GAROFANO DI SEGUIER
(Dianthus seguieri)
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri
14 novembre 2010

(f.f.) questo bellissimo garofano rosa, comune sulle nostre montagne, dà il meglio di sé quando viene fotografato e gli ingrandimenti mostrano i disegni che decorano la sua corolla.

IL GENERE DIANTHUS

Famiglia Caryophyllaceae

Dianthus L.fu classificato da Linneo nel 1753.Garofano di Seguier (Dianthus seguieri)

Il nome generico Dianthus deriva dai termini greci θεός (= dio) e άνθος (= fiore). Quindi “fiore degli dei” in relazione alla sua grande bellezza.

In greco viene usato anche il termine karyòphyllon di probabile origine orientale (forse dall’arabo qarunfel) che in latino è diventato căryŏphyllŏn, poi italianizzato in garofalo e successivamente garofano.

Questo secondo termine greco, però, era riferito al Syzygium aromaticum chiamato anche Eugenia caryophyllata (famiglia Myrtaceae) che è la pianta che produce i famosi chiodi di garofano, spezia conosciuta sia dai greci che dai romani.

I nomi da noi usati derivano forse dalla somiglianza tra il chiodo di garofano (bocciolo fiorale essiccato) con il fiore omonimo, oppure dalla somiglianza tra gli odori della spezia e del fiore.

Il genere Dianthus comprende oltre 300 specie di piante erbacee, annuali, biennali o perenni originarie delle zone temperate, principalmente europee e asiatiche. Variano da 20 a 100 cm di altezza, hanno fusti nodosi e foglie opposte. I fiori hanno cinque petali e calice cilindrico.

Tra le molte specie la più nota è il Dianthus caryophyllus (garofano dei fioristi) che presenta moltissime varietà coltivate per la produzione di fiori recisi. Naturalmente la pianta è coltivata nei giardini e in vaso dove può vivere per molti anni.

I garofani vengono usati in profumeria per estrarre essenze mentre non gli si riconoscono proprietà farmacologiche.

Nella seconda metà del 1800 il garofano rosso divenne l’emblema dei socialisti.

DIANTHUS SEGUIERI

Dianthus seguieri Vill.

Classificato da Domenique Villars[1] nel 1779

Conosciuta volgarmente come: garofano di Séguier, garofano dei boschi, garofano dei prati

Il nome specifico seguieri deriva dal cognome del botanico francese Jean-François Séguier[2] che intende onorare.

Così riporta il botanico apuano Pietro Pellegrini[3]:

177. – Dianthus Seguierii Vill. [Dianthus seguieri Vill. subsp. seguieri]

= Dianthus chinensis – L.

= Dianthus asper – W.

= Dianthus Carthusianorum - All.

(luoghi in cui è stata osservata:) A Massa nel M. Brugiana tra Bergiola e la vetta, tra il Belvedere e la località Campaccio dietro il M. Carchio, in loc. Tombara sopra i Tecchioni, nelle selve di Antona e in regioni Marcore e Porneta, in valle del Frigido sopra la sorgente del Cartaro a Casette e tra il Forno e le cave del Biforco. A Carrara e Fosdinovo (Somm.), nei boschi tra Bedizzano e Bergiola Foscalina, alle cave di Miseglia. Nei boschi a Marciaso e a Tendola. Nelle selve a Groppoli e a Canossa presso Mulazzo, a Lusuolo, nei monti di Bibola, a Pastina e Orturano presso Bagnone, a Arzelato di Zeri, nel M. Orsaio a Frattamara (Bert.). indicato genericamente a Pontremoli (Bert.), trovasi a Montelungo e alla Cisa, a Succisa, a Molinello e in Val Gordana.

Fiorisce in luglio e agosto. Pianta erbacea perenne.

Pellegrini cita altre specie dello stesso genere: Dianthus armeria L. [Dianthus armeria L. subsp. armeria]; Dianthus atrorubens Vill. [Dianthus carthusianorum L. subsp. atrorubens (All.) Hegi]; Dianthus carthusianorum L.; Dianthus ciliatus Guss. [Dianthus ciliatus Guss. subsp. ciliatus]; Dianthus deltoides L.; Dianthus monspessulanus L. [Dianthus monspessulanus L. subsp. monspessulanus]; Dianthus prolifer L. [Dianthus prolifer (L.) P.W. Ball et Heywood]; Dianthus silvester Wulf. [Dianthus sylvestris Wulfen subsp. sylvestris].

Questo bellissimo garofanino è ben presente sulle Alpi Apuane dove fiorisce anche intorno ai 1500 metri come succede nella Valle di Vinca sotto la Foce di Giovo.

LA PIANTA

Classificazione: Superdivisione: Spermatophyta; Divisione: Magnoliophyta (Angiospermae); Classe: Magnoliopsida; Sottoclasse: Caryophyllidae; Ordine: Caryophyllales; Famiglia: Caryophyllaceae; Genere: Dianthus; Specie: Dianthus seguieri.

Forma biologica: Emicriptofita scaposa (simbolo: H scap). Emicriptofita (simbolo H): pianta erbacea biennale o perenne con gemme svernanti a livello del suolo che sono protette dalla lettiera o dalla neve. Scaposa (simbolo Scap): pianta dotata di asse fiorale eretto e spesso senza foglie.

Descrizione: pianta erbacea perenne alta da 30 a 60 cm. Il fusto è gracile e brevemente strisciante con foglie opposte e lineari. Ogni scapo porta uno o pochi fiori con calice cilindrico e cinque petali rosei screziati di macchioline purpuree aperti sullo stesso piano e con il margine dentellato. Il frutto è una capsula.

Antesi: giugno-agosto.

Tipo corologico: Europa centro-occidentale. In Italia nel nord e nel centro fino alla Toscana.

Habitat: boschi di latifoglie, prati aridi e rupi fino a 1000 metri.

Conservazione: la specie non è compresa nella LRT (Lista Rossa Toscana) delle specie vegetali protette nella quale sono presenti i congeneri: Dianthus longicaulis Ten. [sinon.: Dianthus sylvestris Wulf. subsp. longicaulis (Ten.) Greuter et Burdet], Dianthus siculus C.Presl, Dianthus tripunctatus Sibth. et Sm.

Altre foto relative a questa specie, presenti su questo sito possono essere consultate qui

 

note

1 Domenique Villars (1745-1814) fu medico e botanico francese, fu direttore del giardino botanico di Grenoble e, in particolare, studiò le piante del Delfinato.

2 Jean-François Séguier (1703-1784) fu studioso e naturalista francese a lungo attivo in Italia dove studiò particolarmente la flora veronese.

3 Pietro Pellegrini “Flora della Provincia di Apuania ossia Rassegna delle piante fanerogame indigene, inselvatichite, avventizie esotiche e di quelle largamente coltivate nel territorio di Apuania e delle crittogame vascolari e cellulari, con la indicazione dei luoghi di raccolta”, Stab. Tip. Ditta E. Medici, Massa, 1942. Il testo è stato ristampato in copia anastatica nel maggio 2009 dalla Società Editrice Apuana di Carrara per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Pag. 48-49.