PIZZO DELLE SAETTE
LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

11 Febbraio 2009

E più lontano sorgeva ribalda una fantasia superba di rupi: il Pizzo delle Saette!

Fosco Maraini

(f.f.) il Pizzo delle Saette è una bellissima vetta del massiccio della Pania della Croce. Offre aspetti diversi a seconda del punto di osservazione ed è particolarmente maestosa vista poco sopra il Callare della Pania salendo al monte da dove emerge come montagna autonoma. Da altri versanti appare come continuazione della cresta principale della Pania e forse dà il meglio di sé vista dall’orrida Borra di Canala. Non è semplicissimo salire alla cima, ma solo vederla è già uno spettacolo notevole. Ed è particolarmente suggestivo percorrere l’anello che la circonda passando dalla Borra di Canala e dal Vallone dell’Inferno.

PIZZO DELLE SAETTE

il Pizzo visto dalla quota 1750. Sulla sx il Monte Sumbra.È una bellissima montagna che si eleva all’estremità dello sperone settentrionale della Pania della Croce. Essa raggiunge 1720 metri ed è particolarmente maestosa vista da Col di Favilla e dal Puntato.

La sua mole è rocciosa ed articolata in arditi speroni. In passato era detta Pania Ricca.

È raggiungibile con tracce di sentiero dal Callare della Pania e dalla Foce del Puntone passando per la Piàniza: questi sono itinerari non difficili, ma con tratti di primo grado ed un minimo di esposizione ed i percorsi si articolano per zone di sfasciumi. Numerosi sono poi i percorsi per i rocciatori nei vari versanti della montagna.

La cresta sommitale SSE e la vetta si trovano a confine tra i comuni di Stazzema e di Molazzana.

Una frana rocciosa ben evidente si trova sul versante orientale del monte, quello che dà sulla Borra di Canala, e si è formata tra il 2005 ed il 2006.

COME SI ARRIVA IN VETTA

Due sono i percorsi accessibili agli escursionisti ben preparati che abbiano passo sicuro e non soffrano di vertigini:

Cresta sommitale SSE: inizia dal Callare della Pania al quale si perviene col sentiero 126 da Mosceta o dal Rifugio Rossi. Si supera la quota 1750 e si discende per un ripido dorso, poi, seguendo la cresta segnata con stinti segni blu si toccano due piccoli intagli successivi. Infine si sale il tratto finale. È possibile anche deviare a sinistra dal primo intaglio. Il percorso è considerato, in brevi tratti, un primo grado ed in buona parte si sviluppa per sfasciumi.

Versante EST: inizia poco oltre la Focetta del Puntone con sentiero segnato di blu che si stacca dal 139 di Borra di Canala. Esso segue facili sfasciumi fino alla Piàniza da cui si sale facilmente per un canalino di sfasciumi all’intaglio 1720 metri che immette sulla cresta sommitale SSE.

Presentano invece interesse alpinistico e quindi sono destinati a rocciatori e scalatori i versanti e le creste seguenti in cui le difficoltà aumentano in presenza di neve:
  • Versante occidentale: è chiamato le Mura del Turco e fu salito per la prima volta il 15 maggio 1898 da Lorenzo Bozano[1] con la guida Efisio Vangelisti[2]. Si accede ad esso dal sentiero 126 oppure dal sentiero 9. Esso è ricco di canali rocciosi, pendii arditissimi e salti rocciosi con paleo e sfasciumi. Ricordiamo la Cresta ed il Canale del Serpente, il Canalone Centrale, le Cenge dei Partigiani[3], i Torrioni del Pizzo e lo Sperone ovest-nord-ovest.
  • Cresta NNO: viene affrontata dal sentiero 127 e per essa si giunge alla Croce di Sergio Petronio (1561m) qua morto il giorno di Natale del 1951 in un tentativo in solitaria.
  • Versante Nord: alla sua base corre il sentiero 127 di grande interesse specialmente in invernale. Il versante ha forma triangolare, è molto roccioso ed è solcato da canali con erba e sfasciumi.
  • Cresta NE: inizia all’altezza della Porta della Borra di Canala ed è caratterizzata da placche e pendii erbosi.

VETTAla vetta (parete est) vista dall’inizio alto della Borra di Canala in inverno con la ben evidente frana rocciosa con il suo colore rossastro a metà immagine

Sulla sommità è presente un ometto di pietre e c’è molto spazio per riposarsi e per godere il panorama che si estende alle Apuane Settentrionali e Centrali, all’Appennino, al mare ed alle vicine Panie.

Ben visibili in particolare il Sumbra, il Fiocca, il Sella, il Macina, il Freddone, l’Altissimo ed il Corchia.

Subito in basso si scorge il campanile di Col di Favilla, paese dominato dalla mole del monte stesso, con i castagneti che lo circondano.

ANELLI

Sono possibili anelli in alta quota per gli alpinisti, ma qua trattiamo solo i percorsi escursionistici che aggirano il monte.

Infatti il Pizzo è completamente circondato da sentieri, in senso orario, dalla Foce di Mosceta, sono: 9, 127, 139, 126.

È possibile percorrerli salendo in vetta oppure semplicemente aggirando il monte.

  • da Isola Santa: sentiero 9, Col di Favilla, sentiero 9, sentiero 127, Borra di Canala (sentiero 139), prima della Focetta del Puntone sentiero per la vetta del Pizzo, discesa al Callare della Pania, sentiero 126 per la Foce di Mosceta, sentiero 9, Isola Santa. In alternativa se si rinuncia alla vetta: col 139 si arriva alla Focetta del Puntone e si segue il Vallone dell’Inferno (sentiero 126) fino al Callare da cui l’itinerario è lo stesso. Sono itinerari lunghi (circa 8 ore) da fare nella bella stagione. I punti di forza sono la selvaggia Borra di Canala e l’altrettanto aspro e roccioso Vallone dell’Inferno.
  • da Piglionico: sentiero 7 passando dal rifugio Rossi fino alla Focetta del Puntone da cui si segue l’itinerario precedente, sia che si voglia o no salire in vetta. In alternativa, anche se non è un vero anello del monte, si sale il Vallone dell’Inferno e seguendo la cresta si raggiunge la vetta. Da essa si scende con l’itinerario per la Borra di Canala. Si percorre quest’ultima e si prende il 127 che riporta al 7 ed a Piglionico.
  • da Passo Croce: sentiero 11, Fociomboli, sentiero 129, Foce di Mosceta, sentiero 126 per il Callare, Focetta del Puntone, sentiero 139, sentiero 127, sentiero 9, Foce di Mosceta, Fociomboli.
  • da Levigliani: in alternativa al precedente è possibile arrivare a Mosceta partendo da Levigliani per la via di cava ed il sentiero 9. Questi ultimi due sono gli itinerari più semplici partendo dall’Alta Versilia, è lasciata libertà di percorrerli sia in senso orario che antiorario, entrambi prevedono di passare sia dalla Borra di Canala che dal Vallone dell’Inferno.

MARAINI ED IL PIZZO DELLE SAETTE

Del Pizzo delle Saette scrisse Fosco Maraini[4] ricordando una sua escursione, giovanissimo a soli 16 anni, sulle Alpi Apuane nel 1928, tra l’altro per lui, abituato a salire le colline attorno a Firenze, le Apuane furono le prime vere montagne.

L’articolo apparve una prima volta nella rivista “La Pania”[5] nel 1990 come rielaborazione di un vecchio scritto, poi divenne prefazione, con alcune modifiche, a un libro[6] di Giovannetti sulle Alpi Apuane del 1998. Infine la versione della rivista “La Pania”, dal titolo “Incontrammo il Linchetto?”, riapparve sul libro“Farfalle e ghiacciai. Scritti dal 1936 al 2001” allegato alla rivista i Meridiani Montagna (Editoriale Domus) dedicato alle Apuane, nel numero 31 del marzo 2008.

Allora sedicenne, Maraini partì da Firenze, in estate, con l’amico di scuola Bernardo per salire alcune vette delle Apuane. Lo scopo della gita fu tenuto nascosto ai genitori.

I due giovani da Seravezza presero il treno della marmifera per Tre Fiumi e scesero dopo la galleria del Cipollaio e, passando per Campanìce, arrivarono presso la maestà dove oggi il sentiero 129 si immette nell’11 e qua dormirono su un mucchio di fieno.

Il mattino seguente arrivarono al vicino Fociomboli:

All’alba ecco davvero le Alpi Apuane dinanzi a noi, in tutto il loro splendore! Ecco il Monte Corchia turrito, difeso da spalti strani di rocce candide a strati orizzontali. E più lontano sorgeva ribalda una fantasia superba di rupi: il Pizzo delle Saette! I primi raggi del sole tingevano di rosa pareti, creste, strapiombi. Ci sentimmo beati, benedetti da singolari privilegi, ammessi in un mondo di preziosi incantamenti.

I due giovani scesero verso il Puntato dove trovarono un pastore di poco più anziano di loro col quale scambiarono due chiacchiere:

quando gli dicemmo che saremmo saliti volentieri sul Pizzo delle Saette, ci guardò di traverso, quasi fossimo stati muniti di pericolosi poteri. “State attenti – fece sottovoce – lassù ci sono gli omobestie, e quando si incontrano quelli non si sa cosa succede...” Bernardo, col suo gusto per le antiche leggende, rizzò subito le orecchie e cercò d’indagare più a fondo, ma il pastore si chiuse in un nervoso mutismo. Forse non voleva parlare di un mondo per lui intensamente reale, ma oscuro e pericoloso. Forse temeva che lo deridessimo. Chissà!

Poi scesero alla Foce di Mosceta e da questa a Col di Favilla che divenne la loro base logistica[7].

C’era la partita del Pizzo delle Saette da risolvere! Avevamo già salito il monte Freddone, però avvolti nella nebbia. Fummo un po’ più fortunati col Monte Corchia, ma sempre con cieli coperti. Finalmente ecco una giornata di vero sole! “ Ma non ci andate lassù” ci dicevamo quelli del Colle. “perchè ha nome delle Saette? Perchè bene che vada, il tempo cambia lassù ogni due o tre ore ....”. E poi ci venivano in mente gli “omobestia”, ricordati con visibile paura dal giovane pastore del Puntato. Ma ormai avevamo deciso, e partimmo all’alba. Da veri folli volemmo aggredire il monte per la via ritenuta allora la più difficile: quella del crestone Nord. Avevamo con noi trenta metri di corda di canapa (allora niente nailon, ancora), più due o tre chiodi con relativo martello, ma sapevamo solo teoricamente come farne uso. La prima parte della salita non era difficile, anche se lunga e faticosa. Poi ci trovammo sopra una cresta aerea, leggermente curva verso destra, formata da strani massi biancastri d’un calcare a lamelle; facevano pensare a frammenti d’una gigantesca torta millefoglie. Ai lati intanto andava crescendo il vuoto, due voragini smisurate. Lontano laggiù si vedevano i ravaneti, ai piedi del monte, i boschi, le case del Col di Favilla, sembrava di volare, un panorama come ci dicevano che si dovesse vedere dall’aereo. La cresta, sempre più affilata, finiva contro un muro di pietra solida e grigia, alto una decina di metri, la vera chiave della salita. Tornare indietro? Neppure per sogno! Piantai, il più alto possibile, uno dei nostri chiodi per assicurazione, e tentai di superare il malpasso. Alcuni appigli nascosti, e per fortuna solidi, mi aiutarono. Non ricordo bene come, mi trovai al di sopra del salto e potei gridare a Bernardo di seguirmi. Ce l’avevamo fatta! Mezz’ora più tardi eravamo sulla vetta del Pizzo. Ci sentimmo finalmente dei veri uomini, non più dei ragazzi. Purtroppo le profezie dei vecchi di Col di Favilla ci stavano inseguendo. Poco prima di toccare la vetta, il cielo si era oscurato e qualche lembo di nebbia ci aveva inghiottito per alcuni istanti. D’un tratto scoppiò un chiarore cilestro, elettrico, e si sentì un minaccioso rombo, per fortuna ancora lontano: il Pizzo chiamava le sue Saette? Raccogliemmo di corsa le nostre cose e ci buttammo a capofitto giù per il versante facile del monte, quello che dà sulla Foce di Mosceta. Come spesso succede, appena fummo alla base, eccoti fuori il sole. “Oh, ma ci vuol proprio prendere il giro il Pizzo!” esclamò Bernardo, ridendo un po’ di traverso.

I due giovani continuarono sul sentiero per Col di Favilla e qua incontrarono un vecchio pastore con forte accento toscano col quale si fermarono a discorrere:

Tra una cosa e l’altra, gli chiedemmo se sapesse dov’era un luogo detto “le mura del Turco”. Il vecchio, abbronzato, rinsecchito, dagli occhi azzurri e dai capelli ormai quasi bianchi, appoggiandosi sul suo bastone, disse di no; poi aggiunse con tono sentenzioso: “Che volete, tutti e’ posticelli e c’hanno e su’ nomicchioli”, frase degna d’esser posta in capo a un trattato di toponomastica – o a un volumetto di liriche. Ovviamente parlammo del tempo bislacco, di quel pomeriggio, delle nuvole che roteavano intorno al Pizzo, del tuono, delle Saette. Il vecchio guardò a lungo in su, in giro, con aria di sofisticato intenditore, quasi di mago, poi indicò un cumulaccio oscuro, gravido di pioggia, quasi viola. “Eh, quella nuvola – disse – la pioggia la covicchia, la covicchia fin che poi la schiocca!”

LUOGHI

Borra di Canala

Orrido vallone che si apre tra la Vetrìcia e le ripide pareti del versante nord-est del Pizzo delle Saette (la Piàniza). È attraversato dal sentiero 139 che mette in comunicazione il 127 con il 7 alla Focetta del Puntone. A volte la neve si attarda anche fino a primavera inoltrata. La salita è faticosa su grandi massi nella parte più bassa e su sfasciumi in quella più alta, il percorso è ben segnato ed a volte aiutano nella progressione degli ometti di pietra. L’ambiente che si percorre è molto affascinante, quasi completamente privo di vegetazione. In alto tracce di sentiero portano a destra verso la Piàniza e la vetta del Pizzo delle Saette, mentre a sinistra ci si dirige alla Vetrìcia. La parte più alta è piuttosto insidiosa in discesa in quanto si deve quasi scivolare tra gli sfasciumi. Lo ritengo uno dei tratti più affascinanti delle Apuane.

L’inizio a nord del vallone si chiama Porta di Borra di Canala, si trova a 1260 metri. Sulla sinistra c’è l’altopiano della Vetrìcia con la Torre Oliva e, sulla destra, una roccia che con un po’ d’immaginazione sembra una sentinella a guardia del percorso che ammonisce il viandante e lo invita alla prudenza per l’aspra salita che lo aspetta.

Callare della Paniail tratto alto della Borra di Canala

È una sella della cresta principale nord-sud della Pania della Croce che si trova a metà strada tra la sua vetta e quella del Pizzo delle Saette a 1743 metri di quota. La vista è veramente eccezionale. Qua arriva il sentiero 126 dalla Foce di Mosceta che poi scende alla Focetta del Puntone per l’orrido Vallone dell’Inferno.

Col di Favilla[8]

Piccolo borgo, nel comune di Stazzema, ormai abbandonato. È situato a 940 metri a cavallo del colle boscoso che dalla cresta NE del monte Corchia si dirige su Isola Santa ed è sovrastato dal Pizzo delle Saette. Dalla chiesa di gode di bella vista sul monte Freddone e sul Sumbra e, nelle vicinanze, c’è una fonte. L’ultimo parroco del paese fu don Cosimo Silicani, molto ospitale con gli alpinisti di passaggio. Egli operò dal 1897 al 1942, anno della sua morte, fu artigiano e storico della piccola comunità e fece costruire il quadrante solare situato sulla chiesa, esso è il più alto di tutta la Toscana. Il paese subì gravi distruzioni durante la seconda guerra mondiale e fu completamente abbandonato negli anni ’60 anche se nel censimento del 1961 sono indicati alcuni residenti. L'area di Col di Favilla era un alpeggio di Levigliani e quindi un insediamento a carattere stagionale sin dal XVII secolo e la chiesa viene fatta risalire al 1640, però solo intorno al 1880 si trasformò in un borgo stabile.il versante Nord-Ovest del Pizzo visto dalla piazzetta di Col di Favilla Le principali attività degli abitanti, chiamati colletorini, furono la pastorizia, la produzione del carbone da legna, la lavorazione dei metalli, l'estrazione del tannino dal castagno. Una modesta agricoltura di sussistenza è testimoniata dai terrazzamenti, anche se modesti, presenti in zona. Di rilievo la chiesa dedicata a S.Anna che, dopo le devastazioni sacrileghe del 1968-1970, fu restaurata e riconsacrata nel 1979, nel 1983 fu affissa all’esterno un lapide marmorea. Il campanile è dietro la chiesa e svetta tra la vegetazione, una lapide ricorda la sua costruzione nel 1670 ed il cappellano Vannucci. A fianco un breve vialetto delimitato da faggi porta ad un piccolo cimitero nel quale in inverno sbocciano i crochi, esso, purtroppo, subì devastazioni sacrileghe. I discendenti degli antichi abitanti ritornano al paese per la festa di S. Anna il 26 giugno e qualcuno sta cercando di risistemare le vecchie abitazioni anche se la maggior parte del paese è desolatamente distrutta. Oltre al nucleo attorno alla chiesa altre case sparse si trovano tutt’intorno. Qua arriva la vecchia mulattiera da Levigliani per Isola Santa, oggi sentiero 9, poi, da Fociomboli per il Puntato, il sentiero 11. Inoltre una strada non asfaltata, ma percorribile con auto arriva dalla strada Castelnuovo-Arni, l’imbocco è a livello di una cava, con cancello chiuso.

Foce di Mosceta

Largo valico a quota 110 metri tra il Monte Corchia e la Pania della Croce. Qua si trova una maestà con una serie di lapidi per i caduti in montagna e sul lavoro ed un cippo commemorativo dei partigiani caduti per la libertà. È importantissimo nodo di sentieri e punto di partenza di moltissime escursioni. Si arriva a Mosceta da moltissimi paesi nei dintorni con lieve fatica. Da Retignano il sentiero 123 va a confluire con il 122 da Pruno, da Levigliani per via di cava e per le Voltoline (sentiero 9), questi tre itinerari convergono nel passo dell’Alpino da cui in breve si raggiunge Mosceta. Da Fociomboli arriva il 129, da Cardoso il 7 poi 124, da Foce di Valli il 125. Inoltre ancora il 9 che proviene da Isola Santa ed il 128 per il Puntato, presso il vicino Rifugio del Freo. Dalla foce parte la via normale per la Pania: il sentiero 126.

Foce del Piglionico

Detta anche semplicemente “Il Piglionico” si trova nel comune di Molazzana a 1120 metri tra il monte Piglionico ed il monte Rovaio. Si arriva qua con la strada “delle Rocchette” da Gallicano passando per Molazzana fino alla Foce di Grottorotondo, poi essa diventa sterrato, passa per le Rocchette ed infine arriva alla Foce. Una cappella votiva ricorda il sacrifico di un gruppo di partigiani che combatterono con i tedeschi sul Monte Rovaio, che si trova proprio di fronte, il 29 agosto 1944. Una lapide marmorea così recita: “Chi passi per queste valli a lavoro o a diporto/ nella suggestiva quiete del paesaggio montano/ sappia o ricordi/ e tutti ripensino/ che questo crinale roccioso/ che gli si erge davanti detto/ il nome di Gesù/ il 29 agosto 1944/ conobbe crepitio d’armi e strazi di morte/ e vide animosi giovani offrire la purissima vita/ perchè la patria risorgesse a libertà” (il Nome di Gesù è una vetta a 1145 metri sulla cresta sud-est del monte Rovaio). I partigiani erano del gruppo Valanga che comprendeva elementi locali, emiliani reduci da Montefiorino e meridionali, il comandante era Leandro Puccetti di Gallicano che fu tra le vittime. Tutto nacque dall’uccisione di un tedesco due giorni prima, i partigiani rimasero nelle loro postazioni invece di fuggire come sarebbe stato più sensato, forse per presunzione di poter combattere alla pari con i tedeschi oppure per evitare guai ai civili. La battaglia avvenne il 29 e provocò 19 vittime tra i partigiani: 9 emiliani, 7 lucchesi e 3 meridionali. Dal Piglionico parte il sentiero 138 che scende a Colle a Panestra, mentre il sentiero 7 si dirige al rifugio Rossi.

Focetta del Puntone

Ameno valico, a quota 1611 metri, posto in posizione centrale del massiccio delle Panie. Qua arriva il sentiero 139 che percorre l’orrida Borra di Canala da Nord ed il sentiero 7 da Foce di Valli per il vicino rifugio Rossi, a poca distanza anche il sentiero 126 per il Vallone dell’Inferno e la Pania della Croce. Il Puntone è il Naso dell’Uomo Morto. Il luogo è estremamente panoramico in particolare sulla Borra di Canala e la Vetrìcia.

Fociomboli

Valico tra la quota 1461 del monte Corchia ed il monte Freddone, a quota 1270 metri, corrisponde alla testata del Canale delle Fredde. Esso è attraversato dalla mulattiera (oggi via sterrata) che congiunge il Passo di Croce con il Puntato e il Col di Favilla, che corrisponde al sentiero 11. Da qua passa poi il sentiero 129 che unisce Mosceta alla strada del Cipollaio (ponte dei Merletti), passando per Campanìce. Parte di questo sentiero segue una marmifera per le dismesse cave del retro-Corchia. La zona di Fociomboli è importante dal punto di vista botanico specialmente per il vicino Padule o Torbiera di Fociomboli, ricco di rare orchidee.

Isola Santa

Borgo sorto attorno all’hospitale di San Jacopo esistente già nell’VIII secolo, lungo la mulattiera proveniente da Foce di Mosceta e quindi dalla Versilia diretta in Garfagnana. Essa appartiene al comune di Careggine. Le notizie certe risalgono al XVIII secolo, probabilmente esso fu borgo fortificato e posto di guardia sulla strada impervia di fondovalle di quei tempi. Situata a 550 metri oggi essa è sulla riva di un lago artificiale formato dalla Tùrrite Secca, negli anni ’50 che provocò gravi problemi strutturali alle abitazioni, poi risolti, ma questo determinò lo spopolamento del paese. Essa possiede una bella pieve, dedicata a San Jacopo con campanile e, per quanto molte case rimangano dirute, una parte del borgo è stata restaurata ed è abitata, inoltre alcune case ristrutturate sono usate ai fini turistici. Molto caratteristiche sono le coperture in ardesia dei tetti. Nei pressi passa la via Castelnuovo-Arni e poco distante c’è la deviazione per Capanne di Careggine. L’antica mulattiera per Mosceta è oggi il sentiero 9, inoltre dalla strada parte il sentiero 145 per Capanne di Careggine ed il monte Sumbra.

Levigliani

Borgo del comune di Stazzema che si trova alle falde del monte Corchia a quota 582 metri, nelle vicinanze sono state trovati resti di una necropoli ligure-apuana. Il paese è di probabile origine romana ed ebbe un certo sviluppo legato alle attività minerarie e poi all’estrazione del marmo, ancora oggi molto importante. Infatti, presso il paese, lungo la strada molto ripida che si stacca dalla via per il Cipollaio (prima della deviazione principale e meno ripida per il paese) lungo il canale del Bosco ci sono due miniere di mercurio e di cinabro (HgS) aperte dalla repubblica di Firenze e valorizzate dai Medici delle quali si sta apprestando il recupero ai fini turistici (aperte al pubblico ad agosto 2008). Il marmo è estratto dalle cave del Corchia, dalla prima metà del 1800. Il paese è importante base per le visite all’Antro del Corchia e per la foce di Mosceta ed il rifugio Del Freo, infatti dalla piazzetta principale si stacca una strada marmifera, asfaltata di recente (inizio 2008), che porta all’ingresso dell’antro del Corchia, presso il quale inizia anche il sentiero 9 con le sua famose Voltoline per il Passo dell’Alpino. La strada non è aperta al traffico privato. Lungo detta strada sono ammirabili imponenti vie di lizza.

Passo di Croce

È un ripiano erboso a 1160 metri che dai Torrioni del Corchia cala verso il passo dei Fordazzani, da esso si gode una splendida vista sulle Apuane settentrionali: Sagro, Pizzo, Pisanino, Tambura e Sella e, in primo piano, Altissimo, Macina, Fiocca, Sumbra e Freddone, inoltre la visuale comprende tutta la costa dalla Spezia fino alla Versilia ed alle isole nelle belle giornate. A livello della maestà, alla fine della strada asfaltata, una palina indica il sentiero 10 per il passo dei Fordazzani da cui il bivio per il 141 per le Cervaiole ed il 10 per Campanìce e, dopo pochi metri, c’è un monumento marmoreo del 2000 dedicato agli ideatori della strada per Fociomboli. Questi erano due frati professori di Terrinca, Cesare Coppedè e Gustavo Cocci, il primo si interessò del tratto fino al Passo, il secondo di quello per Fociomboli. La strada in questione si biforca subito: a destra (segnavia 11) continua per Fociomboli, a sinistra la strada, chiusa da una sbarra, sale per la cava dei Tavolini del monte Corchia, in alternativa sulla destra della sbarra sale un sentiero segnato di rosso, ma non numerato, che porta ad un pannello verde sulla via di cava dei Tavolini.

Piàniza

È l’altopiano alla base del versante nord-est del Pizzo delle Saette. È caratterizzata da fondo roccioso e da sfasciumi. Un sentiero non numerato che si stacca da quello principale della Borra di Canala, il 139, porta sulla cresta del Pizzo.

Quota 1750

Quota senza nome tra il Pizzo delle Saette ed il Callare della Pania, si passa da essa con il sentiero segnato di blu per la vetta del Pizzo stesso. La cresta rocciosa è divertente ed è preferibile percorrerla mantenendosi ad occidente.

Rifugio Del Freo

Situato presso la Foce di Mosceta a quota 1180 metri alle pendici del monte Corchia in posizione molto panoramica, dominato dalla mole della Pania della Croce. Esso sostituì il precedente rifugio in località “alle Caselle” inadeguato per le esigenze dell’escursionismo e dell’alpinismo apuano. È di proprietà della sezione del Cai di Viareggio. Inaugurato il 28 maggio 1950 alla presenza di Bartolomeo Figari, allora presidente nazionale del Cai. Inizialmente denominata Pietrapana (dal nome che Dante aveva dato alla Pania vedi Inferno canto XXXII versetto 29), nel 1970 fu dedicato alla memoria del professor Giuseppe Del Freo (1897-1969), prima insegnante di storia e filosofia e poi preside del Liceo Classico “Carducci” di Viareggio. Egli fu un amante della montagna ed a lungo presidente della locale sezione del Cai e molto si diede da fare per l’erezione del rifugio stesso. Il rifugio nella sua storia subì numerosi rifacimenti ed ampliamenti e l’8 dicembre 1998 fu nuovamente inaugurato nella sua veste attuale. Con la vicina foce di Mosceta rappresenta il principale nodo di sentieri delle Apuane meridionali. Accessibile facilmente da Levigliani, Pruno, Cardoso, Isola Santa.

Rifugio Rossi

Denominazione completa: Rifugio Enrico Rossi alla Pania. Situato nel comune di Molazzana a 1609 metri nel versante settentrionale dell’Uomo Morto, in posizione centrale del gruppo delle Panie. È proprietà della sezione Cai di Lucca. La prima costruzione è del 1921 con il tetto a volta che cadde ben presto e fu ricostruito ed inaugurato il 24 agosto del 1924, una targa marmorea ora all’interno dell’edificio così recita: “Rifugio Pania/1924/Club Alpino Italiano/Sezione di Lucca”. Il rifugio fu poi ingrandito fino alle dimensioni attuali. Enrico Rossi era un giovane avvocato morto prematuramente in un incidente stradale nel 1967, egli era amante della montagna e partecipava alla vita sociale della sezione di Lucca. Poco prima della sua morte il tetto del rifugio aveva subito ingenti danni e mancavano i fondi per ripararlo fu proprio la famiglia dello sfortunato giovane ad intervenire economicamente per sistemare il rifugio che, quindi, nell’estate del 1968 venne intitolato ad Enrico Rossi. Il luogo è molto ameno e panoramico con vista splendida sulla Pania Secca, sulla Pania della Croce ed il Pizzo delle Saette e sulla Apuane settentrionali in parte nascoste dal Fiocca e dal Sumbra. A poca distanza l’interessante altopiano della Vetrìcia. Si arriva al rifugio col sentiero 7 da Piglionico e da Foce di Valli sul quale si innestano sentieri dalla Foce di Mosceta e da Fornovolasco. Sulle pareti esterne tra le tanti lapidi, una dedicata al poeta Giovanni Pascoli: “...Io che l’amo, il vecchio monte/ gli parlo ogni alba, e molti dolci cose/ gli dico ....” tratto dalla poesia “The Hammerless gun” (raccolta “I canti di Castelvecchio”).

Vallone dell’Infernoil Vallone dell’Inferno, in alto la cresta della Pania.

Anche canale dell’Inferno. È il circo di origine glaciale compreso tra la cresta est della Pania della Croce e la sua spalla settentrionale. L’ambiente è aspro, brullo, roccioso e sassoso a sfasciumi nel tratto che è percorso dal sentiero 126 dalla Focetta del Puntone al Callare del Matanna. La salita è faticosa, ma non difficoltosa anche in inverno, più ripida la parte sommitale. Secondo leggende locali in questo canale “ci si sentiva” cioè era palpabile la presenza di spiriti cattivi e di notte si vedevano i lumi degli streghi che ci si adunavano.

SENTIERI

Sentiero 7

Cardoso (265m) – Collemezzana (770m) innesto 124 - Foce di Valli (1266m) innesto 110, 125, 130 - Passo degli Uomini della Neve (1690) – innesto 126 - Focetta del Puntone (1611m) innesto 139 - Rifugio Rossi (1609m) – innesto 127 – Piglionico innesto 138, 133. Da Piglionico si segue un bel bosco di faggi fino al Rifugio Rossi ed in pochi minuti si perviene alla focetta del Puntone.

Sentiero 9

Levigliani (582m) – ingresso Antro del Corchia (850m) - le Voltoline - Passo dell'Alpino (1080m) innesto 122 - Foce di Mosceta (1170m) innesto 129, 124, 125 – innesto 127 – innesto 11 - Col di Favilla (938m) - Isola Santa (550m). Il tratto fino alle Voltoline è oggi una strada marmifera asfaltata, nel 2008, che ha distrutto la vecchia mulattiera. Le voltoline sono molto caratteristiche per i loro ripidi tornanti, dopo il passo dell’Alpino il sentiero sale, per rocce scalinate, un breve tratto conosciuto per le numerose lapidi che, in passato, hanno dato origini a polemiche, fino ad una maestà dalla quale iniziamo ad ammirare la mole imponente della Pania. Il sentiero continua ameno a mezza costa ed in pochi minuti entra in un’abetaia da cui esce alla Foce di Mosceta. Poi segue la discesa amena nel bosco fino ad Isola Santa. Da aggiungere che dal 20 luglio 2007 è stato aperto al traffico privato il tratto asfaltato fino all’ingresso della grotta, percorribile con cautela fino a venti anni fa.

Sentiero 11

Passo di Croce (1160m) innesto sentiero 10 per Passo dei Fordazzani e Campanice – innesto 129 per Campanice e Ponte Merletti - Fociomboli (1260m) innesto 129 per Mosceta – innesto sentiero non numerato per il Freddone - Puntato (1170m) innesto 128 per Tre Fiumi – innesto 128 per Mosceta - Col di Favilla (938m) innesto 9 per Isola Santa e Mosceta. Lo sviluppo totale è circa 3 km. Il tratto fino a Fociomboli è in parte asfaltato ed in parte sterrato, poi si scende al Puntato dal quale, passando per il bosco si perviene a Col di Favilla.

Sentiero 126

Foce di Mosceta (1170m) – le Gorfigliette (1412m) – Callare della Pania (1743m) – innesto 7 - Focetta del Puntone (1611m). È il sentiero principale per la Pania della Croce che percorre il versante occidentale del monte, al Callare scende per il Vallone dell’Inferno.

Sentiero 127dalla vetta del Corchia, la mole della Pania della Croce, il Pizzo delle Saette è la punta a sx.

Foce di Mosceta (1170m) – innesto 139 – Foce del Piglionico. In realtà il sentiero è un raccordo tra il sentiero 9 (quota 1075m) ed il 7 (quota 1140m).

Sentiero 129

Ponte Merletti (ca 800m) – Campanìce (1050m) innesto sentiero 10 – innesto sentiero 11 con tratto comune - Passo Fociomboli (1260m) - Retro Corchia - Rifugio del Freo (1180m) - Foce di Mosceta (1170m). Unisce la carrozzabile del Cipollaio con la zona del Puntato e quella di Mosceta passando per un bosco a tratti piuttosto ripido.

Sentiero 139

Focetta del Puntone (1611m) – Porta di Borra Canala (1260m) - innesto 127 (1140m). percorre l’orrida Borra di Canala.


note

1 Dapprima segretario, poi vicepresidente per 18 anni ed infine presidente (1904-1913) della sezione ligure del Cai. Pioniere dell’alpinismo genovese fu tra i fondatori del Club Alpino Accademico. Nel 1903 insieme a Bartolomeo Figari, Adolfo Galliano, Isolabella ed Emilio Quèsta costituì lo Sky Club Genova iniziando la pratica dello sci-alpinismo. Morì di spagnola il 15 ottobre 1918. Fu tra gli estimatori e valorizzatori delle Alpi Apuane che iniziò ad esplorare nel 1892. A lui si devono alcune prime scalate, come quella al Monte Contrario e la prima invernale del Monte Cavallo. Insieme a Emilio Quèsta e Gaetano Rovereto fu autore della prima Guida delle Alpi Apuane pubblicata nel 1905 dalla sezione ligure del Cai.

2 Efisio Vangelisti guida di Pruno accompagnò molti alpinisti sulle vette ancora inviolate delle Apuane alla fine del 1800, dal Procinto, al Pizzo delle Saette ed effettuò diverse prime invernali: alla Pania, al Sumbra, all’Alto di Sella.

3 Usate nella seconda guerra mondiale dai partigiani come vie di fuga nella loro lotta contro l’invasore nazi-fascista.

4 Fosco Mariani (Firenze 1912, Firenze 2004) etnologo, alpinista, orientalista, fotografo e scrittore, tra i suoi libri ricordiamo “Tibet segreto” (1951), Ore Giapponesi (1957), Gasherbrum IV (1960). I suoi legami con le nostre terre sono stati testimoniati dalla volontà di essere sepolto nel piccolo cimitero dell’ Alpe di S.Antonio in Garfagnana nel comune di Molazzana dove lo stesso Maraini possedeva una casa in località Pasquigliora dal 1978.

5 La Rivista è un trimestrale, Notiziario del Comune di Molazzana in Garfagnana edito dal comune ed esistente anche in edizione on-line. Lo scritto di Maraini apparve nel numero 7 (anno 3) del settembre 1990.

6 Bruno Giovannetti, “Le Alpi Apuane. Un piccolo grande mondo”, Le Lettere, Firenze, 1998.

7 Vedi l’articolo su Col di Favilla in questa rubrica.

8 Rimando al mio precedente articolo su questo borgo in questa rubrica.

 

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LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri