DATA ESCURSIONE: 01/01/2026
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un approfondimento su Padule di Fociomboli.
Questa è una variante di altre escursioni in zona, essa percorre il sentiero del Solco del Puntato.
Iniziamo l’escursione dal parcheggio proprio sotto la Big Bench (1145m). Il passo di Croce è un ripiano erboso tra i Torrioni del Corchia e il Passo dei Fordazzani. È molto panoramico sulle Apuane settentrionali e centrali, sulla costa e sulle isole. C’è una marginetta e le indicazioni dei sentieri. Più avanti c’è il monumento agli ideatori della strada per Fociomboli (i frati Gustavo Cocci e Cesare Coppedè).
Da qualche anno per parcheggiare lungo la strada è necessario pagare un pedaggio, ma, al momento, la macchinetta è rotta, causa vandalismo. Noi seguiremo la strada per Fociomboli, oggi parte del lungo sentiero 141 (Foce di Mosceta-Passo Sella). È lunga 1600 metri ed è estremamente panoramica, in parte asfaltata e in parte sterrata e le auto possono percorrerla fino all’innesto del sentiero 129.
Subito c’è un bivio, infatti, a destra, sale la marmifera per la Cava dei Tavolini con una sbarra che impedisce il transito alle auto. C'è anche una traccia di sentiero (con segni rossi) che sale a destra della sbarra e va a recuperare la marmifera più in alto. Su di essa, subito, si trova la panoramica Big Bench di Terrinca che consigliamo di andare a vedere. Noi seguiamo la strada verso sinistra, come già detto molto panoramica (non oggi dato il tempo inclemente). Sulla destra ci sono le pareti del Corchia (versante ovest), frequentate dagli arrampicatori, che costeggeremo fino a Fociomboli. A 7', sulla sinistra, in posizione panoramica si trova la marginetta della famiglia Cocci, risalente al 1724. Più avanti si vedono bene i Torrioni del Passo di Croce.
A 17' la marmifera diventa uno sterrato tra gli alberi, a fianco della strada, che in estate fanno ombra. Lungo il percorso, nella giusta stagione, ci sono belle fioriture: viole, valeriana e arabetta che forma estese macchie colorate di bianco. Inoltre, ci sono diverse piante di cavolo selvatico (Brassica oleracea). Saliamo e a 27', presso una curva, incrociamo il sentiero 129 (Ponte dei Merletti-Col di Favilla) proveniente, da sinistra, poco sotto c’è una marginetta. Segue un tratto più ripido per sfasciumi, interdetto al transito delle auto, lungo il quale prospera, nella giusta stagione, la Gentianopsis ciliata con i suoi bei fiori blu-violetto. Poco dopo, a 35', arriviamo a Fociomboli (1285m).
Questo è un valico tra la quota 1461 del Corchia (3 pilastri separati da due canalini rocciosi) e il Freddone, in testata del Canale delle Fredde. Qua scende il sentiero 129 per il Puntato e Col di Favilla che passa dal Padule di Fociomboli. Invece il sentiero 141 prosegue verso a destra seguendo per un po' la marmifera del Retrocorchia e poi entra nel bosco diretto a Mosceta. Proprio sulla sinistra della palina dei sentieri di Fociomboli una evidente traccia sale al crinale che porta alla vetta del Monte Paglino (vedi relativa escursione). Adesso seguiremo il 129 in discesa per una ventina di minuti, mentre un tratto più lungo lo percorreremo al ritorno.
Scendiamo per lo stradello, carrozzabile con fuoristrada, e siamo subito presso una marginetta sulla sinistra da cui inizia la traccia per salire al Monte Freddone. Dopo pochi metri il sentiero va a destra (indicazioni) lasciando lo stradello. Scendiamo nel bosco e, a 44’, alla curva tra il terzo e il quarto tornante siamo all’inizio della traccia per la Bocca del Predano, che va a destra, passando dalla Buca dell’Aihcroc. Noi proseguiamo in discesa e a 53’ siamo ai ruderi di una costruzione divisa in due parti (1185 m), una delle quali era forse una marginetta. Il sentiero 141 scende verso destra e in pochi minuti arriva al Padule di Fociomboli e poi prosegue per la chiesetta del Puntato.
Noi proseguiamo per lo stradello verso destra. All’inizio scende ampio nella faggeta. Poi a 01h prende a salire con, a sinistra, una delimitazione di grossi pali di legno che dura per qualche decina di metri. In questo tratto il sentiero è panoramico sul sottostante Padule, raggiungibile al meglio. Dopo una decina di minuti il sentiero scende e a 01h 15’, sulla sinistra, si trova un piccolo ripiano, forse una vecchia carbonaia. Dopo pochi metri sulla sinistra c’è una traccia (1151 m) con un modesto ometto. La traccia è facilmente individuabile perché è poco dopo il ripiano e poco prima (una ventina di metri) di quello che rimane di una sbarra (ci sono solo i sostegni), che impediva il passaggio delle auto, con una vecchia teleferica. Questa traccia è diretta al Padule e con una deviazione al Solco del Puntato.
Scendiamo nel bosco e dopo pochi minuti siamo alla deviazione, sulla destra, per il Solco (1135m). Essa è indicata con delle fettucce bianco-rosse. La traccia è evidente, nonostante le molte foglie cadute sul sentiero, all’inizio qualche saliscendi, poi solo discesa. A 01h 27’ ci sono alcuni fili di teleferica (fare attenzione). Più avanti c’è un breve tratto di discesa su roccia da percorrere con un po’ di attenzione, quando il fondo è scivoloso. Poi scendiamo per un costone alberato. A 01h 38’ siamo presso dei poteaux di una vecchia teleferica e vediamo le case sparse della zona del Solco. Adesso scendiamo per qualche tornantino e a 01h 45’ il sentiero costeggia una fila di faggi che rimangono a sinistra. Dopo 5’ arriviamo presso alcuni ruderi e vicino a essi una grossa costruzione abitata almeno saltuariamente, panoramica sul Poggio (questo è il nome della quota 1408 prossima alla Bocca del Predano e sui prati del Puntato). La giornata è pessima e non permette di vedere l’Appennino e il Pizzo delle Saette.
Il Puntato è una conca prativa posta tra 1000 e 1100 metri di quota panoramica su Corchia, Freddone e Pizzo delle Saette. Essa era un alpeggio dei pastori della comunità di Terrinca ed esistono in zona vecchi casolari e molti ruderi. Alcuni casolari sono adibiti all’accoglienza di escursionisti e gitanti con posti letto e cucina, altri sono saltuariamente abitati dai proprietari. Esistono diverse marginette e una chiesetta intitolata alla Santissima Trinità (XVII secolo).
La zona in cui siamo adesso è appunto detta il Solco del Puntato e da qua con tracce è possibile scendere al sentiero 129 che porta alla chiesa oppure salire al 128 per Mosceta. Inoltre, poi una traccia porta direttamente alla chiesetta (vedi relativa escursione). Noi proseguiamo sulla evidente traccia verso un’altra costruzione poco distante. Arriviamo in cinque minuti, a destra c’è la casa in parte sistemata, in parte rudere e a sinistra una teleferica e dei pannelli solari. Poi la traccia sale verso destra.
A 02h 06’ siamo su uno stradello dopo un modesto guado. Il rio scende costeggiando lo stradello verso sinistra. Questo stradello porta verso la chiesetta del Puntato e, con deviazione, al 128. Poco distante si trova una casetta con dependance. Noi saliamo a destra e in pochi minuti siamo a un ampio ripiano con una casa, una fontana e panche per la sosta (casa Raspagiana). Seguiamo lo stradello in salita e a 02h 12’ in esso si innesta da sinistra (1101m) una traccia che proviene dal sentiero 128 (Tre Fiumi-Rifugio Del Freo). In essa poco più in alto, si innesta una flebile traccia proveniente dalla Buca dell’Aihcroc (vedi relativa escursione). Questa zona, sulle cartine, è detta Paduletto.
Saliamo per tratto ripido, in una bella faggeta, e in meno di 10’ arriviamo a un edificio. Esso è dell'Azienda Agricola Biologica "Alpe del Puntato" ed ospita turisti (è presente fonte). Sulla cartina IGM la costruzione è chiamata Casa Costa delle Mura. Nella giusta stagione ci sono molti alberi di Sorbus aucuparia (sorbo degli uccellatori) con le sue infruttescenze rosse (non commestibili), esso è presente in gran quantità in tutto il Puntato. La casa è in posizione molto panoramica su Appennino, Rovaio, Puntato e Pizzo delle Saette (non oggi dato il tempo inclemente).
Saliamo ancora e a 02h 33’ sulla destra vediamo i resti di una vecchia teleferica. Subito dopo, alla curva dello stradello se ne trova un’altra. Ora scendiamo un po’ e troviamo subito un’altra teleferica e quello che rimane di una sbarra che impediva l’acceso alle auto. Proseguiamo pochi metri e siamo all’inizio della traccia per il Padule che imbocchiamo. Pochi minuti e a destra si stacca la traccia, da noi percorso poco fa, per il Solco. Proseguiamo in discesa e sulla destra vediamo, in basso, il Canale delle Fredde che scende appunto dal Padule. Lo attraversiamo facilmente e a 02h 45’ siamo all’inizio del Padule (1137m). Esso si presenta in abito invernale coperto da rugiada ghiacciata e da nebbia.
Il Padule o Torbiera è una piccola zona umida circondata da boschi e percorsa da ruscelletti che scendono dal vicino Monte Corchia. Solo qua è presente, in tutto il territorio apuano, l’Eriophorum latifolium (erioforo, pennacchio), caratterizzato dall’infiorescenza bianco-cotonosa e molto spettacolare e fiorisce a giugno-luglio. Inoltre, i depositi di torba conservano pollini fossili che documentano quali specie botaniche vivessero qua nel periodo glaciale e post-glaciale. Altre piante di interesse presenti sono: Herminium monorchis, Dactylorhiza incarnata, Carex stellulata, Epilobium palustris ed Epipactis palustris.
Data la stagione non ci attardiamo a visitare il Padule, ma consigliamo una visita nella bella stagione per ammirarne le fioriture con il dovuto rispetto. Proseguiamo con il sentiero 129 per tornare a Fociomboli. Saliamo su sfasciumi, per tratto aperto, e in pochi minuti siamo a un’altra maestà con simpatica e polemica dedica marmorea in vernacolo. Sostiamo qualche minuto nella marginetta, poi riprendiamo la salita. Vediamo il Padule dall’alto e siamo nuovamente nel bosco. A 03h 08’ arriviamo di nuovo a bivio con i ruderi dove chiudiamo l’anello. Saliamo a destra per il sentiero e, dopo pochi metri, curviamo a sinistra lasciando lo stradello che recuperiamo pochi minuti dopo. Saliamo con tratti anche ripidi e a 03h 29’ siamo nuovamente a Fociomboli. Percorriamo il percorso dell’andata e a 04h siamo al parcheggio di Passo Croce dove terminiamo l’escursione.