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20 agosto 2010 (f.f.) interessante percorso che collega due borghi di cavatori uno nel comune di Carrara e l’altro in quello di Fivizzano passando per le case del Vergheto. I panorami sono molto interessanti in particolare sul Sagro e sul Pizzo d’Uccello e molte sono le testimonianze di archeologia industriale. Val la pena visitare anche i due paesi capolinea carichi di storia e di tradizioni.
SENTIERO 38 Il sentiero è di competenza del Cai sezione Carrara che ne cura la manutenzione e la numerazione. Tragitto Colonnata (532m) – [raccordo con 169] - Case del Vergheto (850m) – [innesto 195 ex 48] - Foce Luccica (1029m) [innesto 172] - Foce di Vinca (1333m) [innesto 173] - La Prada [innesto 153 ex 173 A] – Maestà di Doglio (880m) [innesto 175] – [innesto 190] - Vinca (808m). Nel suo lungo percorso alcuni brevi tratti sono comuni con i sentieri 195 ex 48, 173, 153 ex 173 A, 175. Informazioni sulla zona di partenza Naturalmente il sentiero può essere percorso nelle due direzioni, essendo i due borghi facilmente raggiungibili. Colonnata è frazione del comune di Carrara dal cui centro dista 7 km ed è ben collegata col centro mediante numerose corse dell’ATN (linea 50). Invece Vinca, nel comune di Fivizzano, è collegata con Monzone con due corse solo nei giorni feriali, sempre dell’ATN (linea 43), all’andata e due al ritorno, che diventano tre il giovedì e quindi per lo più deve essere raggiunta in auto. Entrambi i borghi sono molto interessanti e ne parleremo ampiamente più avanti. Non è possibile percorrere questo sentiero senza dedicare un po’ di tempo a essi. Descrizione del percorso Lungo sentiero che unisce i due paesi situati da parte opposta rispetto al gruppo del monte Sagro e uniti da antica vocazione per il lavoro nelle cave di marmo, anche se Vinca è ormai abitato solo da un centinaio di persone e i cavatori rimasti sono pochissimi. I due borghi sono carichi di storia e di tradizioni gastronomiche e sono molto belli e meritevoli di una visita non frettolosa. Percorrere l’intero sentiero all’andata e al ritorno ci sembra impresa lunga e faticosa che non fa apprezzare le particolarità del percorso per cui il consiglio è di percorrerlo in direzione Colonnata-Vinca e poi avere un mezzo a Vinca per tornare indietro. Altrimenti scendere in val Serenaia dove non mancano rifugi che permettono di pernottare e di ideare altre interessanti escursioni che facciano capo nuovamente a Colonnata. Difficoltà: E. Il sentiero non è difficile, ma è preferibile percorrerlo con il necessario allenamento. Un po’ faticoso il tratto che dalla casa dei Macchinari porta alla foce di Vinca, poi è tutto in discesa. Con la neve e il ghiaccio diventa decisamente difficile sia la salita da Foce Luccica a Foce di Vinca che il breve tratto dalla Maestà di Doglio all’ingresso nel bosco su rocce che si coprono dell’insidioso ghiaccio apuano. Invece i tratti Colonnata-Foce Luccica e Maestà di Doglio – Foce di Vinca non sono difficili e possono rappresentare interessanti itinerari invernali. Ricordiamo che si può accedere alla Maestà di Doglio, senza percorrere il tratto potenzialmente ghiacciato, seguendo da Vinca il sentiero 39, lasciarlo sulla destra e salire ancora una decina di minuti sulla strada asfaltata fino ad una ben evidente deviazione sulla sinistra (strada dei Tedeschi) che in una decina di minuti porta alla Maestà. Stato del sentiero: è ben segnato e soggetto a continua manutenzione. Dove ci sono innesti di altri sentieri le indicazioni sono accettabili anche se potrebbero essere migliorate con paline indicatrici. Tempi[1]: Colonnata - Vergheto: 1h 07’ Vergheto - Foce Luccica: 43’ tot (totale 1h 50’) Foce Luccica - Foce di Vinca 1h 30’ (totale) 3h 20’ Foce di Vinca - La Prada 35’ (totale 3h 55’) La Prada-Maestà di Doglio - Vinca 01h (totale 4h 55’) Vinca – Foce di Vinca 02h 00’ Foce di Vinca – Foce Luccica 01h 15’ (totale 03h 15’) Foce Luccica – Colonnata 01h 30’ (totale 04h 45’) Il percorso Arriviamo a Colonnata dove ci fermiamo presso il parcheggio all’inizio del paese (in alternativa si può parcheggiare alla base del paese e salire poche centinaia di metri seguendo la strada). Poi saliamo a sinistra per la strada asfaltata e, in pochi minuti, il sentiero ben segnato devia a destra, poco prima della piazzetta principale di Colonnata. Superiamo una larderia e, salendo ancora per strada asfaltata e stretta, in 10’ arriviamo a una chiesetta con campanile: è la Cappella della famiglia Cattani. Saliamo ancora qualche minuto e la strada diventa un sentiero cementato. A 17’ abbiamo a sinistra una captazione d’acqua e il sentiero diventa una agevole mulattiera nel bosco e costeggia il Canale del Vento che scorre molto più in basso. A 27’ tralasciamo la mulattiera che continua in avanti e prendiamo a destra superando il canale su un ponte metallico che, di recente, ha sostituito un vecchio ponte di tavole. Presso il ponte c’è una piccola costruzione che può servire da riparo. Ora inizia la salita ripida e dopo un centinaio di metri il sentiero curva decisamente a sinistra per un tratto scalinato: esiste un evidente cartello per il Vergheto per evitare di proseguire e arrivare a un edificio usato dai pastori che è ben visibile dal sentiero che abbiamo appena fatto. Dopo il primo tratto un po’ ripido il sentiero prosegue nel castagneto con lunghi tornanti non faticosi. A 53’ il panorama si apre sulle Cave di Gioia verso mare. A 01h siamo sul crinale presso un grosso castagno, qua arriva, da destra, un sentiero, sempre numerato 38, dalla strada che sale da Forno al Vergheto-Pianello e serve come raccordo con il sentiero 169. Saliamo e incontriamo le prime case del Vergheto e a 01h 07’ siamo presso una bella maestà (Maria Santissima del Bon Consiglio) restaurata di recente e di fronte c’è il nucleo principale delle case del borgo. Il panorama è splendido sullo spigolo nord-est del Sagro e sull’intera catena apuana dal Cavallo all’Altissimo e oltre. Usciamo in pochi minuti dal borgo e vediamo di fronte la Cima d’Uomo e il monte Maggiore.
Tratto di raccordo 38-169: sulle carte è indicato anch’esso come 38. Si accede a esso con la strada asfaltata che inizia, a sinistra, fuori del paese di Forno prima che la strada continui per Biforco. Essa con una decina di ripidi tornanti passa prima per i Mozziconi (dove inizia il canal Regollo e il sentiero 37) poi supera alcune costruzioni di pastori. In alto la strada è in pessimo stato con alcuni cedimenti e va percorsa con attenzione. Essa termina al Pianello zona di campeggio e di pic-nic e qua inizia il breve tratto di sentiero che in meno di dieci minuti si innesta con il 38 presso un grosso castagno all’inizio del Vergheto. Inoltre, poco prima, c’è anche il raccordo con il 169 anche se non è ben indicato. Tratto di raccordo 38-173: questo tratto non è attualmente ben segnato ed è piuttosto degradato per la caduta di alberi, esso porta a pochi minuti dalla Capanna Garnerone. Aspetti di rilievo del sentiero Colonnata È il borgo più alto del comune di Carrara, a quota 532 metri, ed è situato su uno sperone roccioso a cavallo tra la Fossa del Canalone e il Canale del Vento. Il paese si biforca per seguire i due canali. Vergheto È posto a quota 850 metri. Il borgo si trova sul crinale che separa la valle di Colonnata da quella di Forno, interamente in territorio carrarese. È costituita da un gruppo di case alcune abbandonate altre invece restaurate e saltuariamente abitate dai proprietari. Era sede di attività silvo-pastorali e da esso si gode di bel panorama sullo spigolo Nord-Est del Sagro. Non c’è acqua per l’escursionista, presente invece fino a qualche anno fa, la fonte è in basso lungo il sentiero 195 (ex 48), ma richiede una deviazione di almeno 40’. Fino a qualche anno fa era presente un Rifugio Monte Sagro privato, ma in qualche modo legato al Parco delle Alpi Apuane, esso ha avuto vita breve e sfortunata. Il piccolo borgo è in posizione molto panoramica circondato da montagne: monte Sagro, Grondilice, Contrario, Cavallo, Sella, Tambura e Altissimo. È presente una maestà, di recente sistemata, dedicata a Maria Santissima del Bon Consiglio del 1864. Foce Luccica È situata a quota 1028 metri, è un intaglio sul crinale che separa la valle di Forno da quella di Colonnata, all’inizio della cresta Sud del Monte Spallone. È presente un’icona marmorea dedicata alla Madonna. Passa per questa foce il sentiero 38 diretto alla Foce di Vinca, e vi si arriva facilmente da Forno, dalle Casette, da Colonnata e dalla Foce della Faggiola. Poco sotto c’è proprio il bivio per quest’ultima località. Il luogo è ameno e molto panoramico sulle Apuane dal Sagro fino al monte Sella con in primo piano il poggio di Navola. In primavera è possibile ammirare una bellissima fioritura di crochi. Foce di Vinca È situata a quota 1333 metri e serve come via di comunicazione tra Vinca e Colonnata. La zona è caratterizzata da abetaie ed è attraversata dal sentiero 38 proveniente da Colonnata attraverso Foce Luccica. Invece il sentiero 173 da Campocecina per la Capanna Garnerone passa pochi metri più in basso. La Foce è, in realtà, formata da due selle vicine, quella principale, che è poi la Foce di Vinca vera e propria, è situata ad ovest. Dalla foce parte l’itinerario per lo spigolo est del Sagro. Le Prade Anche La Prada. Zona spoglia di vegetazione di alto fusto prossima al bosco sotto la Vacchereccia, a monte del sentiero 38. È attraversata in alto dal sentiero 37 per la Foce di Giovo e dal 153 (ex 173 A) per la Capanna Garnerone. C’è da aggiungere che, negli ultimi anni, causa cambiamenti climatici la vegetazione, sia arbustiva che di alto fusto, sta salendo. Vinca È un borgo abbastanza grande del comune di Fivizzano. Alcune leggende ne fanno risalire l’origine ai Liguri-Apuani sconfitti dai romani e costretti a rifugiarsi sulle montagne più impervie. Secondo altre storie, invece, furono gli abitanti di Luni che qua cercarono un luogo più salubre e più sicuro dove vivere durante il periodo delle invasioni barbariche. Di sicuro c’è che verso il 1000 Vinca, insieme ad Equi e Monzone, apparteneva ai Malaspina di Fivizzano e di questa famiglia seguì le complesse vicende e successive suddivisioni delle loro proprietà. Vinca non fu mai sede di rocche o castelli e rimase sempre un centro secondario nella storia feudale lunigianese. Nel 1418 Vinca, insieme ad alcuni borghi vicini, si offrì spontaneamente alla protezione e al dominio della Repubblica di Firenze e della dominazione fiorentina rimane qualche segno nella chiesa parrocchiale dedicata a S. Andrea apostolo e in alcune abitazioni. Per un breve periodo, prima dell’unità d’Italia, passò sotto la dominazione del Ducato di Modena come il resto della provincia di Massa-Carrara. Si trova a 808 metri di quota, nell’alta valle omonima formata dal Lucido (ramo di Vinca), in posizione soleggiata, alle falde occidentali (cresta Nattapiana) del Pizzo d’Uccello che, visto dal paese, appare schiacciato dalla prospettiva. La cresta Garnerone, il Grondilice e il Sagro, che si trova a sud, la circondano completamente mentre a nord-ovest si sviluppa la valle percorsa da strada asfaltata proveniente da Ponte di Monzone e che costeggia il torrente per lasciarlo negli ultimi tre chilometri, prima del paese, costituiti da dodici ripidi tornanti. Da questa strada asfaltata se ne dirama un’altra che avrebbe dovuto collegare il paese con le cave del Sagro e con Campocecina permettendo comunicazioni più semplici con Carrara, questa strada non fu terminata. Inoltre da essa si dirama uno stradello nel bosco (la via dei tedeschi) in direzione della foce di Vinca, costruita per motivi militari durante la seconda guerra mondiale: anche questa è interrotta. Il paese fu teatro, nella seconda guerra mondiale, di un eccidio nazi-fascista che provocò 174 vittime in maggioranza donne, vecchi e bambini. Nel cimitero c’è un monumento a ricordo della strage. Il paese è circondato da quello che resta dei castagneti secolari, testimonianza della antica cultura della castagna. Molto diffusa era anche la pastorizia e, in epoca moderna, l’estrazione del marmo. Oggi le quasi nulle opportunità di lavoro hanno ridotto la popolazione a poco più di cento persone che aumentano in estate, più che per turismo, per il ritorno degli antichi abitanti desiderosi di tornare nel paese natio, ma il paese è purtroppo in decadenza. Il paese è oggi famoso in tutta la provincia per il famoso pane di Vinca vanto della sua popolazione. Esso è prodotto con farina integrale ed è cotto in forni a legna, è scuro ed ha, generalmente, forma rotonda ed è commestibile per un’intera settimana. Attualmente sono rimasti solo tre forni a produrlo. Oggi il paese è importante nodo sentieristico e base di partenza per escursioni e scalate al Pizzo d’Uccello, alla cresta Garnerone, al monte Grondilice e al monte Sagro. Qua transita il sentiero 39 (Equi-Torano la Piastra). Iniziano: il 38 per Colonnata, il 175 per Foce di Giovo, il 190 per la Foce Lizzari e la ferrata Zaccagna. È presente anche un rifugio: il CLES di Vinca, nella vecchia scuola elementare, aperto su prenotazione. Deviazioni e possibilità di escursioni Il sentiero 38 si innesta con altri sentieri e permette di effettuare varie escursioni che dipendono dall’escursionista. Diamo qualche suggerimento:
Itinerari relativi al sentiero CAI 38: Commento La lunghezza del sentiero rende piuttosto lungo e faticoso il percorso andata-ritorno in un’unica giornata anche perchè diventerebbe puro esercizio fisico mancando i tempi per le soste. L’escursionista può quindi percorrerlo in parte e decidere di usare anche altri sentieri per fare la sua escursione: come sempre tutto dipende dai desideri e dalla fantasia del singolo. I panorami sono molto belli in particolare al Vergheto, a Foce Luccica, a Foce di Vinca e nella zona delle Prade. Il tratto da Foce Luccica a quella di Vinca è molto interessante per i cultori di archeologia industriale per le testimonianze lasciate dall’industria estrattiva ed è particolarmente panoramico in tutto il suo sviluppo. Diventa faticoso sotto il sole cocente estivo essendo tutto scoperto e privo di fonti. Con la neve e il ghiaccio la progressione su questo sentiero diventa faticosa e, a tratti, difficile e adatta a escursionisti esperti e provvisti della necessaria attrezzatura, comunque, come ho già detto in precedenza, alcuni tratti sono ancora facilmente fruibili.
note 1 I tempi sono da intendersi riferiti a persone di mezza età, ma allenate ed esperte che ogni tanto si fermano a fotografare e ad ammirare i panorami. Non sono comprese soste lunghe. Naturalmente qualcuno può impiegare di meno o di più secondo l’età, la preparazione fisica e il modo di intendere il proprio andare in montagna.
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