. Proseguiamo e a 02h 15’ terminiamo l’escursione.