MONTE CARCHIO

LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

29 Gennaio 2010

(f.f.) il monte Carchio era una vetta modesta, ma panoramica, del crinale che divide la provincia di Massa-Carrara da quella di Lucca. Oggi è completamente dilaniata dall’attività estrattiva, le cave sono poi state abbandonate e hanno lasciato solo desolazione a cui l’uomo ha pensato bene di aggiungere l’ulteriore spregio di una serie di orribili ripetitori. Le Alpi Apuane sono anche questo. Consiglio di percorrere la facile cresta che collega il Folgorito alle Forche per la sua incredibile ricchezza di fioriture, in particolare nel mese di maggio, che riconciliano il camminatore con questi luoghi così pesantemente segnati dall’avidità umana.

MONTE CARCHIO

È una conoide di marmo dilaniata dalle cave che hanno ormai eliminato anche una superstite cuspide sommitale che dava al monte un profilo caratteristico[1]dal monte Folgorito: quello che rimane del monte Carchio, a sx il ravaneto tagliato dal sentiero per il Folgorito

Quello che rimane del monte Carchio è alto 1082,5 metri e sarebbe veramente interessante fare un confronto con l’aspetto che aveva nell’ottocento. Il vecchio monte, detto anche Penna del Carchio, è stato completamente dilaniato dalle vecchie cave ormai abbandonate.

Si arriva al monte dalla foce del Campaccio, oppure dalla zona della Focoraccia o ancora dalla cresta del Folgorito in località “le Forche” mediante bel percorso scalinato. La salita è facile ed è panoramica sulla costa versiliese, apuana e sul golfo della Spezia e sul vicino monte Altissimo.

Il versante marittimo è ricoperto da ravaneti mentre quello che guarda verso la valle del Serra si abbassa in un’aspra parete di circa 200 metri.

Attualmente il piazzale di cava che guarda verso il mare è occupato da ripetitori ad aggiungere ulteriore bruttura al degrado imperante per i piazzali. Unica nota positiva è la ricchezza di belle fioriture tra cui la globularia incanescens tra i detriti calcarei delle vecchie cave.

La cresta Folgorito-Carchio-Focoraccia-Uncini costituisce confine naturale tra le province di Massa (comuni di Massa a nord e di Montignoso a sud) e di Lucca (comune di Seravezza). Quello che rimane della sommità del monte è confine tra i tre comuni.

Il nome del monte deriva dalla voce mediterranea kara/karra (= pietra). Nella zona apuana, a causa della conformazione rocciosa del territorio, la voce è molto diffusa: Carchio, Corchia, Carcaraia, Carrara solo per citare qualche esempio.

I VERSANTI DEL MONTE

dal sentiero per la vetta dell’Altissimo: il Carchio si trova a metà in alto e si vede la cresta che porta al Folgorito a sxVersante ovest: dalla zona del Pasquilio si sale per vie di lizza senza un itinerario prefissato. Dalla Foce del Campaccio si segue in parte il sentiero 33 per poi immettersi in vie di cava.

Cresta Nord-est la cresta che si dirige a nord-ovest dal Passo Focoraccia (1059 metri) incontra il monte Focoraccia (1149), un colle detto Passo Focoraccia sud (1100) e le quote successive 1107, 1155, 1125 prima di arrivare al Carchio. Si può facilmente salire in cresta dal sentiero 33 che la costeggia ad ovest.

Parete Est: i versanti orientali del monte Folgorito, del Carchio e del Focoraccia scendono molto ripidamente verso la valle del Serra e sono solcati dai canali (da sud a nord) del Prato di Greppia, di Palerosa, di Finocchiaia, del Carchio, di Novello, di Pelango e di Corniglia che confluiscono tutti nel Serra stesso. Le pareti, da nude e rocciose, si fanno boscose più in basso. La parete est si trova alla testata del canale del Carchio, presenta difficoltà degne di arrampicatori e fu salita per la prima volta nel 1956 da Dino Ciuffi e da Ricciardo Malfatti.

Cresta Sud-est: la cresta collega il Carchio al monte Folgorito. È possibile salire facilmente dalla cresta che si raggiunge dal sentiero 140 per il Folgorito. La cresta è facile a percorrersi nei suoi saliscendi ed splendida per le sue fioriture e i suoi profumi: orchidee di varia specie, centauree di Tronfetti, eliantemo, moltkia, saponaria, verbasco ed in particolare un’esplosione di Anthericum liliago e di cisto bianco. Solo alcuni tratti del sentiero passano tra felci, eriche e ginestroni, mentre il resto è aperto.

COME SI SALE

  • Dalla Foce del Campaccio (sentiero 33): si segue inizialmente il sentiero per il Passo egli Uncini e poi con percorso libero si arriva alla marmifera dalla quale si arriva a quello che resta del monte

  • Dalla Foce del Campaccio (sentiero 40): dopo poche centinaia di metri nel bosco si lascia il sentiero per dirigersi alla marmifera. In alternativa si continua fiancheggiando poi il ravaneto del Carchio e si raggiunge la cresta sud-est che offre l’itinerario di salita più bello tramite un tratto scalinato ed una via di lizza, in alto è possibile poi ammirare la parete est.

  • Dalla zona del Pasquilio: con itinerario libero fino a seguire uno dei due percorsi descritti sopra.

  • Dal Passo del Pitone: si segue la cresta nord-est. È possibile salire con fatica ed attenzione dalla valle di Azzano per portarsi al passo, percorrendo uno degli itinerari seguiti nella seconda guerra mondiale per passare il fronte. Al Passo si arriva anche con il sentiero 33 dal passo della Greppia con un po’ di attenzione.

LA VETTA

quello che rimane della vetta del CarchioLa parte sommitale è completamente devastata dalle cave ed ospita una serie di ripetitori. Il panorama è molto bello sulla costa e sulle vicine montagne in particolare il monte Altissimo.

Salire dal piazzale di cava a quello che rimane della vetta richiede attenzione per l’esposizione e per i sassi instabili. Ci sono almeno due mozziconi che possono contendersi la dignità di punto più alto del monte e non c’è un percorso preciso per raggiungerli.

CAVE E VIE DI LIZZA

Nella zona che unisce la vetta del Carchio alla cresta degli Uncini si trova una diffusa formazione marmorea che fu tra le prime ad essere individuata e sfruttata nel comune di Massa. Infatti sin dal XVIII secolo iniziò l’attività estrattiva nel bacino delle Madielle ad opera della famiglia Ancona ed iniziò di conseguenza la costruzione di un sistema di vie di lizza per portare il marmo al piano. In zona possono essere individuati tre nuclei fondamentali nell’escavazione, nei quali l’attività divenne rilevante nel XIX secolo ed in alcune anche oggi:

  • Caprara e Granarola, nel versante occidentale del monte Focoraccia

  • Campaccio e Madielle, intermedie tra Focoraccia e Carchio

  • Monte Carchio

Via di lizza del Monte Carchio e del Campaccio

In passato esisteva un sistema di vie di lizza assai complesso oggi in parte ricoperto dalla via del Pasquilio. Il sistema di vie si è modificato nel tempo con il cambiamento delle zone di escavazione.

In particolare il sistema viario che dal Carchio porta alla zona di Altagnana e poi Canevara risale al 1800.

La via di lizza principale (Carchio-Canevara) si staccava dalle cave più alte del versante montignosino ed è, oggi, in parte coperta dal ravaneto a circa 1000 metri. Un tronco scendeva a Vietina, nella zona di Montignoso, mentre l’altro ramo curvava a sud-ovest entrando nella Selva del Guerra ai piedi del Carchio per poi confluire con la via di lizza del Campaccio e dirigersi verso la strada Antona-Altagnana. Alcuni tratti della via di lizza sono oggi visibili lungo il sentiero 33.

Considerazioni finali

Carchio, Cervaiole, Gioia e Focolaccia come alcuni esempi dell’azione distruttiva operata dall’escavazione del marmo nell’ambiente apuano. È necessario trovare una risposta equilibrata tra la coltivazione degli agri marmiferi e quindi la salvaguardia dei livelli occupazionali e la tutela dell’ambiente e del paesaggio montano. O perlomeno è necessario porsi il problema.

INTORNO AL CARCHIO

la parete Est e la cresta verso il monte Focoraccia. Sullo sfondo monte Altissimo.Foce di Campaccio

È situata nel comune di Montignoso, raggiunge la quota di 827 metri ed è detta anche Pasquilio, anche se in realtà Pasquilio è il nome che si dà all’intero alpeggio. Alla fine della strada asfaltata si apre uno slargo-parcheggio dominato da un monumento alla guerra di liberazione, eretto nel 1971, e qua si trova il cartello indicatore Pasquilio. La foce si raggiunge facilmente sia da Montignoso che da Massa passando per Pariana. La foce è chiamata anche del Termo o Collescritto ed è situata tra il monte Belvedere ed il Carchio. Si gode di bella vista sulle Apuane settentrionali e sulla cave delle Madielle. Da qua partono due sentieri: il 33 ed il 140. Salendo di poco le pendici del Belvedere c’è un busto del poeta e prosatore Enrico Pea (Seravezza LU 1881 - Forte dei Marmi LU 1958), che in uno dei suoi libri intitolato "Montignoso" così si esprimeva: "Una vite si arrampica in comune con l'edera selvaggia, su pel muro, che guarda il Carchio dilaniato e strano". E ancora: "Montignoso vestito di splendore apriva le finestre al buon augurio, stendeva sul davanzale le coperte dai colori di sangue e di speranza".

Passo Focoraccia

È alto 1059 metri ai piedi del monte omonimo. È un intaglio modesto per il quale passa il sentiero 33.

Le Forche

È la parte iniziale della cresta del Folgorito salendo per il sentiero 140. Qua si trovano opere di difesa tedesche appartenenti alla linea gotica: due buche per tiratori, due camminamenti uno dei quali con postazione di tiro, due caverne artificiali con funzione di rifugio e di dormitorio, una trincea con annesso riparo ed una buca per tiratori. Interessantissime sono le fioriture primaverili.

Madielle

La zona in antico era detta Campo Francesco e si trova nel comune di Massa. L’escavazione del marmo data dall’inizio del 1800. Si trova tra il monte Focoraccia ed il monte Carchio a circa 800 metri. alcune cave sono tuttora coltivate.

Pasquilio

È un altopiano, terrazzato a boschi e a prati, che guarda verso la conca di Montignoso ed il mare. Esso è circondato dalle falde del Monte Belvedere, del Carchio e del Folgorito.È zona amena in cui si trovano diverse case ancora abitate ed è facilmente raggiungibile sia da Montignoso che da Massa.

Passo del Pitone

il ravaneto del Carchio attraversato dal sentiero 140Si trova a 1060 metri slm, lungo il sentiero 33 tra il passo Focoraccia e quello della Greppia. Presso il passo si trova uno spuntone di roccia che dovrebbe giustificare il nome, infatti nel dialetto locale pitòn significa spuntone di roccia . Nella seconda guerra mondiale fu uno dei principali punti che permetteva di passare il fronte andando da Antona ad Azzano. Infatti il fronte si fermò per diverso tempo sulla linea gotica: Antona e la zona di Massa, Montignoso e Carrara erano ancora sotto i tedeschi ed i fascisti loro alleati, mentre Azzano era già liberata. Al passo è presente una croce marmorea ed una lapide, posta nel 1977, in memoria di Andrea Marchini (medaglia d’oro al valor militare) e di Giuseppe Antolini. Così recita: Caddero/ combattendo perchè tu potessi/ vivere/ in libertà/ Marchini Andrea MOVM 15 2 1944/ Antolini Giuseppe 15 2 1944/ memori gruppo patriotti apuani/ Passo del Pitone Linea Gotica 25 4 1977. Un gruppo di partigiani stava tornando da Azzano e poco dopo aver superato il passo furono sorpresi dal fuoco nemico: morirono oltre a Marchini anche Flavio Cortesini ed Ireneo Mignani.

Il giorno dopo morì anche Antolini nel tentativo di recuperare il corpo di Marchini. La lapide ha due errori: la data di morte di Marchini è in realtà il 15 dicembre e quella di Antolini il giorno dopo.

 

SENTIERI

Sentiero 33

È detto sentiero dell’Omomorto. Foce di Campaccio (827m) – Passo Focoraccia (1059m) - Passo del Pitone (1060m) - Passo della Greppia (1200m) - Passo degli Uncini (1380m) - Casa Henraux alle Gobbie (1037m) - Rifugio Puliti (1013m) – bivio 31 - Arni (916m). Il primo tratto è semplice, dopo il Passo Focoraccia un breve tratto di corda metallica conduce al Passo del Pitone. Qualche tratto esposto e difficoltoso è tra il Pitone e la Greppia.

Sentiero 140

Riomagno Seravezza (65m) – Cerreta (574m) – deviazione per vetta Folgorito - Foce Campaccio (847m). All’inizio il sentiero sale ad un crinale molto panoramico sulla costa da Livorno a La Spezia in mezzo ad una vegetazione decisamente mediterranea. Dopo un tratto a castagneto arriva a Cerreta San Nicola, dove è presente una chiesetta, risale il castagneto ed attira ad uno stradello che costeggia il Folgorito fino al cippo della Linea Gotica. Poi prosegue in cresta fino alle Forche, scende a costeggiare il ravaneto del Carchio e con un tratto nel bosco arriva al Campaccio.

note

1 Euro MONTAGNA, Angelo NERLI, Attilio SABBADINI, Alpi Apuane, CAT-TCI, Milano, 1979. seconda edizione. Pag. 328.

 

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