SAN VIVIANO
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

29 settembre 2008

(f.f.) domenica 22 luglio 2007 abbiamo percorso un anello del Monte Tambura partendo da Campocatino per il Passo della Focolaccia (sentiero 177), percorrendo poi la cresta del monte (sentiero 148) fino alla vetta ed al Passo della Tambura, da qua siamo scesi per la via Vandelli (sentiero 35) e poi abbiamo seguito il sentiero 147 per chiudere l’anello, prima di Campocatino, abbiamo seguito i segni bianco-verdi di un breve sentiero che in pochi minuti ci ha portato all’eremo di San Viviano, patrono del Parco delle Alpi Apuane, che abbiamo avuto la fortuna di trovare aperto.

 

IL SANTO

la statua del santo, molto francescanaSecondo la tradizione il santo, Viano o Viviano, era un viandante di origine emiliana arrivato a Vagli insieme alla moglie, qua svolse l’attività di contadino. Pare che fosse deforme e mite e schernito sia dalla moglie che dagli altri contadini. Poi il richiamo del Signore lo portò a ritirarsi alle pendici della Roccandagia dove visse in isolamento e contemplazione cibandosi di erbe, in particolare di cavolo selvatico, e bevendo acqua di fonte. È descritto come uomo umile, amante della natura e degli animali e la sua figura somiglia molto a quella di San Francesco come si vede anche dalla statua che lo rappresenta.

Gli sono riconosciuti numerosi miracoli che ne hanno fatto il patrono popolare di Vagli eletto come tale dalla gente che lo considera beato e santo: infatti è conosciuto come San Viviano da Vagli. Il suo culto però non è riconosciuto dalla chiesa. In realtà Vagli di Sotto ha come patrono san Regolo mentre Vagli si Sopra san Lorenzo e Roggio San Bartolomeo.

Fonti storiche certe dicono che le sue ossa fossero nella chiesa di Vagli di Sopra, in un’urna di legno, già nel 1568 e che l’oratorio fosse già presente prima del 1500, quindi il culto del santo è di probabile origine medioevale.

 

L’EREMO

interno dell’eremoSi trova sotto una parete rocciosa che domina la valle di Arnetola chiamata “Il salto del cane”. Il nome deriva dalla crudele usanza di gettare da questa rupe i cani ormai non più utili ai loro padroni per vecchiaia o malattia. Alla rupe vera e propria si accede seguendo una catena infissa nella roccia e ben evidente poco prima di arrivare alla scalinata che porta all’eremo.

L’edificio è posto a circa 1090 metri, la costruzione è addossata alla parete del monte (in abri), fu poi costruito un muro perimetrale con pietra locale e calce ed un tetto con grosse travi di castagno inserite nella roccia e sul muro. Esso è ricoperto con pietre scistose calcaree ed il pavimento è inclinato per permettere lo scorrimento dell’acqua. Dietro il piccolo altare si esce all’aperto su una terrazza panoramica protetta da un muro e proprio su questa cengia Viviano si ritirava a meditare e qua fu trovato morto il 22 maggio. Si accede all’eremo con una scalinata che i fedeli percorrevano in ginocchio. La chiave è disponibile al ristorante “La Buca dei gracchi” a Campocatino.


CELEBRAZIONI

La festa del 22 maggio, giorno della morte del Santo, era celebrata con una messa all’eremo, questa data coincideva con il ritorno dei pastori di Vagli dalla transumanza in pianura. Ed in occasione della partenza per la successiva transumanza, il 22 settembre, era celebrata un’altra messa. terrazza panoramica dove il santo meditava e morìLa seconda domenica di giugno i fedeli in processione trasportavano la statua del santo dall’eremo fino a Campocatino dove la statua era ricoverata in un riparo di legno ricoperto da frasche dove veniva celebrata una messa ed a sera la statua era riportata all’eremo, il rito si ripeteva la seconda domenica di settembre. Oggi il luogo in cui è portata la statua è la nuova chiesa di Campocatino, dedicata al santo, costruita negli anni ’70 del XX secolo dove la statua rimane nel periodo tra giugno e settembre.

San Viano è diventato anche il protettore dei cavatori per molti miracoli a lui attribuiti dai cavatori stessi. Inoltre è anche diventato patrono del parco delle Alpi Apuane e festeggiato il 22 maggio.

 

CAVOLO DI SAN VIANO

Tra le molte leggende che la tradizione tramanda sul santo molto bella è quella del cavolo che il Signore avrebbe fatto nascere per sfamarlo proprio nei pressi dell'eremo. Si tratta del cavolo selvatico (Brassica montana) che si trova spontaneo solo in poche località italiane e, senza dubbio, la presenza di una pianta di valore alimentare così notevole in un luogo tanto inospitale ha fatto nascere questa bella leggenda popolare ed ancora oggi i fedeli del santo onorano questa pianta. Il cavolo oltre ad importanza alimentare ha anche proprietà curative. Il ruolo del cavolo probabilmente è reminiscenza di antichi culti pagani in cui la pianta è donata all’uomo dagli dei per le sue molteplici proprietà.

 

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