DATA ESCURSIONE: 18/03/2023
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un approfondimento sul Matanna.
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un approfondimento sulla funicolare aerostatica Alto Matanna.
Relazione a cura di Francesco Salvatori
Lasciata alle nostre spalle la chiesa di Pomezzana, proseguiamo per le vie del borgo fino a incrociare il sentiero 106 che seguiamo verso sinistra in direzione rifugio Forte dei Marmi (a destra si andrebbe a San Rocchino). Pochi metri dopo pieghiamo bruscamente a destra andando a risalire un bel viottolo lastricato, panoramico sui tetti del paese e, in lontananza, sulla cresta sud-sudovest del Matanna nostro obiettivo di giornata.
A 20’ il tratto lastricato incontra una strada e qui termina; il sentiero 106 prosegue a sinistra (indicazione Alpe della Grotta), mentre dritto davanti a noi si sviluppa una sterrata (direzione Bovalica). Seguiamo quest’ultima, che più avanti diventa una mulattiera nel bosco. In 25’ raggiungiamo una dorsale presso cui si trova un edificio in pietra; teniamo la sinistra dell’edificio stesso e proseguiamo in un tratto pianeggiante delimitato da un bel muretto a secco. Siamo in loc. Bovalica (o Bovalico). Qui gli alberi si fanno più radi e ci lasciano godere qualche scorcio di panorama.
In breve il bosco torna a farsi fitto e appare qui piuttosto trascurato; la traccia è talora degradata ma mai confusa, e ci porta in breve a intersecare il sentiero 121 nei pressi una marginetta (1h05’ di cammino). Seguiamo questo segnavia verso sinistra (ancora una volta direzione Alpe della Grotta / rif. Forte dei Marmi) risalendo una vaga dorsale al culmine della quale si articola una cortina rocciosa. Il sentiero piega leggermente a sinistra. In breve, prestando attenzione a non mancare la deviazione, individuiamo sulla destra una traccia evidenziata da un ometto, bolli rossi e un cartello con indicazione “Alto Matanna”. Seguiamo quest’ultima, subito rimontando la cortina rocciosa menzionata poc’anzi con un bel tratto sapientemente scalinato. Al suo culmine ci troviamo per un attimo in ambiente aperto. Gabberi e Lieto dominano la scena in direzione mare, mentre a nord si elevano maestosi Corchia e Pania della Croce, separati dall’ampia depressione di Foce di Mosceta. Più vicine a noi si ergono due vette minori e meno conosciute: Mont’Alto di Retignano, con tutta la sua cresta rocciosa, e Sullioni.
Proseguiamo su traccia evidente tra radi alberi, risalendo in direzione dell’ormai vicino crinale principale; poco prima di raggiungerlo, alla nostra destra una ben visibile traccia non segnata scende in direzione di Foce di Grattaculo.
A 1h35’ tocchiamo finalmente il crinale alla cosiddetta sella di Toggiano. Di fronte a noi si apre un versante dolce, ampio ed erboso, dal vago sapore appenninico. Osserviamo la zona di Foce del Pallone, presso cui transiteremo più avanti, e i monti Piglione (parzialmente coperto) e Prana, di cui si vede bene la grossa croce di vetta. Passiamo sotto un paio di tronchi disposti in orizzontale a mo’ di recinzione e seguiamo verso sinistra la netta traccia, dapprima tra radi alberi, poi nuovamente in ambiente aperto tra pietraie e paleo. Presto la abbandoniamo mantenendoci fedelmente sul crinale (la traccia traversa invece verso destra in direzione della base della cresta est/sudest del Matanna, mantenendosi pressapoco parallela al sottostante sentiero n 113). Le pendenze iniziano a farsi sentire ma la progressione risulta sempre semplice e piacevole. Alle nostre spalle osserviamo il monte Gabberi e la piana di Camaiore.
In 25’ (2h’ totali) incontriamo un tratto orizzontale estremamente panoramico sul prosecuo della cresta sud/sudovest nonché sul roccioso e praticamente verticale versante ovest del Matanna; sullo sfondo si staglia l’inconfondibile sagoma del gruppo delle Panie. Un paio di salti, lungo la cresta, appaiono da qui inaffrontabili ma la percezione cambierà man mano che ci avvicineremo. È evidente, inoltre, come sia una buona idea tenersi leggermente a destra del filo di cresta, evitando per quanto possibile di avvicinarsi troppo a esso soprattutto se non si ha un’ottima confidenza col senso di vuoto.
Quello che sembrava essere un primo salto si rivela meno ripido del previsto, e in 20’ siamo al passaggio chiave: un secondo salto subito dopo una selletta, per un totale di alcuni metri di I grado costante, di cui un paio di passi in buona esposizione. È possibile aggirare questo tratto sulla destra, tornando in cresta più sopra, qualora l’escursionista preferisse questa opzione; se invece si sceglie di affrontarlo direttamente, come abbiamo fatto noi, è bene prendere come riferimento uno spuntone proiettato verso il cielo, alla cui immediata destra si va a passare.
Impieghiamo qualche minuto a superare con prudenza il salto di cui sopra; altri 10’ e siamo a un ultimo tratto roccioso che superiamo comunque senza difficoltà e da qui in breve alla croce di vetta che raggiungiamo a 2h40’.
La sommità del Matanna è estremamente panoramica su tutte le Apuane meridionali, ma a dominare la scena è sicuramente il gruppo delle Panie, qui visto nel suo profilo più caratteristico e repulsivo. Lato mare, invece, il colpo d’occhio sulla linea di costa appare interrotto dalle sagome boscose di Gabberi e Lieto, da noi separati da una vallata i cui fianchi ospitano i paesi di Farnocchia, Pomezzana e Stazzema.
Sostiamo 30’ e ripartiamo percorrendo l’ampio e semplice crinale est-sudest, prevalentemente erboso fatto salvo qualche roccia affiorante in qua e là. La traccia è per lo più evidente; nei punti in cui essa diventa multipla o non nitidissima qualche vecchio segno blu aiuta a scegliere il passaggio migliore. Man mano che perdiamo quota iniziano a comparire fioriture di crochi, che presto diventeranno abbondanti e ci accompagneranno per un bel tratto di percorso col loro caratteristico colore viola. In 25’ siamo a un bel ripiano erboso, ormai alla base del monte: alla nostra sinistra si sviluppa un’ampia conca solcata da svariate tracce di passaggio di animali, per lo più dirette verso il sottostante laghetto noto come Bozzone. Il sentiero ora piega verso destra, assecondando lo sviluppo del crinale, e dopo un brevissimo tratto caratterizzato da qualche arbusto tipicamente mediterraneo ci porta in breve a Foce del Pallone. Conviene qui fare una piccola deviazione dal percorso, proseguendo per qualche metro in direzione di un bel punto panoramico (3h50’ dalla partenza).
Tornati sui nostri passi, in 5’ siamo nuovamente a Foce del Pallone ove imbocchiamo un largo tracciato in leggera discesa in direzione del ristorante albergo Alto Matanna (segnavia 113 e 101). Il percorso è ora comodo e piacevole, seppur inizialmente non panoramico; dopo 10’, in corrispondenza di una selletta, ci si sposta leggermente a sinistra tornando nel versante “giusto” e immediatamente la vista si apre sull’intero versante est del Matanna e sullo sviluppo dei crinali est-sudest (da noi percorso in discesa) e nord. Con una brevissima deviazione raggiungiamo le sponde del Bozzone: i numerosi escrementi di erbivori presenti in loco testimoniano l’importanza che questa risorsa idrica riveste per il bestiame.
Proseguendo, superiamo un tornello (necessario per impedire l’uscita agli animali) ed entriamo nei terreni dell’Alto Matanna, apprezzandone gli ampi prati che spesso ospitano gruppi di persone intente a fare picnic o semplicemente a godersi il relax. Una specie di vialetto alberato ci conduce all’edificio principale, che raggiungiamo a 4h20’; chi lo desiderasse può qui acquistare svariati prodotti tipici del territorio: miele, formaggi ecc.
Superato l’edificio, prendiamo a sinistra in salita seguendo il sentiero 115 (tralasciamo il 109 che porterebbe invece a Foce delle Porchette). Nuovamente oltrepassiamo un cancelletto, dopodiché inizia una salita breve ma ripida, dapprima tra gli alberi e dunque in ambiente aperto, che in poco più di 20’ ci porta al Callare di Matanna, ampia sella con un grosso crocefisso. Da qui partono tracce segnate per le vette di Nona e Matanna, considerabili senza dubbio le rispettive vie normali.
A 4h45’ dunque cambiamo versante e iniziamo a scendere al cospetto del Procinto e dei suoi Bimbi; subito entriamo in un bel boschetto, ampio e pulito. 10’ e in corrispondenza di un tornante a sinistra incontriamo un particolare intaglio (artificiale) con al centro un grosso masso, quasi una sorta di altare; la prominenza rocciosa sovrastante viene talora menzionata col nome di Pizzo di San Pietro (informazione reperita in “Apuane 2 - Ancora 100 itinerari d’avventura o poco noti per escursionisti esperti” di Enzo Maestripieri, n.d.a.). Un ulteriore tornante, stavolta verso destra, segna l’inizio del tratto attrezzato “Aristide Bruni” lungo una bella cengia che corre alla base della ripidissima parete del Nona e sopra il sottostante zoccolo. Con terreno asciutto questo segmento non presenta alcuna difficoltà ma in caso di bagnato o di neve/ghiaccio diventa pericoloso, il che giustifica la presenza del cavo metallico. Superiamo la deviazione per il Procinto, percorriamo un ultimo tornante verso sinistra e affrontiamo un breve tratto ripido ma non esposto; giunti a una confluenza di sentieri prendiamo a sinistra e in brevissimo siamo al Rifugio Forte dei Marmi, dopo 5h20’ totali da inizio escursione.
Dal piazzale del rifugio scendiamo le scalette e prendiamo a sinistra sul sentiero 106. Si tratta di un bel percorso a mezzacosta in leggera discesa (salvo brevi tratti leggermente più ripidi), da cui possiamo di tanto in tanto godere di splendide vedute sul Procinto e sull’adiacente parete del Nona, qui visti con una prospettiva che ne amplifica ulteriormente la maestosità. Superiamo in successione tre canali, senza alcuna difficoltà nonostante la presenza di acqua. In 35’, ormai non distanti da Pomezzana, siamo a un grosso rudere, un tempo edificio di servizio delle adiacenti cave di ardesia. Superato il rudere stesso, possiamo girargli dietro per affacciarci all’ingresso della miniera, parzialmente nascosto da una “tenda” di edera. Un ultimo breve tratto e siamo al punto in cui all’andata abbiamo abbandonato il 106 in direzione Bovalica: qui chiudiamo l’anello. Ripercorriamo il bel tratto lastricato, dunque le vie del borgo e a 6h20’ concludiamo la nostra escursione.