(LU-Stazzema) CARDOSO-ORZALE (405 m)-SENT. 117 B (613 m)-COLLEMEZZANA (765 m)-SENT. PITON FORATO (940 m)-PITON FORATO (869 m)-LA GROTTA (806 m)-COLLEMEZZANA-RACCORDO-ORZALE-CARDOSO
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

Cardoso (275 m)

Località di arrivo:

Cardoso (275 m)

Dislivello mt.:

679

Tempo totale:

06h 50'

Difficoltà

EE

Punti di appoggio:

Cardoso, Orzale

Rifornimento acqua:

Cardoso, Orzale, Collemezzana

Tratti ferrata:

No

Sequenza sentieri:

strada♦117(ex7)♦)117B♦124♦117♦traccia per Piton Forato♦traccia per Grotta♦traccia per Collemezzana♦124♦raccordo tra 124 e 117A♦117

Tipologia percorso:

Il sentiero per il Piton Forato è segnato, ma richiede attenzione, il raccordo tra 124 e 117° è molto evdiente. Il resto sono sentieri Cai ben segnati

Immagini del percorso (69)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 28/03/2026

Parcheggiamo lungo la strada principale di Cardoso (superata la chiesa). Qua il panorama si apre sul Monte Forato e sui monti Croce, Nona, Procinto e Matanna.
Cardoso è conosciuto per l’estrazione della pietra omonima che è un’arenaria (di pietre granitiche) metamorfica usata per fare mensole, stipiti, pavimentazioni, tetti e, in passato, anche come pietra da costruzione. Le relative cave si aprono qua e là intorno al paese. In passato fu anche centro per la lavorazione del ferro. La chiesa, intitolata a San Genesio, è di impianto medioevale, ma fu profondamente rimaneggiata nel XVIII secolo. Il campanile risale al XIX secolo. Il paese è stato epicentro dell’alluvione che il 19 giugno 1996 provocò danni e diverse vittime nell’alta Versilia.

Torniamo indietro in discesa e a 2' siamo vicino alla chiesa (wp909;229m) dove ci sono le indicazioni del sentiero 117 (Cardoso-Piglionico) che seguiremo fino al bivio con il 117B. Superato l’arco il sentiero si presenta inizialmente come ripido cementato che subito diventa mulattiera, mentre il campanile rimane sulla sinistra. Sulla destra continuiamo a vedere Procinto e Nona. Saliamo poi per tratto meno ripido costeggiando un tratto di canne di bambù, poi ancora tratto ripido con due ponticelli di legno.
A 10’ siamo presso dei ruderi e dopo un paio di tornantini, sulla destra una traccia in salita va a recuperare la strada asfaltata per l’Orzale. Poco più avanti sale uno stradello per la stessa. Il sentiero diventa un’ampia traccia nel bosco e, a sinistra, si vedono Pruno e alcune cave e poi anche Volegno.
A 20’ arriviamo a un bivio presso vecchie case (wp910; 374m): qua arriva, da sinistra, una traccia dal ponte di Pruno, che passa dal Molino del Frate, essa fa parte del Sentiero della Castagna. Proseguiamo verso destra per tratto ameno e panoramico tra vecchi terrazzamenti, in parte ancora coltivati. Superiamo una casa isolata sulla destra e a 29’ siamo all’Orzale (wp911; 401m) nel piccolo parcheggio (fontana) dove arriva la strada da Cardoso.
Il borgo, anche Casolari di Orzale, è formato da un gruppo di case in pietra, con fontana, in posizione panoramica. Scendendo per la strada si trova subito la traccia per l'Oratorio di San Leonardo, che per certe cartine costituisce parte del sentiero 117. Dalla piazzetta si ha una bella vista su Nona, Procinto e Matanna e sul Forato con il caratteristico arco.
Seguiamo la traccia agevole che sale a sinistra della fontana e lascia subito le case. Lungo il sentiero ci sono, in inverno, estese fioriture di bucaneve con qualche croco. A 33’ arriviamo a un bivio presso un rudere. Da destra sale un breve sentiero dallo stradello per il Sito di Trogna e l'Oratorio di San Leonardo. Poco dopo siamo presso una grossa marginetta con icona marmorea dedicata all’Immacolata Concezione, a San Niccolò e a Sant’Antonio (1889). Essa rimane a sinistra.
Continuiamo a salire per ripidi tornantini ed è possibile scorgere, tra le fronde, il lontano Santuario. Più avanti da destra arriva una traccia dal sentiero del Santuario. Più in alto, sulla sinistra, ci sono dei casolari con recinzione e il terreno circostante è pulito. A 46' siamo alla marginetta di Colle di Fondo (wp912, 484m) costruita su uno spuntone di roccia. Nella marginetta c'è una icona dozzinale di terracotta a sostituzione di quella trafugata dai ladri. Una traccia, a sinistra, porta al ponte romanico di Pruno e, con deviazione, alla cascata dell'Acquapendente. Inoltre, un'altra traccia, che si stacca da quella di Pruno presso una marginetta, porta con percorso alternativo alla stessa cascata, passando presso abitazioni rurali (da essa si stacca pure una traccia per Ranocchiaia). Subito dopo la marginetta c'è una fonte con abbeveratoio e poi l'indicazione dell'Azienda Agricola Barsanti che rimane più in alto. Proseguiamo nel bosco per il sentiero 117 con salita e tratti di falsopiano con diversi ruderi e qualche tratto panoramico su Forato, Costa Pulita e Cresta Pulita e sulle propaggini della Pania fino a Foce di Valli. Dopo 5’ sulla sinistra, si trova una tecchia rocciosa (Riparo del Mascherone), a quota 505, dove ci sono alcune incisioni scoperte solo nel 2004.

Il nome del sito è stato attribuito dagli scopritori. L'ambiente è protetto dall'erosione delle acque, ma è stato interessato da scavo della pietra. Il mascherone è su una porzione piatta di roccia a 3 metri di altezza e la parte sottostante è stata rimossa per le attività estrattive e si presume che in origine la figura fosse molto grande. Oltre al mascherone si riconoscono due pennati, uno sopra il mascherone, una croce e due date: 1724 e 1733. Si presume che il mascherone sia antecedente al XVIII secolo. Sulla sinistra del mascherone si sono incisioni più recenti: croci, due sacri cuori, nomi. L'ipotesi è che l'antropomorfo, di cui è rimasta la testa, abbia subito un deterioramento con perdita di alcuni millimetri di materiale di modo che quello che oggi si vede è il fondo della traccia originale a martellina.
Poco dopo il Mascherone una traccia abbastanza ampia attraversa il sentiero, essa porta, verso destra in discesa, a innestarsi nello stradello per l'Oratorio. Invece a sinistra, in salita, la traccia è diretta a costruzioni poste più in alto.
Proseguiamo con qualche tratto di salita e alcuni precari ponticelli di tronchi per superare canali che scendono da sinistra (il primo è stato sistemato di recente). A 01h 06’ arriviamo a un bivio segnalato (wp913; 566m) (Località Le Piane) sopra il quale c'è un rudere infrascato (che comunque da qua non si vede). Mentre il sentiero 117 continua per Collemezzana, sulla sinistra si stacca il sentiero 117A (Le Piane-Cima alla Ripa-innesto 7). Il sentiero è conosciuto come sentiero di Pacì in omaggio a Pacifico che era pastore all'alpeggio di San Rossore. Noi seguiamo il 117, mentre al ritorno seguiremo in parte l’altro sentiero.
Proseguiamo quindi sul sentiero 117 con saliscendi, il sentiero è ben percorribile per la continua manutenzione per evitare che i rovi ostacolino la progressione. Nella giusta stagione qua prospera l'iperico arbustivo (Hypericum Androsaemum). Troviamo un paio di fonti poi saliamo e percorriamo un ponte cementato e poco dopo (01h 20’) superiamo il modesto Fosso Capriolo di Cerageta mediante un nuovo ponte di legno che evita il guado che comunque non è difficile (magari è il ponte che non pare molto stabile). Saliamo e cambiamo versante. Subito, a 01h 23’, siamo a un bivio (wp914; 613m). Sulla sinistra sale il 117 per Collemezzana, invece a destra inizia il 117B (sentiero della Curtina) che si raccorda con il 124. Questa vecchia traccia era preferita, in passato, a quella dell’odierno 117 per il trasporto di materiali e merci essendo meno ripida.
La traccia è sempre evidente e segnata. Saliamo subito poi seguono tratti più ripidi. A 01h 31’ c’è un rudere a destra poi seguono ripidi tornantini. Dopo 5’ altri ruderi, sono questi i Metati della Curtina vicini alla confluenza del Fosso del Monte con quello della Grotta. Qua iniziava una traccia, oggi inagibile, diretta ad altri ruderi e al 124.
Saliamo adesso il versante destro del Canale del Monte prima per tratto meno ripido, avendo di fronte le pendici della Pania e a destra il Forato con le sue due cime. Poi ancora tratti ripidi e a 01h 33’ su un modesto ponte di legno attraversiamo il fosso. Saliamo ancora per tornantini ripidi la dorsale tra i due fossi e a 01h 54’ ci innestiamo (wp915; 757m) nel 124 (Foce di Mosceta-foce di Pietrosciana) in zona Ai Pierotti. Di fronte a noi una piccola sbarra indica che il sentiero di fronte, diretto alla Grotta, passa per proprietà private. Noi proseguiamo verso sinistra per Collemezzana. Subito, sulla sinistra, c’è un tratto con malferma staccionata in legno, segue tratto in leggera salita, piuttosto stretto, con molta Euphorbia lathyris, pianta asiatica ormai naturalizzata in Italia. A 02h arriviamo a Collemezzana (wp916; 777m) con fonte.

Collemezzana è un gruppo di case, alcune restaurate, altre ridotte a ruderi, in posizione panoramica. Il toponimo è stato corretto in Colle Spento, forse per indicare l'attuale desolazione del luogo, ma per tutti rimane Collemezzana. Adesso è saltuariamente abitato, ma in passato qua vivevano alcune famiglie che si dedicavano all’agricoltura nei terrazzamenti vicini. Tra gli abitanti ricordiamo il mitico Angiolo Bartolucci (1871-1945), detto il Nonno, molto ospitale con gli escursionisti di passaggio. Egli fu ucciso dai tedeschi, dieci giorni prima della fine della guerra, mentre accompagnava un gruppo di soldati alleati, il fatto avvenne in località La Tomba vicino alla Fania. In seguito, la tradizione di ospitalità di Angiolo fu portata avanti dal nipote Agostino morto nel 2006. Oggi sulla loro casa ci sono le loro fotografie con la mitica conchiglia che serviva al Nonno per annunciare agli escursionisti l’arrivo del maltempo.

Adesso proseguiamo sul 117 per recuperare una traccia che porta al Piton Forato. Il sentiero sale a destra costeggiando la Casa Rossa (che deve il nome a porte e finestre dipinte di questo colore). Saliamo subito per tratto molto ripido e degradato e, a 02h 09’, la progressione si fa più facile sempre nel bosco. Dopo 5’ siamo a un bivio: da sinistra si innesta una traccia di raccordo con il 117A. Dopo un breve tratto pianeggiante entriamo in un bosco di giovani faggi dove procediamo in decisa salita. Attenzione ai segni perché a 02h 18’ la traccia continua mentre il sentiero sale a sinistra.
Saliamo ancora con qualche tratto ripido e a 02h 32’ arriviamo presso dei ruderi (Tognetto) da cui andiamo a sinistra. Poi di nuovo a destra e poi saliamo su rocce, sempre nel bosco. Subito dopo a 02h 40’ troviamo le indicazioni (wp917; 942m) di una traccia per il Piton Forato. La traccia presenta qualche stinto segno rosso e alcuni ometti, ma serve attenzione nel seguirla, perché non è sufficientemente segnata. Scendiamo quindi per la stretta traccia nel bosco, subito a 02h 43’, però, saliamo (wp918; 939m) un pochino.
In realtà qua si trova un segno rosso e noi proseguiamo in lieve salita e poi pianeggiamo per qualche minuto fino a un tratto aperto e panoramico sulla cresta che da Foce di Valli porta al Forato. Qua sale una dorsale non molto ripida che dovrebbe dirigersi verso il sentiero 117. Torniamo indietro, non avendo trovato altri segni, e siamo di nuovo, a 03h, all’ultimo segno (wp918; 939m).
Dobbiamo andare a sinistra, scendere, di poco, e ritroviamo altri segni. Pianeggiamo e seguiamo la flebile traccia mentre sulla destra, tra la vegetazione, vediamo la zona di San Rossore. Poi a 03h 09’ scendiamo per un facile canalino seguendo adesso una evidente traccia in discesa. In pochi minuti siamo sopra il sassoso Fosso della Grotta che origina da un canale nella roccia che scende dalla cresta. Adesso andiamo verso destra e a 03h 20’ siamo a una selletta con segno, da cui vediamo i tetti delle case della Grotta. Adesso dobbiamo scendere per arrivare al Piton Forato e perdere una quindicina di metri di quota.

Il toponimo Pitone o Pittone è comune in tutta la zona apuana. Significa spuntone di roccia, pizzo, cosa appuntita. Questa zona, che si trova a ovest del tratto iniziale del crinale che scende da Foce di Valli verso il Monte Forato, è indicata nelle cartine come "Nei Pitoni" per la presenza di questi spuntoni rocciosi. La particolarità del Piton Forato è la presenza di un foro che ricorda quello del Monte Forato, ed è quindi un valido esempio delle cosiddette "Apuane Segrete", poco conosciute e meritevoli di essere viste.

I segni arancioni ci aiutano nella progressione, ma sono utili gli alberelli a cui tenersi. Arriviamo quindi a un piccolo pianoro da cui si alza la parte sommitale del Pitone. Da qua dobbiamo scendere ancora qualche metro, sempre con l’aiuto degli alberelli, e a 03h 28’ siamo proprio sopra il foro in un balconcino panoramico (wp919; 873m) su Gabberi e Lieto, Matanna, Nona e Procinto. C'è da aggiungere che prima di arrivare al balconcino è possibile, spostandosi circa un metro (con la dovuta attenzione), apprezzare l'arco nella sua interezza dall'esterno. Scendendo con attenzione arriviamo all’interno del foro.
L'arco si sviluppa per circa 20 m con un'altezza massima di circa 15. Nel lato che abbiamo costeggiato per arrivare all'arco ci sono le rocce, mentre dall'altro lato, quello aperto, ci sono alberelli e ripidissima discesa.
Torniamo indietro e la salita è molto più semplice della discesa. Torniamo sul pianoro e torniamo indietro seguendo la traccia un po’ più in basso di quella che abbiamo seguito prima.
A 03h 35’ superiamo il fosso roccioso molto facilmente e andiamo a destra costeggiando un roccione segnato che può servire come riparo. Poi superiamo un doppio canalino roccioso (Fosso dei Pitoni) e saliamo fino a uno sperone alberato panoramico sui Pitoni. A 03h 44’ scendiamo per traccia evidente con qualche segno arancione. Dopo pochi minuti, scendiamo un breve tratto su roccette aiutandoci anche con gli alberi. Poi procediamo a zig-zag in discesa anche ripida e a 03h 54’ siamo presso un canalino e ci spostiamo a destra sempre a zig-zag.
A 03h 58’ siamo su una traccia più tranquilla che a sinistra va alla zona della Serra. Noi andiamo a destra per la grotta per ampio sentiero. Dopo 5’ siamo a un bivio, a sinistra scende una traccia che recupera il 124. Noi andiamo a destra verso il sassoso Fosso della Grotta percorrendo con attenzione un brevissimo tratto franoso. Siamo così nel canale che scende dalla zona dei Pitoni mediante un’orrida forra. In alto ci sono due cisterne blu per l’acqua. Scendiamo nel canale dove sono sospesi degli ometti e a 04h 06’ siamo presso i ruderi di una calchera. Superiamo due ponti di legno il primo con vasca. A 04h 10’ siamo alle case della Grotta (wp920; 806m).

L'alpeggio è formato da diverse abitazioni sistemate e saltuariamente abitate, in una di esse una lapide ricorda il signor Enrico morto nel 2018 che molto amava questi luoghi. Una costruzione è la Baita del Ghiro e su un'altra c'è la scritta: C'era una volta una volpe. Questa è la casa di Umberto Longaron e la scritta ricorda una volpe con cui aveva fatto amicizia

Scendiamo alla traccia che porta verso il sentiero 124, ma subito la lasciamo alla fine di una recinzione e procediamo di fronte a noi. Questa traccia porta a Collemezzana. Subito a 04h 20’ c’è un modesto ponte di legno inservibile e lo aggiriamo. Poco dopo siamo presso una baracca e a 04h 26’ siamo di nuovo a Collemezzana dove ci fermiamo per vedere il piccolo borgo e per rifocillarci.
A 05h riprendiamo il cammino seguendo il 124 verso Mosceta. Scendiamo per tratto ameno e in 5’ siamo al Canale della Capriola che superiamo facilmente, qua c’è una bella fonte-abbeveratoio. Percorsi pochi metri siamo al bivio (wp921; 775m) per la traccia di raccordo con il 117A che adesso seguiremo. Poco più in alto, sulla destra si trova un casolare con un modesto impianto eolico (zona Pozzetto). Un breve tratto di parina sotto la casa e poi scendiamo.
A 05h 13’ siamo presso dei ruderi e vediamo bene Nona, Procinto e Matanna. Poi passiamo in zona di rocce sia in alto che in basso. Qualche saliscendi e a 05h 20’ superiamo un facile guado. Adesso lungo il sentiero c’è un tubo dell’acqua.
A 05h 30’ ci innestiamo nel sentiero 117A (wp922; 679m) che seguiamo in discesa verso sinistra. Subito lungo il tubo che ci accompagna c’è un rubinetto. A 05h 37’ siamo alla marginetta intitolata a Santa Rita con immagine cartacea della santa, essa rimane sulla destra un po' in alto rispetto al sentiero. Uno dei tubi dell'acqua che ci accompagnano è aperto e funziona da fontana.
Scendiamo un tratto a tornantini, poi un rudere a destra, immerso nella vegetazione, e subito dopo a 05h 45' ci innestiamo nuovamente nel sentiero 117 chiudendo l'anello. Torniamo indietro seguendo il percorso fatto all’andata. In 20’ siamo alla marginetta dove è il bivio per Pruno. A 06h 22’ siamo all’Orzale e a 06h 51’ terminiamo l’escursione a Cardoso.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Da Seravezza si prosegue sulla strada provinciale per Castelnuovo Garfagnana, oltrepassata Ruosina, si prende la deviazione a destra per il fondovalle in direzione Stazzema.
Si arriva ad un bivio che a destra porta a Stazzema, invece a sinistra si va a Cardoso che si raggiunge in pochi minuti (2,5 Km).
Note
L’escursione è una variante di altre in zona, ma sono percorsi alcuni sentieri diversi. Il 117B, alternativo a un tratto del 117 per salire a Collemezzana. Poi il sentiero che dallo stesso 117 porta al Piton Forato e, infine, la traccia che dalla Grotta porta a Collemezzana. Come sempre altri sentieri presenti in zona offrono la possibilità di interessanti varianti.
Di interesse il Piton Forato e il borgo di Colemezzana. Alcuni tratti sono panoramici su Forato, Nona, Matanna e Procinto e sulle pendici che scendono dal crinale Valli-Forato (cresta o Costa Pulita). La classificazione EE dipende dal sentiero per il Piton Forato e dalla discesa allo stesso e dal sentiero che riporta verso la Grotta. Il primo è in parte segnato, ma necessita di capacità di orientamento. La ripida discesa al Piton Forato richiede attenzione e l’altro tratto di discesa verso la Grotta è ripido e richiede prudenza. Il resto dell’escursione non presenta difficoltà che, comunque, aumentano con neve e pioggia.