(LU-Stazzema) PASSO DI FOCIOMBOLI- SENT. NN- INNESTO NEL 129 (1350 m)-RIFUGIO DEL FREO (1196 m)-CHIESETTA DEL PUNTATO (990 m)-MASSO DELLE GIRANDOLE (1005 m)-PASSO DI FOCIOMBOLI (ANELLO)
ATTENZIONE!!!
Si raccomanda di consultare sempre lo stato dei sentieri poco prima di intraprendere l'escursione (Voce Menù "Sentieristica") oppure, ancor meglio, di informarsi contattando le Sezioni CAI cui spetta la manutenzione dei singoli sentieri.

Località di partenza:

PASSO DI FOCIOMBOLI (1282 m

Località di arrivo:

PASSO DI FOCIOMBOLI (1282 m

Dislivello mt.:

530

Tempo totale:

05h 42'

Difficoltà

E

Punti di appoggio:

Rifugio Del Freo; Agriturismi del Puntato

Rifornimento acqua:

Fonte Rifugio Del Freo

Tratti ferrata:

No

Sequenza sentieri:

141(marmifera)◆129_141(marmifera)◆traccia◆traccia segnata◆141(ex 129)◆128◆129(ex 11)_128◆129(ex 11)◆129_141(marmifera)◆141(marmifera)

Tipologia percorso:

ND

Immagini del percorso (60)
Disclaimer
Descrizione itinerario
DATA ESCURSIONE: 19/08/2020




Questa escursione porta alla Foce di Mosceta, percorrendo un sentiero non segnato, e poi al Puntato in 03h 35'. Chi volesse scendere subito al Puntato può seguire il sentiero 129 con circa un'ora di cammino. Da qua può recarsi al vicino Masso della Girandola.

Questa volta non iniziamo l'escursione dal Passo di Croce, ma percorriamo la strada sterrata, con un breve tratto asfaltato (sent. 141), fino a congiungerci, in un centinaio di metri, con il sentiero 129 proveniente da Ponte dei Merletti e da Campanice, con il quale percorreremo un breve tratto in comune. Per chi non lo sapesse da quest'anno: per sostare nel tratto a monte (fino al bivio con il sentiero 129) è necessario sborsare 3 euro (da metà giugno a fine ottobre). Rimandiamo alla delibera del Comune di Stazzema (disponibile in rete), che parla comunque di una tariffa di 5 euro, e che a noi non pare convincente nelle motivazioni.
Iniziamo a prendere i tempi dal congiungimento della marmifera (sent.141) col sentiero 129. Poco sotto il bivio c'è una marginetta con tutta una serie di immagini sacre piuttosto dozzinali. Dopo la strada sale ripida per sfasciumi ed è interdetta al transito delle auto (eccetto gli autorizzati). Qua prospera, nella giusta stagione, la Gentianopsis ciliata con i suoi bei fiori blu-violetto. In questa stagione ci sono molti esemplari di Aquilegia Bertolonii, endemismo protetto, tra gli sfasciumi di marmo sulla destra. A 4' troviamo una traccia a destra per gli sfasciumi diretta alla vetta ovest del Monte Corchia, il percorso è, comunque, impegnativo. Sulla sinistra intravediamo il Monte Freddone e il Paglino.
A 8' siamo a Fociomboli, questo è un valico tra la quota 1461 del Corchia (tre pilastri separati da due canalini rocciosi) e il Freddone, in testata del Canale delle Fredde. Qua il 129, che abbiamo percorso per qualche minuto prosegue verso a destra seguendo per un po' la marmifera e poi entra nel bosco. Sulla sinistra della palina dei sentieri una evidente traccia sale al crinale che porta alla vetta del Monte Paglino e al suo spettacolare Dolmen. Noi invece scendiamo per il sentiero 129 diretto al Puntato e poi a Col di Favilla. Ne percorreremo un tratto brevissimo, mentre un lungo tratto lo percorreremo al ritorno.
Scendiamo per lo stradello, carrozzabile con fuoristrada, e siamo subito presso una marginetta sulla sinistra da cui inizia la traccia per salire al Monte Freddone. Nella marginetta c'è un bassorilievo marmoreo della Madonna e un'iscrizione ricordo. Scendiamo ancora un paio di minuti e, a 12', il sentiero lascia lo stradello entrando nel bosco sulla destra in discesa. È nostra intenzione seguire una traccia, indicata dalla cartina 4Land, che si inserirà poi nel sentiero 129. Questa traccia percorre i boschi a nord del 129, a quota inferiore a esso.
Seguendo la cartina lasciamo il sentiero 129, a 15', presso una pietra con segno giallo del sentiero stesso all'inizio del secondo tornante. [In realtà come vedremo al ritorno l'inizio evidente della traccia è un po' più in basso presso la curva di un altro tornante.] Sulla destra c'è un ravaneto, noi scendiamo un po' verso sinistra e troviamo la traccia, su cui c'è anche un ometto.
Il primo tratto è privo di qualsiasi indicazione a anche di ometti, ma la traccia è evidente, basta seguirla senza deviazioni. Saliamo tra qualche roccia nel bosco. A 22' il sentiero è attraversato da un tubo dell'acqua, probabilmente a servizio delle cave del Corchia. Poi intravediamo la Pania e il Pizzo delle Saette davanti a noi e il Padule di Fociomboli sulla nostra sinistra. La traccia procede a saliscendi per giovane faggeta. Proseguiamo e a 45' arriviamo a uno spiazzo, qua una traccia segnata di rosso sale verso destra in direzione del 129 (confermata dalla traccia della 4Land). Sulla sinistra c'è una modesta vetta erbosa. Il nostro sentiero procede davanti a noi, largo ed evidente. Poi scende, ci sono segni bianco-rossi vecchi e sbiaditi e qualche segno rosso.
Proseguiamo e, a 51', siamo presso un masso con segni e davanti una sorta di radura con molti alberi caduti che dobbiamo aggirare. Qua qualche indecisione poi troviamo i segni che procedono davanti, mentre avevamo provato ad andare a sinistra. Ancora dall'analisi della traccia 4Land pare che qua inizi una traccia che si innesta poi nel sentiero129 che passa per case Sini. Non distante dal sentiero principale che stiamo percorrendo ci dovrebbe essere l'apertura della Buca dell'Aihcroc [Quota 1263 m; sviluppo verticale 120 m; sviluppo totale 260m; dolina di crollo in grezzoni; accatastata 1983; 44° 0414160164 N; 10° 2949808555 E.]
Proseguiamo con il sentiero che quasi subito devia a sinistra in salita anche ripida. A 01h 05' c'è discesa e poi saliscendi. Poco dopo a 01h 12', siamo presso alcune rosse rocce affioranti, qua c'è un bivio e noi andiamo a sinistra (anche l'altra traccia è segnata). Procediamo in lieve salita, subito dopo siamo ai resti di una carbonaia dove andiamo a sinistra.
Salendo scorgiamo il Freddone tra gli alberi e a 01h 26' arriviamo a una sella nel bosco (nelle cartine Bocca del Predano) con sulla sinistra una vetta boscosa (quota 1408, indicata come Poggio nelle cartine). Adesso andiamo verso destra per gradevole sentiero che si innesta a 01h 34' nel sentiero. Qua il 129 sale a destra con tratto ripido in direzione Fociomboli, noi invece andiamo a sinistra verso il rifugio. Siamo nella faggeta e il sentiero scende lievemente.
A 01h 43' arriviamo a una selletta dove il sentiero scende più ripido. La vegetazione è più rada con rimboschimento a conifere, alcune malandate, con esemplari di Sorbus aucuparia (sorbo degli uccellatori). Sulla sinistra abbiamo la mole della Pania della Croce con il Pizzo delle Saette, mentre a destra ci sono le pendici del Corchia e una prateria di Calluna vulgaris. A 02h arriviamo al Rifugio Del Freo molto panoramico sulla Pania.

[Il Rifugio Giuseppe Del Freo - Pietrapana è di proprietà della sezione del Cai di Viareggio e sostituì il precedente rifugio in località “Alle Caselle” inadeguato per le esigenze dell’escursionismo e dell’alpinismo apuo-versiliese. Fu inaugurato il 28 maggio 1950 alla presenza di Bartolomeo Figari (1881-1965), allora presidente del Cai nazionale. Il rifugio, nella sua storia, subì numerosi rifacimenti e ampliamenti e l’8 dicembre 1998 fu nuovamente inaugurato nella sua veste attuale. Nel 1970 fu intitolato al professor Giuseppe Del Freo (1897-1969), insegnante e poi preside del Liceo Classico “Carducci” di Viareggio. Egli fu a lungo presidente della locale sezione del Cai e si impegnò molto per l’erezione del rifugio stesso.]

Il rifugio e la vicina Foce di Mosceta costituiscono un importante nodo di sentieri. A fianco del rifugio il sentiero 128 va al Puntato e poi a Tre Fiumi. Il 129 arriva qua dal Ponte dei Merletti passando da Fociomboli. Inoltre una traccia sale alla vetta del Corchia. A Mosceta transita il 119 (Levigliani-Isola Santa), poi arrivano altri sentieri. Il 124 da Foce di Petrosciana; il 125 da Foce di Valli; il 126 dalla Focetta del Puntone tramite il quale si sale alla vetta della Pania.

Noi adesso seguiremo il 128 fino al Puntato. Scendiamo lievemente per ampia traccia circondata da felci avendo a destra la Pania, il Pizzo delle Saette e il Canale delle Verghe. In 4' siamo a una bella fonte, proseguiamo e dopo 5' siamo nel bosco. Adesso scendiamo e a 02h 24' arriviamo alla Tana dell'Omo Selvatico.

[Localmente Buca dell’Omo Salvatico. L’ingresso è posto a 1150 metri, la profondità è 281 metri e lo sviluppo totale è 1800 m. La grotta era conosciuta dai valligiani da tempo immemorabile e su di essa esistevano leggende paurose. La prima discesa, di poche decine di metri, risale al 1912, una successiva nel 1923 si spinse più avanti, ma solo nel periodo 1929-1930 una spedizione del GSF (gruppo speleologico fiorentino) percorse la grotta per intero. L’ingresso è un inghiottitoio di dimensioni imponenti nel quale si perde un piccolo corso d’acqua che scende dal Corchia. La grotta consiste in una serie di gallerie e di pozzi. Il nome deriva da una figura molto diffusa nel folklore locale e in generale in quello mondiale. Peloso, mostruoso, selvaggio e abitatore di caverne l’homo selvaticus è un mito che nasce con l’umanità: è il passato ancestrale che non si può dimenticare. A esso si guarda da una parte con nostalgia per quello che si è perduto e dall’altra con senso di superiorità per la civiltà che pensiamo di aver acquisito. Quindi viene considerato con un misto di paura e di ammirazione ed egli stesso acquista sia valenze positive che negative nell’immaginario collettivo. Le leggende locali dicono che egli insegnasse ai pastori come utilizzare il latte per fare formaggio e ricotta, ma poi infastidito dalle loro ulteriori richieste se ne tornasse nelle sue grotte. Comunque altre versioni lo consideravano come un essere pericoloso che si aggirava per le selve da cui usciva per rapire le fanciulle ed era dedito a riti sanguinari.]

Diamo un'occhiata all'apertura della grotta e poi proseguiamo. Poco dopo percorriamo un breve tratto aperto e poi torniamo nel bosco in lieve salita. A 02h 34' costeggiamo una delle numerose carbonaie presenti in loco e subito dopo costeggiamo rocce che rimangono a sinistra per tratto aperto e panoramico, a destra, sul Pizzo delle Saette.
Proseguiamo nel bosco sempre in lieve salita e a 02h 46' siamo sotto una carbonaia che rimane a sinistra. Un minuto dopo siamo presso dei ruderi in posizione panoramico sul Pizzo delle Saette. Segue discesina e tratto di sentiero fiancheggiato da faggi. A 02h 53' siamo a un evidente bivio: a sinistra si va in località Paduli (nelle cartine Paludetto). [Poi da Paduli la traccia continua fino alla Torbiera mentre lo sterrato riporta a Fociomboli.]
Poi si scende più ripidamente per tornantini e dopo 10' siamo presso alcuni ruderi in località Gualdana di Sopra. Qua la traccia si restringe tra le case per poi allargarsi nuovamente. A 03h 16' c'è un altro evidente bivio e proseguiamo a destra in discesa. Subito dopo un'altra traccia va a sinistra e proseguiamo a destra e a 03h 20' ci innestiamo nel sentiero 129. Andiamo verso sinistra per tratto comune ai sentieri 129 e 128, invece a destra il sentiero 129 va a Col di Favilla. Il sentiero adesso è ameno in lieve discesa e poco dopo attraversiamo un modesto canale.
A 03h 27' il sentiero è fiancheggiato a destra da grossi faggi e poi siamo presso ruderi mentre sulla sinistra iniziamo a vedere il Freddone. Poco più avanti c'è un'altra casa e a 03h 35' siamo alla Chiesetta del Puntato intitolata alla Santissima Trinità.

[Il Puntato è una conca prativa tra 1000 e 1100 m circondata dal Corchia, dal Freddone e dalla Pania della Croce con il ben evidente Pizzo delle Saette. Il Puntato era un alpeggio dei pastori della comunità di Terrinca ed esistono in zona vecchi casolari e anche una chiesetta che sono stati ristrutturati. Alcuni casolari sono adibiti all’accoglienza di escursionisti e gitanti con posti letto e cucina. La chiesa risale al 1679, vicino c’era una maestà più antica fatta edificare per sua devozione da Francesco Bacchelli con icona marmorea dedicata alla Madonna del Rosario col Bambino e S. Giovanni Battista. Dopo lo smantellamento della maestà l’icona fu murata sul muro della chiesa e rubata nel 1973.]

Seguiamo una traccia che va verso destra e in un paio di minuti siamo presso un casone in vendita, panoramico sul Pizzo delle Saette, qua sostiamo pochi minuti presso un tavolo e riprendiamo il cammino a 03h 45'. Subito c'è un tratto di sentiero alberato e poco distante, sulla sinistra, una roccia con un brano di poesia inciso su lapide di marmo.
Proseguiamo e troviamo subito un altro casone (Baita Ausilio) da cui saliamo verso una modesta altura alberata (1008 m). In realtà c'è un bivio noi andiamo verso destra, ma sarebbe preferibile andare a sinistra perché questa porta subito al sito del Masso delle Girandole.
A 03h 53' siamo alla parte alta tra alberi e roccioni, ci spostiamo a sinistra a una radura e proseguiamo ancora a sinistra fino a vedere Freddone e un traliccio dell'elettricità tra gli alberi. Qua si trova (03h 56') il masso che stiamo cercando. A sinistra arriva la traccia di cui abbiamo detto.
Il masso ha forma irregolare con dimensioni circa 1.20 m per 1 m ed è sdraiato sul terreno, leggermente rialzato nella parte anteriore che è direzionata verso ovest (tra W e SW) in direzione del Freddone. Esso è in posizione panoramica sul Freddone e sul Pizzo delle Saette anche se davanti ci sono alcuni alberi e dietro c'è il bosco. La superficie è piatta e su di essa sono incisi una ventina di pennati in parte sovrapposti, alcuni di lettura difficile. Due gruppi di tre pennati sono sovrapposti a formare una sorta di girandola (da cui il nome) che per alcuni è una sorta di svastica cioè un evidente simbolo solare. La tecnica incisoria è a martellina e non a tratto continuo e forse, tra i segni, ci sono anche due impronte di piedi. Quindi il masso potrebbe essere legato a qualche ritualità legata al sole. Il masso fu scoperto nel 2004 dal Gruppo Archeologico Pisano.
Dopo aver ammirato e fotografato questo importante reperto, a 04h 05', torniamo indietro seguendo la traccia evidente che è subito a sinistra del masso, a fiancheggiare la modesta altura. Per il percorso fatto all'andata a 04h 13' siamo nuovamente alla chiesetta del Puntato.
Saliamo lievemente tra qualche siepe di bosso e poi per tratto costeggiato da grossi faggi e, a 04h 20', siamo al bivio tra i sentieri 129 e 128. Questo scende a destra diretto a Tre Fiumi e passa presso la baita La Quiete dove c'è lo stradello per Gufonaglia.
Noi saliamo a sinistra sul sentiero 129 che seguiremo fino a Fociomboli. Un paio di minuti più avanti siamo a una sorta di quadrivio, bisogna salire a destra per mulattiera tra grossi faggi.
A 04h 26' siamo alla prima marginetta a sinistra del sentiero. Essa è dedicata ai caduti della montagna, all'interno c'è un'immagine della Madonna e una di Cristo. A fianco c'è una costruzione in buono stato e poco più avanti un rudere.
Continuiamo tra grossi faggi e poi per tratto aperto e, a 04h 31', siamo a una seconda marginetta proprietà della famiglia Coppedè, restaurata nel 1998. In essa c'è un'immagine marmorea di Santa Barbera Benedetta. Qua vediamo qualche esemplare di Colchicum autumnale. Poi c'è una casa a destra e siamo di nuovo in tratto alberato.
A 04h 41' andiamo a sinistra e iniziamo una salita ripida per tornanti nel bosco. Poi il tornante si allunga e costeggiamo il Canale delle Fredde che guadiamo facilmente, a 04h 53', presso una costruzione dell'acquedotto. Pochi minuti e siamo presso il Padule o Torbiera di Fociomboli che rimane sulla sinistra.

[Esso è una conca prativa acquitrinosa, situata tra i 1120 e i 1150 metri di quota, che si estende per circa un ettaro ai piedi del versante settentrionale del Monte Corchia e di quello orientale del Monte Freddone. È circondato dal bosco ed è percorso da rivoli di acqua meteorica che scendono dalle rocce calcaree dei monti che lo circondano. Inoltre il bacino è alimentato anche da sorgenti sotterranee. Il padule è il residuo di un piccolo lago di origine glaciale che si è mantenuto grazie al fondo impermeabile, prevalentemente formato da dolomia scistosa, a differenza della roccia carsica delle zone circostanti. In questo modo le acque sono costrette ad affiorare e sul margine settentrionale si forma un piccolo emissario che va a formare il Canale delle Fredde. Questa Torbiera costituisce l’unico ambiente umido in quota delle Alpi Apuane e riveste un notevole interesse ambientalistico. Il padule è, infatti, ricco di rare specie botaniche per lo più neutrofile o leggermente basofile poiché le acque calcaree che alimentano la torbiera neutralizzano l’acidità della stessa. Solo qua è presente, in tutto il territorio apuano, l’Eriophorum latifolium (erioforo, pennacchio), esso è caratterizzato dall’infiorescenza bianco-cotonosa e molto spettacolare e fiorisce a giugno-luglio. Inoltre i depositi di torba conservano pollini fossili che documentano quali specie botaniche vivessero qua nel periodo glaciale e post-glaciale.]

Adesso la visuale si apre su Corchia e Paglino e a 05h 03' siamo a una terza marginetta restaurata nel 1982 con una dedica polemica del restauratore su marmo. Presso la marginetta c'era una minuscola sorgente che non vediamo per l'abbondante vegetazione. Salendo si vede bene il sito del Padule. Subito dopo rientriamo nella faggeta e proseguiamo in salita.
A 05h 12' siamo sullo stradello che scende da Fociomboli presso una costruzione che somiglia a una marginetta, ma è priva di immagini sacre ed è divisa in due parti. A sinistra lo stradello porta al Colle di Piano nella zona del Solco del Puntato dove sono presenti numerose abitazioni, alcune recuperate e adibite a uso turistico. Noi andiamo a destra e subito lasciamo lo stradello per il sentiero che sale a sinistra. Dopo 5' siamo nuovamente sullo stradello che lasciamo nuovamente a 05h 23' per andare a sinistra. Saliamo e dopo un paio di minuti troviamo quello che riteniamo il vero inizio della traccia che abbiamo seguito all'andata e dopo altri due minuti siamo all'imbocco da noi invece seguito. A 05h 34' siamo a Fociomboli e a 05h 42' concludiamo l'escursione.
Viste su mappa: Come arrivare e Itinerario
Da Seravezza si prosegue sulla strada provinciale per Castelnuovo Garfagnana (Strada del Cipollaio), si lascia sulla destra il bivio per Ponte Stazzemese, si superano le deviazioni per Retignano e per Levigliani sulla destra e per Terrinca sulla sinistra (13,5 km da Seravezza). Dopo un altro km, sulla destra, si stacca un’ampia strada per il passo che con 5 km di ampi tornanti porta al Passo di Croce.
Note
Questa escursione è finalizzata a percorrere una traccia alternativa al sentiero 129 e a vedere il Masso delle Girandole al Puntato.
Si svolge in larga parte nel bosco, ma non mancano i panorami sulla Pania della Croce e sul Pizzo delle Saette e, dal Puntato, sul Freddone.
Di grande interesse il Masso delle Girandole su cui è possibile trovare informazioni in rete. Di interesse è poi la zona di Mosceta, la Tana dell'Omo Selvatico e la zona del Puntato.
Il percorso non è impegnativo e la traccia che abbiamo seguito è evidente e poi è anche segnata dopo un primo bivio per il 129.
Chi volesse visitare solo il Masso delle Girandole può scendere subito da Fociomboli con il sentiero 129, riducendo di molto i tempi dell'escursione.