MONTE PISANINO
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

08 Aprile 2009

(f.f.) mentre la Pania della Croce, nelle Apuane meridionali, è chiamata la Regina delle Apuane, il Monte Pisanino, massima vetta apuana, è conosciuto come il Re delle Alpi Apuane. Visto dalle valli che lo circondano e da lontano il monte spicca con la sua imponenza che domina anche la già alta Val Serenaia. Il monte merita grande rispetto nel salirlo e diventa molto difficile con la neve ed il ghiaccio invernale. Notevoli sono le fioriture sulle sue pendici che da sole meritano l’escursione. Tra esse ricordiamo la rarissima Paeonia officinalis, l’Arenaria Bertolonii e l’ Astrantia Pauciflora solo per citarne alcune.

MONTE PISANINO

il Pisanino visto dal Passo della Focolaccia, sullo sfondo l’AppenninoIl monte Pisanino[1] è il re delle Alpi Apuane di cui costituisce la massima sommità con i suoi 1946 metri. Esso è una grossa piramide con sommità tronca.

Il monte è molto imponente visto dalla Lunigiana e dalla Garfagnana, invece dal versante a mare appare come una vetta modesta nascosta dalle altre. In particolare dalla Garfagnana apprezziamo i suoi versanti nord-orientali sui quali la neve, a volte, rimane anche in estate.

Esso si trova, insieme al Pizzo d’Uccello, all’estremo nord della catena che domina con la sua imponenza e sorge un po’ isolato al termine di una cresta laterale che si diparte dalla Foce del Cardeto.

È interamente compreso nel comune di Minucciano in provincia di Lucca mentre tutte le altri grandi cime della zona: Pizzo d’Uccello, Grondilice, Contrario, Cavallo, Tambura, Sella, Macina si trovano sul confine tra le province di Massa-Carrara e di Lucca.

Il monte è circondato da valli molto profonde:

  • ad Ovest la Val Serenaia[2] ed Orto di Donna con i suoi rifugi e le sue cave
  • a Nord la valle di Gramolazzo incisa dal Serchio di Gramolazzo
  • ad Est la Valle dell’Acqua Bianca incisa dal Fosso omonimo che nel lago di Gramolazzo va a mescolare le sue acque col Serchio di Gramolazzo, anche questa valle è ricca di cave

a sud il monte si congiunge al Monte Cavallo mediante gli Zucchi di Cardeto che scendono alla Foce di Cardeto da cui inizia il monte Cavallo in direzione sud-est.

Essendo circondato da ogni lato da valli molto profonde dà di sé un’immagine sempre molto grandiosa che giustifica la fatica necessaria per arrivare alla sua vetta.

A nord-est il monte digrada con una lunghissima cresta, detta Cresta della Mirandola, verso il paese di Gorfigliano. Si chiama invece Bàgola Bianca la cresta a nord-ovest che scende verso la valle di Gramolazzo ai Prati del Pisanino. Dalla val Serenaia una costola ovest porta alla Bàgola Bianca.

La roccia del Pisanino è poco adatta per i rocciatori per la presenza del paleo[3] e la scarsa qualità della roccia stessa.

Il monte si sale sempre con itinerari faticosi, ripidi ed adatti solo ad escursionisti esperti. Il percorso più seguito parte presso la Buca della Neve nella valle dell’Acqua Bianca. Esso costeggia gli Zucchi, sale alla Foce dell’Altare e porta alla vetta tramite il ripido Canale delle Rose. Un itinerario più difficoltoso passa per la Bàgola Bianca.

Dal punto di vista alpinistico il monte dà il meglio di sé in inverno quando è ammantato di neve e la salita richiede grande impegno, capacità ed esperienza. La prima ascensione conosciuta è del 27 settembre 1869 ad opera di Felice Giordano[4] con il pastore Luigi Berti di Minucciano ed un’altra guida da Resceto.

La prima invernale è di Aristide Bruni, Efisio Vangelisti e G. Berti il 1 dicembre 1883.

LA VETTA

sulla vetta, a dx il Cavallo, al centro la Tambura, a sx sullo sfondo le Panie. Sulla sinistra la cresta sommitale.La faticosa salita porta ad una vetta priva di croce con una piccola Madonna di marmo posta in una nicchia insieme al libro di vetta. Il panorama è veramente splendido ed indimenticabile.

A sud le vicine gobbe del monte Cavallo e la massa rocciosa della Tambura ed in lontananza le altre cime apuane con ben visibile il gruppo delle Panie. A nord e ad est la valle del Serchio con i suoi borghi e l’Appennino come sfondo. Ad ovest le vicine cime di Orto di Donna: Pizzo d’Uccello, Grondilice e Contrario.

VERSANTI E CRESTE

Nel monte si distinguono diversi versanti, creste, costole e canali che possono essere descritti solo molto sinteticamente specialmente ai fini escursionistici.

Nel monte vi sono quattro creste principali: sud-ovest, nord-ovest, nord-est, sud-est.

Versante Sud (Canale delle Rose)il canale delle Rose visto dall’alto verso il basso dove si trova la Foce dell’Altare.

Il canale delle Rose è molto ripido ed erboso, ma si sale senza difficoltà tecniche e porta alla cresta sommitale e da qui alla vetta. Esso inizia presso la Foce dell’Altare (1750 metri) cui si perviene con la via normale (vedi), ben segnata di blu, che inizia dalla Buca della Neve, oppure da Val Serenaia per il Rio Sambuco o, ancora, da sud-est per tratti faticosi e difficoltosi.

Versante Sud-Sud-Ovest (Canale Sambuco)

La zona è molto rocciosa ed intersecata da canali inframezzati da fasce erbose. Si accede da Val Serenaia per il Rio Sambuco con successiva deviazione verso sinistra. L’ascesa è lunga e faticosa e porta direttamente in vetta. Esso riveste particolare interesse in inverno quando è ricoperto da neve ramponabile

Più a sinistra si trova il costolone Sud-Ovest che presenta difficoltà analoghe.

Versante Ovest

Il versante Ovest è massiccio ed imponente e guarda in Val Serenaia. È molto ripido e ricco di lastroni rocciosi e si alza per 900 metri dal fondovalle. È delimitato a sud dal costolone Sud-Ovest ed a Nord dalla costola occidentale della Bàgola Bianca. Riveste interesse in inverno con risalite dal basso della valle.

Il Canale Nord-Ovest è considerata la più interessante via di roccia del monte, si sviluppa per circa 300 metri e si trova in questo versante.

Costola Ovest della Bàgola Bianca

Dal fondovalle segue i pendii del lungo contrafforte che si attesta alla Bàgola Bianca. Continuando in salita la cresta si restringe ed è ripida ed esposta. In alto si congiunge con l’itinerario proveniente dalla Forbice[5]

Versante Ovest-Nord-Ovest della Bàgola Bianca

Questo versante è ripidissimo ed erboso ed è alto 1000 metri. In inverno diventa un triangolo bianco (da cui forse il nome) ed adatto ad impegnative salite con i ramponi.

Cresta Nord-Nord-Ovest (cresta della Forbice)

Si accede a questa cresta dai Prati del Pisanino, un grande triangolo boscoso in basso ed erboso in alto. Poi i Prati si restringono a formare una cresta che termina con la Forbice (1680 metri). Si raggiungono i prati da est da Gorfigliano o da Gramolazzo per mulattiere aggirando rispettivamente il monte Castri e il monte Calamaio e, dopo essere arrivati al Pianellaccio, salendo poi i ripidi pendii che portano alla cresta. Invece da ovest da Foce Rifogliola si scende fino al letto del torrente e poi si risale. Dall’intaglio della Forbice si perviene alla Bàgola Bianca per tratti esposti rocciosi adatti a rocciatori. Partendo da Gramolazzo sono oltre 1300 metri di dislivello.

Versante Nord-Nord-Est

È la zona compresa tra la Forbice e la cresta della Mirandola e può essere ammirata dalla Garfagnana, in particolare da Piazza al Serchio e da Gramolazzo. È zona da ripide ramponate invernali essendo il più maestoso dei versanti nella veste invernale. Inoltre la neve tende a rimanere a lungo, a volte anche in estate. Si sale dal Pianellaccio.

Cresta Nord-Est (cresta della Mirandola)

È una cresta lunga e complessa che inizia 100 metri sopra Gorfigliano. Si alza alla cima di 1565 metri detta della Mirandola e poi ad una seconda vetta di 1673 metri. Essa presenta difficoltà alpinistiche con salti rocciosi e passaggi difficili misti a tratti erbosi. Anch’essa dà il meglio in inverno. Per le due cime sono possibili brevi arrampicate.

Versante Est

È quello che guarda verso la Roccandagia e la Tambura. È zona ricca di cave (Campaccio, Bacolaio e Cave Scaglia) e permette salite sempre impegnative.

Cresta e versante Sud-Est

Sono altre zone impegnative con salti rocciosi e difficoltà elevate specialmente in invernale.

SALITE ALLA VETTA

Il monte Pisanino è monte severo che richiede sempre grande rispetto, sono possibili alcuni faticosi itinerari adatti anche ad escursionisti allenati ed esperti.

Via normale

È in assoluto il percorso meno impegnativo pur essendo lungo e faticoso. Inizia dal fondo di Val Serenaia, con il sentiero 178 si arriva alla Foce di Cardeto. Si scende per un centinaio di metri fino alla Buca della Neve. Qua inizia un sentiero di vetta segnato di blu che inizialmente scende a sinistra per poi risalire mantenendosi sul versante est del Pizzo Altare e del Pizzo Maggiore fino alla Foce dell’Altare dalla quale si segue il Canale delle Rose per la cresta e la vetta.

Salita per il Rio Sambucol’orrido Rio Sambuco subito sotto la Foce dell’Altare

All’inizio del sentiero 178, dopo aver superato una casetta con fonte, si inizia a salire nel bosco e si scorge, a sinistra, un riparo tra 2 gigantesche rocce scese dal monte migliaia di anni fa che formano una sorta di capanna chiusa dall’uomo mediante dei muretti a secco. Esso forse serviva per le pecore, oggi esso segnala l’inizio di un sentiero non segnato per il Solco del rio Sambuco e la Foce dell’Altare da cui si arriva alla vetta del Pisanino. In alto alcuni piccoli ometti aiutano nella progressione che comunque avviene un po’ a caso nel solco ben inciso. In alto la progressione è resa più difficoltosa da lastroni di roccia misti a paleo. La salita è molto faticosa ed impegnativa e spesso la neve rimane anche a primavera avanzata e, a volte, anche in estate.

Salita per la Bàgola Bianca

Questo itinerario, a tratti aereo ed esposto, non presenta difficoltà tecniche, ma è adatto solo ad escursionisti esperti ed è sicuramente più complesso della via normale alla vetta. Si parte dal rifugio di Val Serenaia e si sale il pendio erboso per tracce di sentiero fino ad una costola ben evidente. L’itinerario segue la cresta erbosa con qualche infida placca rocciosa con esposizione. discesa per la via normale, ripida, ma non eccessivamente difficoltosa

Verso quota 1800 metri esso si congiunge con il percorso proveniente dalla cresta Nord-Nord-Ovest. Il tratto finale della cresta è molto aereo con rocce instabili e porta alla vetta. È sempre preferibile associare a questo itinerario in salita la discesa per la via normale.

Salita da Gramolazzo al Vallone del Pisanino

Da Gramolazzo si segue a piedi fino a Gorfigliano. Presso la strada di accesso di un campeggio (che si trova a sinistra) si prende a destra per uno stradello che si inerpica per il bosco fino ad una lingua d’asfalto che a destra ci porta alla chiesa vecchia di Gorfigliano (730 metri). Oltre il muretto che delimita il piazzale inizia un sentiero che sale alle pendici del monte Calamaio e poi continua fino alla sella del monte Castri da cui si entra nel bosco fino ad un piazzale di sosta. A sinistra continua un sentiero che porta a 1300 metri fuori del bosco su prati (Vallone del Pisanino) sotto la vetta. Se uno vuole può arrivare sulla cima per canaloni rocciosi in cui la roccia si alterna all’erba, ma per l’escursionista può bastare arrivare al Vallone.

ANELLO DEL PISANINO

È possibile effettuare un lungo anello attorno al monte partendo dal borgo di Gramolazzo.tratto della cresta sommitale con ben evidenti segni di sentiero, foto ripresa dalla vetta, sullo sfondo a dx la Tambura ed al centro le Panie

Da Gramolazzo con il Garfagnana-Trekking (GT), oggi sentiero 189, per sterrata e nel bosco, si arriva a Foce Rifogliola. Qua si segue la strada fino al campeggio di Val Serenaia da cui si prende il sentiero 178 fino alla foce di Cardeto. Si continua fino per la marmifera che scende alle cave Campaccio dopo le quali una galleria porta ad una strada asfaltata che scende verso Gorfigliano e da qua porta a Gramolazzo.

LEGGENDE

La leggenda più nota è quella che cerca di giustificare il nome del monte. Di essa esistono diverse varianti: due uomini fuggirono da Pisa e, mentre uno di essi fu ucciso, l’altro, seppure ferito, riuscì a rifugiarsi nell’alta Garfagnana. Qua fu accolto da un pastore e dalla sua giovane figlia, questa se ne prese molto cura fino ad innamorarsene. Purtroppo il giovane morì e la ragazza andava a piangere sulla sua tomba: ogni lacrime si trasformava in roccia fino a creare il monte. Per altre storie rimando al libro di Fantozzi[6].

LUOGHI INTORNO AL MONTE

Acqua Bianca (Valle dell’)

Anche Acquabianca. Il fosso dell’Acqua Bianca è tributario del lago di Gramolazzo e quindi del Serchio e passa presso Gorfigliano. La segheria omonima si trova si trova alla confluenza delle marmifere locali, in particolare quella che viene dalla Focolaccia. Viene chiamata Valle dell’Acqua Bianca la zona sotto il versante est del Pisanino e delimitata dal monte Cavallo fino al paese di Gorfigliano. Le cave locali (bacino omonimo) sono state aperte all’inizio del 1900 dando stimolo allo sviluppo del piccolo borgo di Gorfigliano che era preesistente. In zona esisteva anche una ferrovia marmifera, poi smantellata, che trasportava il marmo dai bacini più alti fino a Gramolazzo. In alto sotto le pendici del Cavallo passa il sentiero 179 per il passo della Focolaccia ed il 178 per la marmifera.

Altare (Foce dell’)

È un intaglio, a quota 1750 metri, alla base sud del monte Pisanino tra la vetta ed il torrione più settentrionale della cresta degli Zucchi di Cardeto. Qua arriva il sentiero segnato di blu per la vetta che inizia presso la Buca della Neve. È possibile salire anche da Val Serenaia per il faticoso Rio Sambuco.

Bàgola Bianca

È l’imponente anfiteatro di roccia e paleo culminante con l’omonima cresta nel versante ovest del monte Pisanino. La zona è detta Bàgola Bianca forse perchè è dominata da rocce caratteristiche bianche e lisce. Altri pensano che il nome gli venga dal fatto che in inverno essa diventa un triangolo bianco ed adatto ad impegnative salite con i ramponi. Qua passa una delle vie di salita al monte.

Buca della Neve

Si trova sul sentiero 178 presso la deviazione segnata di blu per il monte Pisanino. La quota è di circa 1600 metri. Si tratta di una voragine inclinata in cui la neve, incuneata a lingua, rimane per l’intero anno, infatti i venti da Nord-Est ne permettono l’accumulo e la conformazione del sito la protegge dall’insolazione diretta e dall’attività dilavante delle piogge. In alcuni anni la neve raggiunge anche i 15 metri, ma negli ultimi lo spessore estivo si è molto ridotto. Presso la buca prosperano felci e Petasites e sulle pareti umide qualche rara Sassifraga Lingulata.

Calamaio (monte)

Modesta vetta boscosa che raggiunge i 1041 metri che si trova, insieme al monte Castri, alle pendici nord-orientali del monte Pisanino. Ai suoi piedi si trova il borgo di Gorfigliano. Tracce di sentiero portano da Gorfigliano alle pendici del monte.

Canale delle Rose

Dalla Foce dell’Altare inizia questo canale molto ripido ed erboso. Esso si sale con fatica, ma senza grosse difficoltà e porta alla cresta sommitale del monte Pisanino e da qui alla vetta.

Cardeto (Foce di)

Situata a quota 1642 metri, è un intaglio roccioso tra la cresta nord del monte Cavallo ed il Pizzo Altare (1746 metri) che è il più meridionale degli Zucchi di Cardeto. Detto anche Foce di Mezzo o Foce delle Forbici (termine riferito agli Zucchi), costituisce comunicazione tra la valle di Orto di Donna e la Valle dell’Acqua Bianca. Esso collega Val Serenaia con il passo della Focolaccia e la zona di Resceto e Forno nel massese e con Gorfigliano e Campocatino in Garfagnana. Qua arriva il sentiero 178 dal Val Serenaia ed il 179 da Foce di Giovo ed è transito obbligato per la via normale al Pisanino e per le scalate al Cavallo.

Cardeto (Zucchi di)

Zucchi di Cardeto, sullo sfondo il PisaninoPinnacoli rocciosi che dal Pisanino scendono a Foce Cardeto. Si riconoscono quattro quote, dette appunto Zucchi: il Pizzo Altare (1746 metri) il più vicino alla foce Cardeto, il pizzo di Mezzo (1741m), il pizzo Maggiore (1749m) che è il più elevato ed un altro rilievo minore. Detti anche Forbici. La salita degli Zucchi e la traversata degli stessi è riservata ad alpinisti esperti. Nel fondovalle si riconoscono rocce staccatesi dagli Zucchi facilmente riconoscibili per avere la stessa conformazione geologica.

Castri (monte)

Modesta vetta boscosa che raggiunge i 1018 metri che si trova, insieme al Monte Calamaio alle pendici nord-orientali del monte Pisanino. Ai suoi piedi si trova il borgo di Gramolazzo. Tracce di sentiero da Gorfigliano arrivano alla base del monte.

Forbice

Sommità a quota 1680 metri che prende il nome da un intaglio nella roccia che viene superato in corda doppia. Si trova sulla sommità della cresta Nord-nord-ovest del Pisanino la quale cresta è conosciuta anche come cresta della Forbice. Si perviene ad essa dai Prati del Pisanino partendo da Foce Rifogliola oppure da Gorfigliano passando nel versante est del monte.

Gorfigliano

È la frazione più importante del comune di Minucciano. Si trova nella valle dell’Acqua
Fredda ai piedi del Pisanino a 685 metri di quota ai margini di una piana coltivata. Infatti questo era un paese di agricoltori, pastori e boscaioli. Oggi la principale attività economica è l’estrazione del marmo dalle pendici dei vicini monti Pisanino, Tambura, Roccandagia e Cavallo, ma la forte emigrazione ha molto spopolato il borgo. la Val Serenaia dalla vetta del Pizzo d’Uccello a dx il PisaninoIl paese era conosciuto sin dall’VIII secolo e si era sviluppato a 730 metri, più a nord della posizione attuale, attorno ad un castello sul quale fu poi edificata l’antica chiesa di S. Giusto e S. Clemente. In seguito il paese si sviluppò a valle e a causa del terremoto del 1920 la chiesa crollò e la zona circostante fu abbandonata. A valle fu ricostruita dal 1933 una chiesa parrocchiale omonima a quella distrutta che comunque, ad iniziare dal 1983, fu restaurata da un gruppo di volonterosi ed oggi è particolarmente panoramica sul lago di Gramolazzo. Salendo per sterrate e marmifere si arriva alle pendici est e nord del Pisanino per intraprendere scalate molto interessanti particolarmente in inverno. Inoltre è possibile portarsi alle numerose cave della zona ed al Passo della Focolaccia ed alla Foce di Cardeto. Importante è la tradizione locale dei Natalecci: alti falò bruciati la notte del 24 dicembre.

Gramolazzo

Ameno borgo a 625 metri di quota, nel comune di Minucciano, che si allunga a sinistra del Serchio di Gramolazzo. Forse il nome deriva da gramola: strumento per lavorare la canapa. Il paese è di origine medioevale ed è formato da due nuclei: il paese Alto o vecchio che è il centro storico con case in macigno ed il paese Basso o nuovo sviluppatosi in basso ed è legato al lavoro del marmo. La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Bartolomeo, è della fine del 1700. Agli inizi del 1900 fu costruito un lago artificiale per lo sfruttamento idroelettrico che ha come immissari il Serchio di Gramolazzo ed il Fosso dell’Acqua Bianca. Oggi alberghi, un campeggio, la possibilità di balneazione e di fare regate ha trasformato il paese in località turistica. La quinta tappa del Garfagnana Trekkink dal rifugio Donegani al Monte Argegna passa dal paese che può costituire sosta per gli escursionisti più pigri. La parte della tappa da Foce Rifogliola a Gramolazzo costituisce il sentiero 189.

Mirandola (Cima della)

Alta 1565 metri essa è una cima calcarea della cresta omonima che poi si alza alla quota 1673 metri. Si raggiunge da Gorfigliano per sterrata e poi per tracce di sentiero. Detta anche Monte Mirandola.

Mirandola (Cresta della)

Cresta Nord-est del monte Pisanino, è lunga e complessa ed inizia 100 metri sopra Gorfigliano. Si alza alla cima 1565 metri detta della Mirandola e poi ad una seconda vetta di 1673 metri. Essa presenta difficoltà alpinistiche con salti rocciosi e passaggi difficili misti a tratti erbosi. Anch’essa dà il meglio in inverno. Per le due cime sono possibili brevi arrampicate.

Pianellaccio

Situato a 950 metri è costituito da una serie di prati a monte del monte Castri dai quali iniziano percorsi impegnativi per il Pisanino. Ad esso arrivano una sterrata da Gorfigliano.

Prati del Pisanino

Sono le pendici settentrionali del monte, sono costituiti da un grande triangolo boscoso in basso ed in alto erboso. Poi essi si restringono a formare la cresta nord-nord-est che termina con la Forbice a 1680 metri. i prati si raggiungono da est da Gorfigliano e da Gramolazzo per mulattiere.

Sambuco (Rio e Canale)

Il Rio Sambuco è un affluente di destra del Serchio di Gramolazzo che raggiunge in Val Serenaia. Lungo di esso si sviluppa una via faticosa, ma non difficile per la Foce dell’Altare e da qui alla vetta.

Il canale Sambuco si stacca dal Rio omonimo ed arriva direttamente in vetta con itinerario complesso. Esso è interessante via invernale alla vetta.

RIFUGI rifugio Orto di Donna in inverno

La zona è servita da ben tre rifugi e da un bivacco del Cai, probabilmente in numero eccessivo per le esigenze degli escursionisti, ma in estate la zona è molto frequentata anche da escursionisti stranieri. L’unico aperto anche nei fine settimana invernali è lo storico rifugio Donegani.

  • Rifugio Orto di Donna, si trova a 1503 metri presso il Passo delle Pecore. Rimandiamo all’articolo Val Serenaia di questa rubrica per altri particolari. Fu costruito ristrutturando l’antico edificio di cava 27. Appartiene al comune di Minucciano ed in inverno è chiuso. È raggiunto dai sentieri 179 e 180 con variante e da strada di cava.

  • Rifugio Val Serenaia, si trova a quota 1068 metri dove la strada si alza per il Donegani. Era l’antica casa dei guardiani delle cave nel fondo valle. Ad esso è annesso il campeggio che si trova a 100 metri di distanza immerso nel verde e nel fresco dei faggi. È rifugio privatoed è chiuso in inverno. Nelle vicinanze partono i sentieri 178 e 180 entrambi diretti alla Foce di Cardeto.

  • Rifugio Donegani, situato a 1150 metri in Val Serenaia località Orto di Donna, sulle pendici est del Pizzo d’Uccello, proprio di fronte al monte Pisanino sulla strada per le cave di Orto di Donna. Il rifugio chiuse alla fine del secolo (1997) per poi riaprire come struttura privata nel 2005, in seguito (2007) è stata stipulata una convenzione con il Cai nazionale con apertura di un locale invernale e sconti per i soci. Da esso parte il sentiero 37 per la Foce di Giovo e la Capanna Garnerone e nelle vicinanze il 180 per cava 27 ed il 187 per Foce Siggioli.

  • Capanna K2, si trova in alta valle di Orto di Donna sulle pendici settentrionali del Monte Contrario a 1500 metri, nel bosco, lungo il sentiero 179 dalla Foce di Cardeto per cava 27. La capanna è un prefabbricato metallico incustodito formato da un unico ambiente con tavolato per 6 posti letto, stufa a legna ed utensili per cucinare, l’acqua può essere trovata ad una fonte vicina che spesso, però, è a secco. A pochi metri si gode di bella vista sul Pisanino e gli Zucchi di Cardeto. Sempre aperto in inverno.

Per notizie ulteriori rimandiamo all’articolo Val Serenaia di questa rubrica.

SENTIERI

SENTIERO 178

sulla via normale per la vettaVal Serenaia (1050m) – innesto 180 - Foce di Cardeto (1642m) innesto 179 – innesto sentiero blu per il Pisanino - Innesto Strada Marmifera dell'Acqua Bianca. Il percorso permette di godere di panorami splendidi sulle Apuane settentrionali. Il sentiero, ben segnato, inizia dal parcheggio del campeggio, lo fiancheggia per un breve tratto, poi entra nel bosco di faggi e dopo pochi minuti costeggia una casetta (Baita Italia). Subito dopo inizia a salire decisamente nel bosco con un tratto a tornanti. In mezz’ora arriva ad un bel punto panoramico sul Pisanino e sul Pizzo ben visibili quando il bosco è spoglio. Segue un breve tratto più tranquillo e poi la salita per un ripido canalone, dopo si svolta a sinistra. Il sentiero poi riprende a salire e in breve arriva al bivio con il sentiero 180 che arriva da destra. Sale pochi metri ed arriva ad un ripiano roccioso con pochi alberi che permette di godere di una splendida vista sul Pizzo d’Uccello, Pisanino e i suoi Zucchi. Percorrendo il breve ripiano è possibile vedere sulla destra il Cavallo, il Contrario, il passo delle Pecore ed il nuovo rifugio di Cava 27 con il ravaneto, il Grondilice, la Cresta Garnerone, la foce di Giovo ed il Pizzo. La visuale è aperta anche in estate poiché la vegetazione qua è piuttosto ridotta. Finito il ripiano roccioso il sentiero rientra nel bosco e, in una decina di minuti, arriva ad un grosso faggio con indicati i segni del sentiero, da esso inizia la parte più ripida della salita. Infatti supera una paretina di roccia su cui il sentiero è inciso con comode e facili voltoline ed in pochi minuti arriva ad un pianoro dal quale si gode di vista splendida su tutte le montagne che circondano Val Serenaia. Adesso il bosco è finito, il sentiero passa tra radi faggi costeggiando grossi massi portandosi alle pendici degli Zucchi di Cardeto, dove prospera una vasta prateria di lamponi quasi ad altezza d’uomo. Adesso sale, costeggiando gli Zucchi, in maniera piuttosto ripida, poi la salita si addolcisce e, percorrendo le rocce sottostanti gli Zucchi, arriva al cartello dei sentieri. A destra si stacca il 179 per cava 27, mentre il 178/179 si dirige alla vicina Foce di Cardeto, alla Marmifera dell’Acqua Bianca ed al Passo della Focolaccia. Alla Foce di Cardeto inizia la discesa per la Valle dell’Acqua Bianca, sulla destra sale un sentierino alpinistico per la cresta NO del Cavallo. Proseguendo per circa 5’ si arriva al bivio per il monte Pisanino, presso il quale c’è la caratteristica buca della neve. Il sentiero poi continua per la marmifera mentre un ramo che è però il 179 va al passo della Focolaccia.

SENTIERO 189

Gramolazzo (625m) – Foce Rifogliola (810m) – Poggio di Baldozzana (1338m) raccordo 181. Il tratto fino a Foce Rifogliola fa parte del GT. Il percorso segue boschi di castagno e faggi senza alcuna difficoltà.

ITINERARI RELATIVI AL MONTE PISANINO:

RIF. VAL SERENAIA-BAGOLA BIANCA-PISANINO (m.1947)-FOCE DI CARDETO-RIF. VAL SERENAIA

GRAMOLAZZO–FOCE RIFOGLIOLA (810m)-VAL SERENAIA (1050m)–FOCE DI CARDETO (1642m)–MARMIFERA–GORFIGLIANO (685m)-GRAMOLAZZO (Anello del Pisanino)

 

note

1 Conosciuto in passato come Pizzo della Cranca o della Caranca o, anche, Pizzo Maggiore. Quest’ultima denominazione oggi viene usata per il più alto degli Zucchi di Cardeto.

2 A Val Serenaia è dedicato un articolo di questa rubrica.

3 Al Paleo è dedicato un articolo di questa rubrica.

4 Felice Giordano (Torino 1825 – Vallombrosa FI 1892) fu ingegnere, geologo ed alpinistae fu tra i fondatori del CAI. Salì per primo il Cervino dal versante italiano. A lui è dedicato un bivacco a 4167 metri sul Monte Rosa. Nel 1868 durante una riunione del CAI riferendosi alle Apuane disse: “Il nome di Alpi sta bene invero a questa giogaia che proietta nel cielo un profilo scabro, straziato ed irto di picchi alti.”

5 Localmente il termine Forbice/Forbici significa intaglio roccioso. Anche se poi viene usato per denominare alcune vette.

6 Paolo FANTOZZI, "Le leggende delle Alpi Apuane", Le Lettere, Firenze, 2003.

 

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