DATA ESCURSIONE: 26/12/2025
Iniziamo l’escursione dalla piazzetta Fratelli Ceragioli (393m), dove finisce la strada per Metato. Il parcheggio è abbastanza capiente, in alternativa è possibile parcheggiare lungo la strada appena percorsa.
Il toponimo Metato significa essiccatoio per le castagne. Metato è un piccolo borgo del comune di Camaiore. Esso è formato da poche case in pietra e da una piccola chiesa intitolata a Santa Maria Assunta con un bel campanile del 1753, la chiesa è del XVIII secolo, ma fu costruita su una chiesa preesistente del secolo precedente. Esso è in posizione panoramica sulla piana di Camaiore e sulla costa.
Prendiamo subito nella parte alta del parcheggio dove troviamo un tabellone, piuttosto malconcio, che dà informazioni sulla Traversata delle Frazioni Camaioresi (TFC).
L’associazione Amici della Montagna di Camaiore ha ideato, nel 2005, questo itinerario di circa 30 km che in 11 brevi tappe unisce diverse frazioni del comune di Camaiore, le difficoltà sono a livello escursionistico e l’intero tracciato può essere percorso in circa 15 ore, anche se è preferibile frazionarlo. I segnavia sono bianco-gialli. Il percorso è immerso nel verde e permette di godere di bei panorami sulla costa ligure e tirrenica e delle bellezze dei piccoli paesi attraversati.
Saliamo un centinaio di metri e troviamo un’indicazione del sentiero 104 (Metato-Monte Prana), verso destra. Esso sale nel borgo, costeggia la chiesa e, dopo cento metri da essa, devia in alto a sinistra in prossimità di una croce votiva, con lapide del 1865 che concede indulgenza al viandante che fa atto di contrizione, e poi prosegue per immettersi nella strada. Al ritorno percorreremo questo breve tratto. Noi saliamo ancora per lo stradello di cemento in rapida salita. A 6’ arriviamo a un trivio dove arriva il 104 e proseguiamo in salita per la strada che adesso coincide con il sentiero. Poi la strada si restringe, rimanendo sempre carrozzabile e costeggiamo una zona dove vivono delle capre, dopo una deviazione per alcune case che tralasciamo. A sinistra vediamo il Gabberi e di fronte il Prana. Poi entriamo in un castagneto non molto fitto e molto pulito.
A 13’ lasciamo la strada e seguiamo (477m) il sentiero TFC (segno rosso e modesta indicazione per Casoli). Il tratto di 104 finora percorso era anch’esso TFC. Il sentiero scende un po’, subito ci sono ruderi sulla sinistra. A 16’ attraversiamo un modesto canale e prendiamo a salire. Poi entriamo nel bosco di lecci, al successivo bivio andiamo a sinistra. A 26’ siamo presso un ripiano dove ci sono vecchi blocchi di breccia presso una vecchia cava.
Questo marmo era usato per rivestimenti e decorazioni ed è impropriamente conosciuto come breccia di Seravezza. Le cave in zona sono, comunque, tutte abbandonate. Subito ci sono ruderi di edifici, probabilmente a servizio di queste cave e di quelle più in alto.
A 29’ siamo a un bivio proprio sotto il Monte Penna (461m), conosciuto come Foce del Monte Penna (497 m), con pannello informativo. Il modesto monte Penna è un pinnacolo roccioso, la cui salita richiede passaggi di primo grado con esposizione. Alle sue pendici si trovano i ruderi di un villaggio fortificato, con resti di abitazioni, muro di cinta e una macina per grano.
Seguiamo la traccia a sinistra per una ventina di metri e poi andiamo a destra alle pendici del Penna a vedere le grotte del Penna. Queste sono due piccole grotte a poca distanza tra loro, scavate nella roccia carbonatica del monte. Sono state studiate nel 1914 e 1920. La grotta di destra ha imboccatura di 13 metri e simile profondità. In essa furono trovati frammenti di ceramica, frammenti calcarei lavorati e una scheggia litica. Risalgono all’eneolitico.
Torniamo indietro e a 38’ siamo di nuovo al bivio. Adesso saliamo per l’ampia mulattiera e vediamo Casoli sulla sinistra. Dopo un paio di minuti siamo a un bivio, il TFC prosegue verso sinistra. Noi andiamo a destra in salita. C’è un cartello che indica la Grotta del Tambugione e la cava dello Schizzolino. Saliamo su facile roccia, con qualche tratto anche ripido e cominciamo a vedere piccoli blocchi allungati di breccia abbandonati da anni. Un tratto pianeggiante ci porta alla zona delle cave dello Schizzolino, attive già nel XVII secolo, poi chiuse e riaperte nell’Ottocento. La zona è panoramica. Saliamo poi su facili rocce e a 57’ saliamo a fianco di una parete rocciosa. A 01h 02’ siamo all’imbocco della Grotta del Tambugione (544m).
L’ingresso della grotta è molto ampio e la stessa si estende nel monte per diversi metri. Fu studiata nel 1914 e furono trovati frammenti fittili, strumenti litici (punte di freccia e un raschiatoio) e oggetti di ornamento. Inoltre, furono trovate ossa animali e umane (di sei persone). Il tutto risale all’eneolitico.
Dopo la visita alla grotta proseguiamo mentre la vegetazione aumenta. Ci aspetta adesso la parte meno semplice dell’escursione che giustifica la classificazione EE. Infatti, dobbiamo risalire al meglio un costone boschivo piuttosto umido e acclive. Il primissimo tratto è tra arbusti di pungitopo. Poi saliamo con prudenza aiutandoci anche con le mani e con la vegetazione. È faticoso, ma siamo in sicurezza. A 01h 22’ fiancheggiamo delle rocce spostandoci poi verso sinistra. Finalmente a 01h 35’ siamo su una traccia tranquilla (595m) che seguiamo verso destra. Dalle vecchie cartine questa traccia verso sinistra va a inserisci su quella che dal monte Penna va verso il cimitero di Casoli, passando presso dei ruderi. Adesso scendiamo per l’evidente traccia, tra giovani alberi.
A 01h 41’ c’è un ometto che indica che dobbiamo salire verso sinistra (603m). La traccia prosegue in discesa verso la Casa di Bruno e il 104. Adesso saliremo il versante sud-ovest del Monte Ciurlaglia fino alla vetta, senza un itinerario prestabilito o segnato. Inizialmente ci spostiamo verso sinistra per una flebile traccia su facile roccia per tratto aperto, oppure tra arbusti e qualche leccio. Molte sono le piante di elicriso, di santoreggia e di ruta. Alcuni tratti li saliamo al meglio, mantenendo comunque la direzione verso sinistra. Il panorama si apre sempre più sulla costa, sulla piana di Camaiore, su Gabberi e Prana.
A 02h 13’ tendiamo un po’ verso destra per tratto tranquillo, seguendo nuovamente una traccia. Volendo si può andare ancora a sinistra a recuperare il panoramico crinale. Noi invece lo recuperiamo a 02h 24’. A 02h 51’ siamo in vetta (854m).
Il monte Ciurlaglia è considerato il prolungamento della cresta NO del Prana. È di altezza modesta, ma è estremamente panoramico. La vetta è indicata da un grande ometto ed è molto panoramica su Prana, Piglione, Matanna, Gabberi e dietro Altissimo e Sella e poi sulla costa e la piana di Camaiore. Sostiamo qualche minuto, poi andiamo verso sinistra diretti alla vetta nord seguendo una flebile traccia. A 03h 07’ siamo su questa seconda vetta (842 m), ancora più panoramica verso le Apuane settentrionali, inoltre si vede bene la Grotta all’Onda alle pendici del Matanna (sulla sinistra, un po’ più in basso, c’è quello che sembra un menhir naturale).
Torniamo indietro e a 03h 25’ siamo nuovamente alla vetta principale. Scendiamo verso sud-est per traccia che poi pianeggia e poi passiamo in discesa tra alberelli e arbusti e a 03h 32’ siamo sul sentiero 104 (846m). qua un ometto e una freccia rossa indicano l’evidente traccia per il Ciurlaglia. Ci fermiamo per una sosta e a 04h riprendiamo il cammino in discesa sul sentiero 104 che è uno stradello asfaltato. In pochi minuti siamo sullo stradello principale dove sono le indicazioni (nella direzione da cui proveniamo Prana e Campallorzo e in salita verso sinistra Alpe di Cima e la Resta).
Chi volesse facilmente salire al Ciurlaglia senza fare l’itinerario da noi descritto, può salire con il 104 da Metato e dopo il cartello citato sopra andare a sinistra fino alla prima curva da cui in pochi minuti, sulla destra, arriva alla panoramica vetta.
La discesa per lo stradello asfaltato è veramente molto ripida (attenzione con il fondo scivoloso o ghiacciato). A 04h 12’ siamo presso la deviazione di una casa a sinistra. Ora seguono tratti meno ripidi e cominciamo a vedere il crinale del Ciurlaglia. A 04h 18’ sulla destra c’è la deviazione per la Valle di Polo e la Casa di Bruno (questa traccia recupera quella da noi percorsa in precedenza). Poco dopo una breve deviazione verso destra permette di evitare un tratto di asfalto per zona di casolari. A 04h 32’ c’è un rudere e dopo 5’ siamo all’abitato di Casette (622m). Questo è un gruppo di case ristrutturate, alcune abitate e altre usate per le vacanze. La visuale è aperta sul mare, su Camaiore e su Massaciuccoli.
Scendiamo e a 04h 41’ c’è un’altra deviazione verso destra (in direzione Bora). Proseguiamo ripassando dalla zona delle capre e poi a 04h 48’ sulla sinistra ci sono altre case cui si accede con una breve traccia. Poco dopo invece di seguire la strada deviamo a sinistra seguendo una traccia segnata di verde. La traccia è inizialmente piuttosto ampia e c’è una casa a sinistra, più in basso. Poi il sentiero, più stretto, scende, molto evidente su rocce carbonatiche.
A 05h 05’ siamo presso una bella casa che costeggiamo andando verso destra. A 05h 12’ siamo di nuovo sul sentiero/strada e dopo pochi metri chiudiamo l’anello tornando all’inizio del sentiero a destra per la Foce di Penna.
Scendiamo per la strada e a 05h 22’ seguiamo il sentiero che passa dal borgo. Arriviamo a una stradina che seguiamo verso destra, costeggiamo i lavatoi e poi la chiesa con il campanile. Un ultimo tratto di discesa e a 05h 33’ terminiamo l’escursione tornando al parcheggio.