DATA ESCURSIONE: 21/02/2026
Superato il borgo di Casoli, dopo circa un chilometro, arriviamo alla discesa asfaltata per il locale cimitero, dopo una serie di box di lamiera per custodire le auto. È possibile parcheggiare nei pressi della discesa, ma noi saliamo poche decine di metri oltre la curva della strada, dove si trova un ampio spiazzo-parcheggio (445m). Scendiamo e in pochi minuti siamo all’inizio della strada (wp864; 433m) per il cimitero. Qua sono le indicazioni dei sentieri 105 ex 2 (Casoli-Foce del Crocione-Pascoso) e 112 (Casoli-Focetta San Vincenzo), con tratto iniziale in comune. In realtà le cartine fanno iniziare i due sentieri da Casoli.
Scendiamo per tratto ripido e a 5’ alla prima curva della strada prendiamo verso sinistra seguendo il ben evidente sentiero. Scendendo si arriva al cimitero e al bivio di due sentieri, uno per Candalla e l’altro per Metato, passando dalla Foce del Monte Penna.
Sulla destra, in basso, scorre il torrente Lombricese e si vedono le propaggini del modesto monte Ciurlaglia con le pareti calcaree scavate dalle acque, tipiche di tutta questa zona. Siamo subito presso un'edicola con icona marmorea del 1885 dedicata a S. Domenico del Rosario, qua si accede a una serie di costruzioni più in alto e più avanti, presso un altro accesso della stessa casa, c'è un’icona marmorea di S. Giovanni del 1934.
Dopo un tratto iniziale di falsopiano, iniziamo a salire un po' per arrivare, a 15’, a una marginetta (430m) restaurata nel 2004 e dedicata a San Rocco. Qua i due sentieri si separano: il 105 sale a sinistra, mentre il 112 prosegue in falsopiano a destra. Seguiremo, adesso, il primo in salita, mentre, al ritorno, percorreremo interamente il secondo.
Il sentiero è una mulattiera che sale abbastanza ripidamente, siamo in un bosco di castagni. Costeggiamo un paio di ruderi e a 26’ arriviamo a un ponte, a 490 m), sul Fosso della Grotta all’Onda, con ruderi e strutture di contenimento. Dopo il ponte saliamo a sinistra per ripidi tornantini. La zona è ricca di ruderi, presumibilmente di vecchi mulini, lungo l’alveo del torrente che rimane a sinistra. A 36’, a sinistra, ci sono i ruderi di una marginetta. Ancora tratti ripidi e dopo 10’ attraversiamo un ponte su un ripido tributario del fosso precedente. Saliamo, in parte costeggiandolo, e a 52’ arriviamo a una vasca abbeveratoio (wp866; 633m). Qua transita la Goretta, che a sinistra va a Grotta all’Onda, mentre a destra va a Corogno. Quindi lasciamo il sentiero 105 e andiamo a destra per il sentiero della Goretta.
La Goretta (o Gorile) è una lunga condotta interrata dell’acquedotto di Camaiore che, dalla presa d’acqua sotto focetta San Vincenzo, arriva fino al bacino di Setriana. Naturalmente ci sono altre prese in questa zona particolarmente ricca di acque. È generalmente ben camminabile, in qualche tratto, però, ci sono corde fisse che aiutano nella progressione.
Andiamo quindi a destra per traccia evidente in falsopiano, subito c’è un rudere a destra. Camminiamo su lastre di cemento che proteggono l’acquedotto, ormai coperte di terra. A 01h c’è una importante opera di captazione in cemento, sulla quale passiamo; l’eccesso di acqua viene incanalata in un canalino in cemento che scende a valle. Poco dopo, in alto, a sinistra ci sono alcune piccole grotte. Segue un breve tratto di salita in zona umida e degradata con corda metallica in parte spezzata. Segue, a 01h 10’, tratto strettino con tubo a vista, con salita nuovamente lieve.
A 01h 17’ il panorama si apre sulla zona del Gabberi e poi dobbiamo evitare una traccia in discesa verso destra. Ancora dopo vediamo Prana e Ciurlaglia. A 01h 23’ c’è una spettacolare scala in cemento con alti gradini e corda metallica, sulla destra, che facilita la progressione. Segue tratto tranquillo, ma, a tratti, stretto e addossato alla roccia. A 01h 40’ arriviamo, dopo averlo costeggiato per un po’, al fosso del Boschetto dove esistono altre opere di captazione e di contenimento della forza delle acque (qua il fosso è piuttosto ripido). Oggi c’è molta acqua ed evitiamo di guadare il fosso in alto. Preferiamo scendere sulla destra proprio all’inizio delle strutture in cemento, proprio dove esce la condotta dell’acqua, puntellata da un palo metallico). La breve discesa non è difficile, con la necessaria prudenza. Poi guadiamo il fosso con l’aiuto di una corda fissa, saliamo e subito dopo arriviamo a un salto che si supera mediante una scala metallica con gabbia di sicurezza. Volendo c’è anche una traccia sulla sinistra non difficile. A 01h 50’ siamo sopra la scala. Saliamo per tratto inizialmente ripido, avendo sulla sinistra un tubo di plastica dell’acqua.
A 02h ci innestiamo in un ampio sentiero (77m) che seguiamo verso destra in discesa. Invece a sinistra la traccia va a recuperare il 105. Subito c’è un modesto canalino roccioso, scendiamo, sempre con il tubo e dopo dieci minuti c’è un’altra vecchia struttura dell’acquedotto. Al successivo bivio andiamo a sinistra (ma va bene anche a destra) e a 02h 13’ siamo a Corogno (757m) presso le case più alte del piccolo borgo.
Il borgo (in realtà un gruppo di case) si trova in posizione soleggiata alle pendici di una modesta quota 809. È circondato da terrazzamenti in parte invasi da vegetazione. Ormai è disabitato anche se in estate soggiornano alcune persone. Il luogo è panoramico su Prana, Ciurlaglia, Gabberi e Matanna e sulla costa.
Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino. Il sentiero prosegue, ben evidente, oltre una baracca per la legna, esso sale lieve nel bosco con qualche segno blu. Subito vediamo in basso le altre case di Corogno. Più avanti ancora un breve tratto stretto, addossato alla roccia. A 02h 30’ si stacca, ben evidente, una traccia a sinistra in discesa che va a recuperare il sentiero 112. Subito dopo un altro bivio e il segno blu dice che dobbiamo andare a sinistra in salita. Adesso saliamo, con tratti ripidi, a tornantini nella zona scavata da un canale tributario del Fosso dell’Acqua. La traccia è evidente e aiutano i soliti segni blu.
A 02h 46’ siamo a un bivio (840m) che dobbiamo seguire verso sinistra; invece, sulla destra si scende alle Case dell’Acqua Chiara. Questa è la zona di Lecceto. Troviamo subito alcuni ruderi che costeggiamo. Dopo 5’ a un bivio andiamo a destra e poco dopo siamo all’aperto sulle piane che scendono dal crinale di Campallorzo. Sulla destra si trova una costruzione verso cui ci dirigiamo.
A 02h 57’ arriviamo a questa grossa costruzione che chiamiamo Casa Lecceto (872m) con vasca e fontana, circondata da alberi. Qua, una traccia, a destra, porta alla baita Lorenzi, vicino al 112. Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino tornando indietro e salendo a recuperare una evidente traccia che ci porta di nuovo nel tratto aperto dove scorgiamo il cosiddetto Osservatorio. La zona è panoramica con molte fioriture di crochi. Poi saliamo verso destra seguendo una flebile traccia con qualche segno blu sulla roccia. La salita è piuttosto ripida e faticosa. Vogliamo andare a vedere l’Osservatorio così, a 03h 17’ andiamo a destra, passando per un breve tunnel sotto rovi. Naturalmente salendo è possibile recuperare la stessa traccia verso cui siamo diretti senza passare dai rovi. Dopo i rovi proseguiamo in avanti sul crinale che scende da Campallorzo, dopo 5’ saliamo a destra e siamo in beve su un’ampia traccia che seguiamo verso sinistra. Essa ci porta a 03h 28’ all’Osservatorio Apuano (933m).
Questo è un vecchio fienile ristrutturato per farne punto di sosta per escursionisti che possono dormire in tende fornite dall’organizzazione Above the Sea, proprietaria della struttura. Il nome deriva dal notevole panorama che si gode sulla costa e sulle montagne circostanti. Naturalmente invitiamo al massimo rispetto del luogo.
Dopo qualche foto torniamo indietro e percorriamo l’intera traccia fino a recuperare (948m) il sentiero 101 (Foce del Lucese-Alto Matanna) a 03h 36’. A sinistra il sentiero va alla Foce del Termine, noi andiamo a destra per tratto aperto e panoramico avendo di fronte il Prana e a sinistra il Piglione. Saliamo lievemente, raggiungendo, tra l’altro, è il punto più alto dell’escursione (circa 950 m). Poi scendiamo e in meno di 5’ siamo alla Chiesa di Campallorzo (941m). Qua ci sono le indicazioni dei sentieri. Alla chiesa arriva il sentiero 102 (Campallorzo-Ritrogoli) che passa dalla Baita Verde.
Campo all’Orzo è la valle situata, nel comune di Camaiore, tra il Monte Piglione e il Prana in testata del Rio delle Campore. È zona prativa, ricca di acqua e di boschetti, raggiunge la quota massima presso i ruderi della chiesa di San Antonio Abate. Poi degrada in direzione sud-est verso il solco del Rio e il gruppo di case di Ritrogoli cui arriva una strada da Pescaglia. Il nome deriva dal fatto che, in passato, si coltivava orzo nelle terrazze che scendono a valle. La zona è meta di facili escursioni e pic-nic. La chiesa era intitolata a San Antonio Abate e fu costruita nel 1910 dagli abitanti di Casoli che qua avevano diverse proprietà. Attualmente è in rovina, con il tetto ormai distrutto. È costruita in pietra ed è piuttosto grande considerata anche la zona. Delle opere che abbellivano la chiesa è rimasta una statua lignea di Sant'Antonio Abate che è stata restaurata ed è conservata presso la Baita Verde. Da qualche anno c'è il progetto di trasformare la chiesa in un rifugio e nella zona circostante si pensa, inoltre, di costruire un campeggio.
Dopo un quarto d’ora di sosta, a 03h 55’ proseguiamo in discesa e, in 10’ siamo alla Focetta San Vincenzo (921m). La zona è panoramica in particolare sul vicino monte Prana, sul Piglione e sul Matanna.
La focetta si trova sul crinale che scende dal Monte Prana in direzione nord. Qua arrivano il sentiero 112, il sentiero 104, che poi sale al Prana, e il sentiero 101. Poco distante, lungo quest'ultimo sentiero, si trova la Baita Barsi, inoltre dalla focetta un sentiero porta alla vicina Baita Verde.
Adesso scenderemo percorrendo l’intero sentiero 112. Il primo tratto è in ripida discesa che ci porta in cinque minuti a un modesto guado del Fosso dell’Acqua Chiara, scendiamo e a 04h 12’ c’è il guado di un tributario del fosso principale. Il percorso diventa meno ripido e dopo 5’ siamo a un altro cui arriva, da destra, una traccia che va a recuperare il sentiero della Goretta. Proseguiamo per tratto ameno e, dopo aver superato, un altro modesto guado, a 04h 30’ siamo all’innesto (816m) del sentiero di raccordo con il 104 (Metato-Monte Prana). Adesso scendiamo con qualche tornante e a 04h 40’ costeggiamo il fosso che rimane sulla destra.
A 04h 50’ guadiamo il torrente, che ora avremo a sinistra, e a destra sale una traccia che porta a Corogno. Scendiamo per zona ricca di acque, con qualche cascatella, a sinistra la roccia forma una sorta di ripari forse usati nell’antichità. Proseguiamo la discesa, sempre con il fosso sulla sinistra. A 05h 03’ siamo al bivio basso per Corogno (672m). Non è molto evidente, comunque, la traccia sale verso destra alla curva di un tornantino. Poi scendiamo per la mulattiera (sentiero 112), a tratti gradinata e conosciuta localmente come Scala Santa.
A 05h 22’ siamo al bivio (indicazioni) per l’interessante Grotta di Penna Buia (563m). Dopo 10’ superiamo un ponte sul Canale del Boschetto tributario di quello dell’Acqua Chiara, che scende da destra. Scendiamo ancora per la mulattiera e a 05h 48’ siamo a un ponte sul Fosso della Grotta all'Onda e subito dopo chiudiamo l’anello tornando alla marginetta. Ancora 15’ e a 06h 03’ concludiamo l’escursione.