VEDOVELLE DELE APUANE
(Globularia incanescens)
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

12 Novembre 2009

(f.f.) questo fiore è il simbolo dell’Orto Botanico di Pian della Fioba ed è sicuramente tra i fiori più significativi presenti sulle Alpi Apuane. La sua bellezza è amplificata dall’uso della fotografia, ma è sufficiente vederla prosperare nel suo habitat, nel periodo della sua fioritura, per rimanerne ammirati. D’altra parte tutta la flora apuana è motivo di meraviglia e rispetto. Essa deve essere conservata per quelli che verranno dopo di noi.

GLOBULARIA INCANESCENS e altre Globularie

Questa piccola pianta erbacea, con la sua splendida infiorescenza azzurro-violacea, è stata scelta come simbolo dell’Orto Botanico[1] di Pian della Fioba a Massa, dedicato a Pietro Pellegrini[2].

Il nome del genere deriva dalla forma dell’infiorescenza, che è un capolino o calatide. Infatti deriva dal latino globus (=sfera, globo). Mentre il nome specifico dal latino incanescens (= che diventa canuto) deriva dal fatto che le infiorescenze col passare del tempo diventano bianche.

La pianta è conosciuta come Vedovella o Globularia delle Apuane. Il nome scientifico è Globularia incanescens Viv.[3] In passato si usava anche il nome Carradoria incanescens Puccinelli[4].

In realtà ancora oggi qualche studioso vorrebbe considerarla come un genere a parte (appunto Carradoria) per le rimarchevoli differenze con le specie oggi considerate conspecifiche. Per esempio è l’unica a produrre il flavonoide quercetina (un antiossidante naturale)[5]. Ulteriori studi sono richiesti.

Nella zona apuana sono presenti altre piante del genere Globularia: Globularia incanescens

  • Globularia cordifolia L. (Vedovelle celesti) è presente sull’arco alpino, sulle Prealpi e sulla dorsale appenninica sicuramente in Campania e nelle Marche, oltre naturalmente che sulle Alpi Apuane. Il nome specifico deriva dalla forma delle foglie simili ad un cuore, dal latino cor, cordis (= cuore). È specie perenne e non supera i 12 cm di altezza. Come detto le foglie sono bilobate somiglianti ad un cuore, ha portamento strisciante e forma caratteristici tappeti estesi fino a qualche decimetro (ben più della incanescens). Non presenta granuli calcarei come la incanescens. Gli scapi fiorali sono senza foglie. Prospera su rocce calcaree. Dal punto di vista farmacologico è sicuramente lassativa ed il principio attivo è lo stesso della vulgaris: la globularina.
  • Globularia vulgaris L. (Vedovelle dei prati) diffusa in tutta l’Europa centro-meridionale fino ai 1500 metri, è perenne ed alta fino a 20cm (quindi più che la incanescens). Le foglie sono flaccide, strette ed appuntite e sui fusti fiorali sono presenti foglie lanceolate. I fiori sono mediamente più grandi che nella incanescens (1-2,5 cm) e non incanutiscono. Fiorisce da marzo a maggio, anche se l’ho vista in piena fioritura a luglio alle pendici del monte Freddone. Essendo molto diffusa in Europa la pianta era conosciuta anche per le sue proprietà farmacologiche: le foglie sono purganti e diuretiche. Inoltre facilitano lo svuotamento della cistifellea, sono sudorifere, leggermente stimolanti ed antireumatiche. Nel complesso è, comunque, considerata pianta tossica da usare con attenzione, come, d’altra parte, è vero per tutte le piante con proprietà medicamentose.

Così riporta Pellegrini[6] (le località sono quelle dove lui o altri hanno visto la pianta in questione):

Famiglia LXVII. – Globulariaceae

1193. – Globularia incanescensViv.

= Carradoria incanescens – A. D. C.

Sulla cima della Brugiana e tra la Brugiana e Caglieglia, nella valle di Antona, tra il Ponte di Gronda e Resceto, al Sagro, nella valle degli Alberghi, alla Tambura, tra il Forno e le cave del Biforco, al Pizzo d’Uccello, alla cima di Gioia e al M. Girello, alla Piastra Marina e tra il Carchio e l’Altissimo, a Campo Catino, al M. Rasori, a Vinca, a Campo Cecina, al Balzone nella valle del Lucido, alle sorgenti del Frigido e nelle rupi lungo lo stesso fiume a Castagnola di sotto presso Massa e nelle rupi lungo la strada tra il Mirteto e la foce di Carrara.

Fiorisce da maggio ad agosto. Pianta erbacea perenne.

1194. – Globularia vulgarisL.

Comune a Massa in luoghi selvatici del M. Codupino, nelle vigne di Candia e alla Pernice, negli uliveti della Costa sopra il Mirteto e in quelli delle colline sopra Turano, nel M. Brugiana, al M. Pianamaggio e al M. Olivo, al M. Pepe presso Montignoso. A Codena, a Fosoola, a Fontia, a Fossone alto presso Carrara. Ad Albiano e a Podenzana.

Fiorisce da marzo a maggio. Pianta erbacea perenne.

1195. – Globularia cordifoliaL. γrepens (Lam.)

= globularia nana – Lam.

Indicata nel gruppo del Sagro (Bert.), trovasi a Campo Cecina, al Balzone, sopra Vinca sulle rupi calcaree dei contrafforti del Pizzo d’Uccello, al Solco di Equi e dietro il M. Corchia, sopra il Forno alla Rocchetta e alla cima di Gioia, indicata anche al Giovo (Bert.), alla Tambura (P. Salv.) e alle cave dei Fantiscritti presso Carrara (Bert.).

Fiorisce da maggio ad agosto. Pianta erbacea perenne.

LA PIANTA

Classificazione[7]: divisione: Magnoliophyta (Angiospermae); Classe: Magnoliopsida; Sottoclasse: Asteridae; Ordine: Plantaginales; Famiglia Plantaginaceae; Tribù: Globularieae; Genere Globularia. Logo Orto Botanica Pietro Pellegrini

Forma biologica: Emicriptofita scaposa (simbolo: H scap). Emicriptofita (simbolo H): pianta erbacea biennale o perenne con gemme svernanti a livello del suolo che sono protette dalla lettiera o dalla neve. Scaposa (simbolo Scap): pianta dotata di asse fiorale eretto e spesso senza foglie.

Descrizione: è una piccola pianta erbacea perenne alta fino a 12 cm. Ha un fusto corto, legnoso e strisciante da cui si dipartono brevi rami erbacei ascendenti. Le foglie basali hanno picciolo lungo 3-4 cm e lamina tondeggiante leggermente bilobata larga fino a 2,5 cm, sono glabre e di color verde lucente. Le foglie presenti sullo scapo8 fiorale sono di dimensioni decrescenti dal basso verso l’alto con lamina che da arrotondata diventa ellittica e lanceolata e con il picciolo sempre più corto. Sulle foglie sono presenti punti bianchi che sono secrezioni calcaree con le quali la pianta elimina l’eccesso di calcio assorbito dal substrato. Questa è una caratteristica comune anche di altre piante apuane che vegetano sui terreni calcarei e costituisce un chiaro adattamento all’habitat. I piccoli fiori pentameri sono raccolti in un capolino sferico, da cui deriva il nome del genere, di circa 1,2 cm di diametro. I fiori sono di colore azzurro-violaceo e, con il tempo, diventano biancastri, da cui il nome specifico. Il veicolo dell’impollinazione sono le farfalle che spesso si osservano sui fiori. Il frutto è un piccolo achenio, cioè frutto indeiscente con pericarpo indurito e a volte legnoso.

Antesi: da Aprile a Luglio

Tipo corologico[9]: è un endemismo delle Alpi Apuane e dell’Appennino Tosco-Emiliano[10]. Infatti vegeta anche dal monte Orsaro e al monte Libro Aperto, è stata segnalata anche sulle rupi dell’Orrido di Botri. Inoltre si spinge fino al livello del mare sulle rupi calcaree di Montemarcello (valle della Marossa) e di Portovenere. Nel territorio apuano prospera tra i 400 ed i 1850 metri (cresta sommitale del monte Cavallo), anche se esemplari sono stati trovati a Massa, lungo il Frigido, a circa 60 metri di quota. La specie è considerata un paleoendemismo, cioè una specie anticamente diffusa in areali più ampi che si sono poi progressivamente ristretti. Si pensa che si sia sviluppata all’inizio del Pleistocene.

Habitat: è molto frequente nelle fessure tra le rocce e nelle zone erbose e aride solitamente su fondo calcareo dove forma piccoli cuscinetti erbosi. . Può scendere verso il basso seguendo i corsi d’acqua su scarpate o massi sempre ben esposti al sole.

Conservazione: la pianta è ben distribuita nella zona apuana e non è, apparentemente, soggetta a minaccia anche se la ristrettezza del suo areale di diffusione non depone favorevolmente per il futuro della specie. È inserita nella lista delle specie protette ai sensi della legge Regione Toscana 56/2000, ma mentre a livello mondiale è considerata ovviamente specie rara (R) ed a livello nazionale specie vulnerabile (VU) non è presente nella lista rossa della regione Toscana (LRT)[11]. Nella regione Liguria la raccolta o il danneggiamento della Globularia incanescens costituisce illecito penale (legge Regione Liguria 28/2009. La limitatezza del suo areale dipenderebbe dal fatto che Globularia Incanescens sarebbe un endemismo conservativo autoctono che avrebbe perso la capacità di espandersi ulteriormente. La pianta è diploide (2n=16) e questo spiegherebbe la sua scarsa variabilità e la bassa tendenza alla speciazione come succede invece per le specie poliploidi ad essa imparentate.

Altre foto possono essere consultate qui

 

Attenzione: le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimentari eventualmente indicati sono a puro scopo informativo. Decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro uso a scopo alimentare, curativo e/o estetico.



note

1 L’Orto Botanico fu istituito nel 1966 per raccogliere e studiare, in uno spazio limitato, le piante rare delle Apuane e per farle conoscere al vasto pubblico al quale fu aperto nel 1981. Il sito si trova lungo la strada che unisce Massa con la Garfagnana nei pressi del rifugio Città di Massa. Dopo una serie di vicissitudini l’Orto Botanico è stato risistemato e nuovamente aperto alla fruizione della popolazione il 17 maggio 2009.

2 Pietro Pellegrini (Carrara 1867, Massa 1957) fu medico igienista di professione, ma naturalista per passione. A lui si deve il libro: “Flora della Provincia di Apuania ossia Rassegna delle piante fanerogame indigene, inselvatichite, avventizie esotiche e di quelle largamente coltivate nel territorio di Apuania e delle crittogame vascolari e cellulari, con la indicazione dei luoghi di raccolta”, Stab. Tip. Ditta E. Medici, Massa, 1942. Il testo è stato ristampato in copia anastatica nel maggio 2009 dalla Società Editrice Apuana di Carrara per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Inoltre la Fondazione ha accompagnato il testo di Pellegrini con un nuovo testo: Fabio Garbari, Anna Laura Carducci, Maria Ansaldi, Giuseppe Trombetti, Pietro Pellegrini, Società Editrice Apuana, Carrara, 2009. in questo testo sono raccolti interventi sull’opera di Pellegrini ed un’ampia raccolta di immagini della flora apuana opera di Giuseppe Trombetti.

3 Viv. È l’abbreviazione usata per le piante descritte da Domenico Viviani (Legnaro di Levanto (SP) 1772 – Genova 1840). Dopo gli studi di medicina si dedicò alla botanica e fu, per 36 anni, professore all’Università di Genova.

4 Benedetto Puccinelli (Coreglia Antelminelli LU 1808 – Lucca 1850) botanico, fu direttore dell’Orto botanico di Lucca.

5 Fabio Garbari, Gianni Bedini, The flora of the Apuan Alps (Tuscany, Italy): survey of biosystematic investigations; Willdenowia 36, pag. 149-155, Berlin-Dalhem, 2006.

6 Pietro Pellegrini, op. cit., pag 243-244.

7 La classificazione di questa famiglia è ancora discussa ed in via di sistemazione. Certi testi considerano la famiglia delle Globulariaceae autonoma dalle Plantaginaceae.

8 Fusto che porta il fiore.

9 La Corologia studia la distribuzione delle piante.

10 Ricordiamo gli endemismi apuani e appenninici più importanti: Buphthalmum salicifolium subsp. flexile, Carex macrostachys, Cerastium apuanum, Cirsium bertolonii, Globularia incanescens, Leontodon anomalus, Rhamnus glaucophylla, Rhinanthus apuanus, Saxifraga etrusca, Saxifraga latina, Senecio nemorensis var. apuanus, Thesium sommieri.

11 Riccardo Vaira, Maria Ansaldi, Gianni Bedini, Fabio Garbari, Demografia, distribuzione e aspetti conservazionistici di specie minacciate della flora apuana, Atti Soc. tosc. Sci. Nat. (Pisa), Mem., Serie B, 11 (2004), pagg. 65-93.


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