DATA ESCURSIONE: 10/01/2026
Iniziamo l’escursione dalla piazzetta Fratelli Ceragioli (397m), dove finisce la strada per Metato. Il parcheggio è abbastanza capiente, in alternativa è possibile parcheggiare lungo la strada appena percorsa.
Il toponimo Metato significa essiccatoio per le castagne. Metato è un piccolo borgo del comune di Camaiore. Esso è formato da case in pietra e da una piccola chiesa intitolata a Santa Maria Assunta con un bel campanile del 1753, la chiesa è del XVIII secolo, ma fu costruita su una chiesa preesistente del secolo precedente. Esso è in posizione panoramica sulla piana di Camaiore e sulla costa.
Prendiamo subito nella parte alta del parcheggio dove troviamo un tabellone, piuttosto malconcio, che dà informazioni sulla Traversata delle Frazioni Camaioresi (TFC). L’associazione Amici della Montagna di Camaiore ha ideato, nel 2005, questo itinerario di circa 30 km che in 11 brevi tappe unisce diverse frazioni del comune di Camaiore, le difficoltà sono a livello escursionistico e l’intero tracciato può essere percorso in circa 15 ore, anche se è preferibile frazionarlo. I segnavia sono bianco-gialli. Il percorso è immerso nel verde e permette di godere di bei panorami sulla costa ligure e tirrenica e delle bellezze dei piccoli paesi attraversati.
Saliamo un centinaio di metri e troviamo un’indicazione del sentiero 104 (Metato-Monte Prana), verso destra. Esso sale nel borgo, costeggia la chiesa e, dopo cento metri da essa, devia in alto a sinistra in prossimità di una croce votiva, con lapide del 1865 e poi prosegue per reimmettersi nella strada. Al ritorno percorreremo questo breve tratto. Noi saliamo ancora per lo stradello di cemento in rapida salita, per un paio di tornanti. A 6’ arriviamo a un trivio dove arriva il 104 e la strada che percorreremo più tardi scendendo dalla parte alta di Casoli.
Proseguiamo in salita per la strada che adesso coincide con il sentiero. Poi la strada si restringe, rimanendo sempre carrozzabile e costeggiamo una zona dove vivono delle capre. A sinistra vediamo il Gabberi e di fronte il Prana. Poi entriamo in un castagneto non molto fitto e molto pulito. A 15’ lasciamo la strada e seguiamo (479m) il sentiero TFC (segno rosso e modesta indicazione per Casoli). Il tratto di 104 finora percorso era anch’esso TFC. Il sentiero scende un po’, subito ci sono ruderi sulla sinistra. A 18’ attraversiamo un modesto canale e prendiamo a salire. Poi entriamo nel bosco di lecci, al successivo bivio andiamo a sinistra. A 28’ siamo presso un ripiano dove ci sono vecchi blocchi di breccia presso una vecchia cava. Questo marmo era usato per rivestimenti e decorazioni ed è impropriamente conosciuto come breccia di Seravezza. Le cave in zona sono, comunque, tutte abbandonate.
Subito ci sono ruderi di edifici, probabilmente a servizio di queste cave e di quelle più in alto. A 31’ siamo a un bivio proprio sotto il Monte Penna (463m), conosciuto come Foce del Monte Penna (497 m), con pannello informativo. A poca distanza si trovano le grotte del Penna e i resti di un villaggio medioevale, che è possibile visitare.
Il modesto monte Penna è un pinnacolo roccioso, la cui salita richiede passaggi di primo grado con esposizione. Alle sue pendici si trovano i ruderi di un villaggio fortificato, con resti di abitazioni, muro di cinta e una macina per grano. Le due piccole grotte a poca distanza tra loro, scavate nella roccia carbonatica del monte sono state studiate nel 1914 e 1920. La grotta di destra ha imboccatura di 13 metri e simile profondità. In essa furono trovati frammenti di ceramica, frammenti calcarei lavorati e una scheggia litica. Risalgono all’eneolitico.
Noi proseguiamo sulla destra per ampia mulattiera e intravediamo Casoli sulla sinistra. Dopo un paio di minuti siamo a un bivio (471m): a sinistra prosegue la traccia per Casoli invece a destra sale quella per la cava dello Schizzolino e la Grotta del Tambugione (rimandiamo all’escursione del Ciurlaglia). Proseguiamo per Casoli in lieve discesa, segue poi un tratto più ripido. A 40’ costeggiamo per un tratto breve delle rocce e poi superiamo un canale tributario del Rio Lombricese (fosso dello Schizzolino). Saliamo un po’ e a 48’ siamo in un punto panoramico sul Penna, Gabberi, Casoli e costa, sia pure tra alberi. Poi ancora discesa e a 01h, sulla sinistra, si trova uno sperone roccioso con una croce (425 m), esso è panoramico su Casoli e il Monte Gevoli. Lo sperone non è indicato in cartina e non ha un nome, ma nel prosieguo dell’escursione lo vedremo elevarsi dal piano. Dopo essere saliti alla croce, scendiamo per ripida mulattiera lastricata che poi per un tratto si sviluppa a tornantini. Poi la ripidità diminuisce.
A 01h 10’ sulla sinistra arriva una traccia (Sentiero dei Mulini che viene dalla zona di Candalla) A 01h 14’ siamo al ponte sul Rio Lombricese. Qua ci sono le indicazioni per i polverifici di Grotta Orbaia. Seguiamo la traccia verso destra che costeggia il rio. In pochi minuti siamo ai primi ruderi. La traccia continua, ma torniamo indietro. I polverifici risalgono al XIX secolo e producevano polvere pirica per le cave di Carrara. Di interesse sono le cascatelle formate dal rio.
Torniamo indietro e a 01h 26’ siamo sul ponte (362m) che attraversiamo, di fronte ci sono i ruderi di un vecchio mulino. Saliamo e vediamo bene lo spuntone roccioso con la croce e le lisce pareti del Ciurlaglia e dopo 5’ troviamo un masso coppellato. Subito dopo sulla destra c’è un riparo sotto roccia con una croce metallica e immagini e statuette della Madonna. Proseguiamo e a 01h 35’ costeggiamo le mura del Cimitero di Casoli, fino a un bivio. Proseguendo in avanti si va a Casoli. Noi saliamo verso destra e subito siamo all’ingresso del cimitero.
Saliamo adesso per ripidi tornanti cementati e a 01h 45’ intercettiamo il sentiero Cai (419m) che va a destra. Siamo su tratto comune ai sentieri 105 (Casoli-Foce del Crocione-Pascoso) e 112 (Casoli-Focetta San Vincenzo) che seguiamo. Sulla destra, in basso, scorre il torrente Lombricese e si vedono le propaggini del modesto monte Ciurlaglia con le pareti calcaree scavate dalle acque, tipiche di tutta questa zona, su cui è possibile arrampicare. Sulla destra, in basso, scorre il torrente Lombricese e si vedono le propaggini del modesto monte Ciurlaglia con le pareti calcaree scavate dalle acque, tipiche di tutta questa zona. Siamo subito presso un'edicola con icona marmorea del 1885 dedicata a S. Domenico del Rosario, qua si accede a una serie di costruzioni poste più in alto e più avanti, presso un altro accesso della stessa casa, c'è un’icona marmorea di S. Giovanni del 1934.
Dopo un tratto iniziale di falsopiano, iniziamo a salire un po' per arrivare, a 01h 58’, a una marginetta (429m) restaurata nel 2004 e dedicata a San Rocco. Qua i due sentieri si separano: il 105 sale a sinistra, mentre il 112 prosegue in falsopiano a destra. Tralasciamo subito la traccia a destra, poco dopo la marginetta, essa è diretta al torrente dove è possibile bagnarsi. Il sentiero non è ben segnato nella parte iniziale, ma la traccia è comunque ben evidente trattandosi di una vecchia mulattiera e si sviluppa nel bosco (localmente è conosciuta come la Scala Santa). Stiamo costeggiando il Rio Lombricese e tutta la zona è ricca di acque che scendono in ruscelli e rivoli secondari.
A 02h 01’ superiamo un primo ponte sul Fosso della Grotta all'Onda che scende da sinistra per immettersi nel Rio Lombricese. Adesso prendiamo a salire per la mulattiera che presenta tratti in buon stato di conservazione ed è piuttosto ripida, a tratti scorgiamo tra le fronde il borgo di Casoli e dietro le propaggini del monte Gevoli. Costeggiamo, anche se rimane più in basso, il Fosso dell’Acqua Chiara, tributario del Rio Lombricese. Alcuni tratti della mulattiera sono anche gradinati. Poi il sentiero si fa meno ripido e il canale si avvicina.
A 02h 16’ superiamo un altro ponte sul Canale del Boschetto tributario di quello dell’Acqua Chiara, che continuiamo a costeggiare. Adesso saliamo con qualche tornantino ripido e, a 02h 26’, siamo al bivio (559m) per la Grotta Buia (indicazione su un masso). Andiamo a sinistra diretti alla grotta in lieve salita e dopo 5’ dobbiamo guadare il Fosso del Boschetto su facili rocce. Superato il guado troviamo delle utili frecce rosse che indicano il percorso più favorevole. Adesso saliamo a zig-zag e a 02h 42’ arriviamo alla grotta (604m).
Segnalato nel 1867 e studiata nel 1914. Si apre sul fianco del Monte della Fania (zona col della Prata). Vi fu rinvenuta una sepoltura singola, scavata in argilla, di una giovane donna, resti di ceramica e due strumenti litici. Il tutto risale all’eneolitico. La grotta è molto bella con delle vecchie concrezioni, in particolare due colonne ben visibili, ma altre sono ancora in formazione per la presenza di acqua. All’interno c’è una parte scavata e sostenuta da muretto di sassi.
Dopo la breve visita torniamo indietro con lo stesso percorso, facendo attenzione nella ripida discesa fino al guado. A 03h 06’ siamo nuovamente sul 112. Continuiamo a salire anche per tornantini, a 03h 14’ un vecchio palo della luce è inclinato ai bordi del sentiero. A 03h 26’ siamo al bivio (667m) per le case di Corogno. Il tratto iniziale è molto ripido a tornantini poi la progressione si fa più semplice. Arriviamo a una casetta isolata e subito dopo, a 03h 36’ siamo alle prime case di Corogno (727m).
Il borgo (in realtà un gruppo di case) si trova in posizione soleggiata alle pendici di una modesta quota 809. È circondato da terrazzamenti in parte invasi da vegetazione. Ormai è disabitato anche se in estate soggiornano alcune persone. La zona è panoramica su Gabberi, Matanna e Prana e Ciurlaglia. Ci sono dei ruderi, ma le case sono per lo più in buone condizioni. Saliamo a un fabbricato formato da due costruzione addossate dove sono i segni rossi del sentiero che seguiremo per tornare sul 112. Non saliamo alla casa posta più in alto dalla quale parte un altro sentiero (la Goretta) che recupera quello che percorreremo. Inoltre, un’altra traccia va a recuperare il sentiero 105.
Dopo la visita, a 03h 46’, seguiamo la traccia per tornare sul 112. La traccia è ampia e ben evidente, entra subito nel bosco in leggera discesa.
A 03h 50’ da sinistra arriva il sentiero alto da Corogno, mentre a destra scende una traccia per il 112, che pare un po’ infrascata. Noi proseguiamo per la traccia principale e a 03h 53’ siamo sul 112 (716m) a un facile guado. Adesso saliamo anche con qualche ripido tornante e, a 04h 02’, il sentiero curva verso destra dopo aver costeggiato un ruscello. Proseguiamo e a 04h 11’ troviamo le indicazioni per Metato verso destra (818m). il sentiero 112 prosegue per la Focetta di San Vincenzo. Seguiamo l’ampia ed evidente traccia per Metato. Il sentiero è ameno, un po’ pianeggia, poi scende fino a un modesto guado a 04h 16’. Poi sale con qualche tratto anche ripido.
A 04h 30’ siamo sul sentiero 104 (852m) e questo è il punto più alto dell’escursione. Pochi metri sotto c’è la traccia che porta alla vetta del Ciurlaglia (indicata con ometto e freccia rossa) alla prima curva verso sinistra. Qua sostiamo una ventina di minuti. A 04h 51’ riprendiamo il cammino in discesa per stradello cementato. In pochi minuti siamo sullo stradello principale dove sono le indicazioni (nella direzione da cui proveniamo Prana e Campallorzo e in salita verso sinistra Alpe di Cima e la Resta). La discesa per lo stradello asfaltato è veramente molto ripida (attenzione con il fondo scivoloso o ghiacciato).
A 05h siamo a una deviazione per una casa sulla sinistra, con bella vista sul Prana. Ora seguono tratti meno ripidi e cominciamo a vedere il crinale del Ciurlaglia. A 05h 10’ sulla destra c’è la deviazione (726m) per la Valle di Polo e la Casa di Bruno, seguendo la quale si può poi salire alla vetta del Ciurlaglia. Dopo 4’ volendo si può tagliare sulla destra evitando un pezzo di strada, noi proseguiamo per la strada e arriviamo alle indicazioni di un gruppo di case, sulla sinistra.
A 05h 18’ c’è una deviazione per proprietà privata verso destra. Più avanti passiamo presso un rudere sulla sinistra e a 05h 30’ siamo a Casette (617m). Questo è un gruppo di case ristrutturate, alcune abitate e altre usate per le vacanze. La visuale è aperta sul mare, su Camaiore e su Massaciuccoli. Scendiamo e dopo pochi minuti c’è un’altra deviazione verso destra (in direzione Bora). Proseguiamo ripassando dalla zona delle capre e poi a 05h 41’, sulla sinistra, ci sono altre case cui si accede con una breve traccia. Poco dopo invece di seguire la strada (e il sentiero 104) deviamo a sinistra (544m), seguendo una traccia segnata di verde. La traccia è inizialmente piuttosto ampia e c’è una casa a sinistra, più in basso. Poi il sentiero, più stretto, scende, molto evidente su rocce carbonatiche.
A 05h 56’ arriviamo a una bella casa che aggiriamo verso sinistra, subito c’è un bivio e andiamo a destra. Scendiamo per tratto ripido e panoramico che aggira la casa. Poi andiamo verso sinistra per tratto con modesta recinzione (corrimano) in legno che ci porta, a 06h 10’ alle prime case alte di Metato ben ristrutturate e panoramiche. In pochi minuti siamo in Via del Gallinaio che seguiamo verso destra. Essa in un paio di minuti ci porta a incrociare la strada e quindi il sentiero. Andiamo verso sinistra seguendo il sentiero nel borgo (via del panorama). Recuperiamo una stradina (via di Napiaia) che seguiamo verso destra, costeggiamo i lavatoi e poi la chiesa con il campanile. Un ultimo tratto di discesa e a 06h 28’ terminiamo l’escursione tornando al parcheggio.