SENTIERO CAI 140

LO SPAZIO DI FABIO - rubrica curata da Fabio Frigeri

4 gennaio 2010

(f.f.) il sentiero 140 è semplice e permette di ammirare la costa da Livorno a La Spezia con relative isole, visibilità permettendo. Notevole per i colori e i profumi è la macchia mediterranea che si attraversa specialmente se scegliamo il periodo delle fioriture e molto interessante è anche la cresta del Folgorito per la ricchezza di specie vegetali che presenta. Molto bello il panorama dalla vetta del Folgorito se l’escursionista decide di salire alla vetta.

SENTIERO 140

Il sentiero è di competenza del Cai sezione Forte dei Marmi che ne cura la manutenzione.

TragittoPercorrendo la mulattiera della Canala.

Riomagno di Seravezza (65m) – Cerreta San Nicola (574m) – Sella nord del Folgorito (858m) [deviazione per la vetta] - Pasquilio foce Campaccio (847m) [innesto sentiero 33].

È anche detto sentiero della linea gotica.

Informazioni sulla zona di partenza

Il sentiero inizia a Riomagno, frazione del comune di Seravezza posta a 65 metri di quota sulle sponde del torrente Serra.

Superate le frazioni di Ripa e di Corvaia si deve prendere a sinistra prima del ponte sul Versilia che porta al centro di Seravezza. La strada segue il torrente Serra e dopo circa 1 chilometro ci si ferma presso il cartello stradale che indica la frazione Riomagno. Si torna indietro un centinaio di metri e si trova l’indicazione del sentiero che inizia come ripida cementata.

Nella vicina Seravezza c’è il bel Palazzo Mediceo che ospita mostre e altre importanti iniziative culturali.

Descrizione del percorso

Difficoltà: E (sentiero facile) il sentiero non presenta difficoltà, naturalmente è necessario un minimo di allenamento dato il dislivello di circa 800 metri e la lunghezza del percorso.

Stato del sentiero: il sentiero è ben evidente e segnato abbastanza bene.

Tempi:

andata: 03h 50’

ritorno: 03h 20’

Il percorso

Sintesi: Il sentiero inizia come cementata al servizio di alcune case e poi entra nel bosco percorrendo la zona detta La Canala mediante ripide voltoline. Arrivati al crinale il sentiero diventa molto panoramico sulla costa da Livorno a La Spezia. Sale moderatamente con tratti in falsopiano e poi tratti di salita più decisa, in mezzo a una vegetazione decisamente mediterranea. Dopo un tratto a castagneto arriva a Cerreta San Nicola, Cerreta S. Nicolarisale il castagneto e arriva a uno stradello che costeggia il Folgorito fino al cippo della Linea Gotica, da cui è possibile salire alla vetta. Poi prosegue in cresta fino alle Forche, scende a costeggiare il ravaneto del Carchio e con un tratto nel bosco arriva al Campaccio.

Superata Corvaia invece di prendere il ponte sul Torrente Versilia (formato dalla confluenza del Serra e del Vezza) che porta a Seravezza deviamo a sinistra per la valle del torrente Serra. Continuiamo per poco più di un chilometro e ci fermiamo presso il cartello che indica la frazione Riomagno. Torniamo indietro per circa 100 metri e, sulla destra, troviamo una ripida salita cementata con indicazione del sentiero 140. Saliamo e incontriamo subito alcune abitazioni e in 5’ entriamo nel bosco di castagni. Il sentiero è una ripida mulattiera con numerose svolte che percorre una zona detta La Canala dal nome del monte sovrastante. Ci sono alcune deviazioni, ma il percorso è segnato e non è possibile assolutamente sbagliarsi. Le voltoline della mulattiera si fanno via via più strette salendo al valico. Si vede il cimitero, i borghi che attorniano Seravezza e, poco prima del valico, c’è una bella finestra sul Monte Altissimo. A 42’ arriviamo sul crinale (circa 350m), presso un traliccio della corrente, il sentiero continua a destra, mentre da sinistra arriva un sentiero segnato, ma non numerato, dalla vicina Ripa. Da questo punto la visuale si apre sulla costa da Livorno alla Spezia che vediamo ormai completamente antropizzata. Il sentiero ampio, ancora mulattiera, sale moderatamente, con anche tratti in falsopiano, in un ambiente decisamente mediterraneo in cui predomina il corbezzolo, insieme all’erica, ai pini, ai ginestroni e ai cisti. A 50’ troviamo i resti di una maestà naturalmente senza l’immagine sacra, ma con i resti dello stipite di marmo in cui è rimasta incisa la scritta Benedetto. A 59’ incontriamo alcune grotte, poco dopo un rudere e un tratto decisamente a pineta. A 1h 10’ il sentiero è attraversato da tracce marcate di sentiero non numerato e inizia a salire di più. A 1h 19’ inizia il castagneto e poco dopo cominciamo a vedere in lontananza la vetta del Folgorito con la sua grossa croce sommitale. A 1h 33’ incontriamo un altro traliccio, alcuni ruderi a destra e in pochi minuti (1h 37’) siamo presso la chiesa di San Nicola che lasciamo sulla sinistra per seguire il sentiero che costeggia un minuscolo cimitero mentre poco po’ più in alto, sulla sinistra, ci sono le case di Cerreta. Prendiamo poi a destra nel castagneto seguendo i segni e tralasciando lo stradello. Nel bosco, tra diversi ruderi, sono presenti anche abitazioni in buono stato e presumo abitate almeno saltuariamente. A 1h 48’ presso alcune case a sinistra c’è un’area picnic con una fontana. Saliamo ancora qualche minuto e il sentiero presenta dei muretti a secco. A 1h 55’ cambiamo versante e iniziamo a vedere l’Altissimo. Salendo poi scorgiamo anche il Corchia e la Pania e, a destra, le Apuane Meridionali. A 2h abbiamo di fronte una bella vista sul Folgorito e sull’Altissimo e sul borgo di Azzano e proseguiamo mantenendoci sul versante a monte fino a incontrare uno stradello che sale dalla piana sottostante di Montignoso e di Strettoia (2h 15’). Ora il sentiero segue questo stradello con a destra il pendio del Folgorito ormai completamente invaso dai ginestroni mentre a sinistra è tornato il panorama sulla costa. Tralasciamo la prima deviazione per la baracca di Garibà e a 2h 33’ siamo alla base del monte. A sinistra tracce portano a un bel punto panoramico e poi alla Baracca di Garibà, a destra il sentiero continua per portarsi al monumento alla linea Gotica da cui è possibile salire al monte dove arriviamo a 2h 40’.La Baracca Garibà.

[Da qua è possibile salire alla vetta in circa 10’ seguendo segni blu con un minimo di prudenza specialmente in discesa. La vetta è dominata da un’enorme croce monumentale e nel prato sommitale c’è una trincea ricordo della guerra quando il fronte per parecchio tempo passò proprio di qua. La vetta è molto panoramica sulla costa e sull’Altissimo e sul vicino Monte Carchio e in lontananza si scorge la sagoma del Sagro. C’è da aggiungere che fino a qualche anno fa era possibile salire in vetta in una decina di minuti con un sentiero segnato di rosso che inizia presso la seconda deviazione per la Baracca di Garibà. Oggi però lo stesso è invaso dai ginestroni ed è assolutamente riservato ai cinghiali]

Seguiamo il percorso in cresta molto panoramico sull’Altissimo, sul Pizzo di Falcovaia con le cave delle Cervaiole e sul paese di Azzano e sulle Apuane centrali. La cresta è facile a percorrersi nei suoi saliscendi ed è splendida nelle sue fioriture e nei suoi profumi (naturalmente nel periodo adatto): orchidee di varia specie, centauree di Triumfetti, eliantemo, moltkia, saponaria, verbasco e, in particolare, un’esplosione di Anthericum liliago e di cisto bianco. Solo alcuni tratti del sentiero passano tra felci, eriche e ginestroni, mentre il resto è aperto. Dietro noi la costa con il porto di Marina di Carrara e le montagne liguri di Monte Marcello. Questo tratto del sentiero costituisce testimonianza della linea difensiva tedesca conosciuta come Linea Gotica, infatti è possibile vedere quello che resta delle fortificazioni tedesche, purtroppo i cartelli esplicativi non sono più in buono stato e sarebbe necessaria un’opera di restauro. A 03h 10’ siamo in zona “le Forche”. Da qua è possibile salire al Monte Carchio per tracce di sentiero sulla destra, noi invece scendiamo verso il sottostante sterrato che raggiungiamo a 03h 27’. Qua a sinistra uno stradello, che può essere percorso anche da fuoristrada, continua fino allo spiazzo sottostante la lapide ricordo della linea gotica, noi invece continuiamo costeggiando il ravaneto del monte Carchio sul quale ci sono alcuni ripetitori ben visibili. Poi saliamo ed entriamo in un bosco che si fa via via più fitto e arriviamo a un bivio a 03h 44’: verso destra c’è un sentiero non segnato che si dirige al monte Carchio, noi proseguiamo nel bosco e a 03h 50’ arriviamo alla Foce del Campaccio.

Al ritorno questi sono i tempi: Campaccio - Cippo Linea Gotica 01h 20’; Cippo – S. Nicola 35’ (01h 55’); San Nicola - Traliccio 0h 55’ (02h 50’); Traliccio-auto 0h 34’ (03h 20’).

Aspetti di rilievo del sentieroLa Sella Nord del Folgorito, con il Cippo alla Linea Gotica, e la vicina vetta.

Riomagno

Frazione del comune di Seravezza a 65 metri di quota sulle sponde del torrente Serra. Conosciuta dal 1377 come borgo in cui si lavorava il ferro estratto nelle vicinanze. In seguito ebbe un’importante sviluppo in seguito all’apertura delle cave di marmo da parte del Granducato di Toscana dietro indicazioni di Michelangelo. Le cave più importanti sono quelle de La Cappella, a destra salendo, e quelle di Trambiserra invece a sinistra. La strada, che segue il Serra, arriva poi alle pendici dell’Altissimo e alle sue cave. Il borgo possiede una chiesa dedicata a San Giovanni Battista dell’inizio del XVII secolo poi ingrandita e ristrutturata.

La Canala

Nome dato al solco che da Riomagno arriva al crinale molto panoramico sulla costa. Esso è percorso da una bella mulattiera a voltoline che diventano progressivamente più ripide e che oggi costituisce il sentiero 140. Il nome gli viene dal modesto monte Canala (432 metri) che si trova poco sopra sul crinale.

Cerreta San Nicola

È un alpeggio, situato a circa 570 metri, nel comune di Seravezza. È formato da alcuni casolari situati presso la chiesa, da un minuscolo cimitero e da altri casolari sparsi per il castagneto che si sviluppa sulle pendici del monte Cerreto. Il ripiano è molto panoramico sulla costa apuo-versiliese e qua arriva una mulattiera da Riomagno, oggi sentiero 140. Inoltre all’alpeggio arriva anche uno sterrato dalla zona di Strettoia percorribile anche dalle automobili. È stato predisposto dal comune un piano di recupero dei vecchi casolari. È presente anche una chiesetta dedicata a San Nicola da Tolentino. Essa risale al XVII secolo e fu distrutta completamente durante la seconda guerra mondiale e ricostruita, in dimensioni ridotte, nel 1948. Subì poi gravi danni tra il 1950 e il 60 per le avversità atmosferiche e per l’incuria dovuta all’abbandono del borgo. Nel 1988 essa fu risanata e ristrutturata: fu salvato parte del tabernacolo, il trigramma col nome di Cristo e parte dell’altare e della fonte battesimale. In facciata c’è un affresco di Maurizio Luisi dedicato al santo. Proprio attaccato alla chiesa c’è anche un monumento dedicato agli alpini caduti in guerra del 1997.Cartelli indicatori di trincee della Linea Gotica. Sullo sfondo il Monte Altissimo.

Baracca Garibaldi

Detta anche Baracca Garibà. È una costruzione parte in muratura e parte in legno posta in bella posizione panoramica alle pendici del monte Folgorito nel comune di Seravezza poco distante dall’inizio del sentiero per la vetta nel versante a mare ormai ridotto a sentiero da cinghiali per l’eccessivo sviluppo dei ginestroni. Oltre la baracca ci sono una sorta di riparo in muratura da completare, una terrazza panoramica e dei tavoli esterni. All’interno si può mangiare, cucinare qualcosa con un fornello da campeggio, bere un bicchiere se qualcuno ha lasciato una bottiglia e godere di altri piccoli mezzi di conforto. Bella la vista sul mare e sulle isole che si intravede dalle finestre. All’esterno c’è una scritta: Qui tutti troverete sempre aperto e se dite che qui è un paradiso avete ragione. Qui non sono esclusi neanche i peccatori. Garibà.

Monte Folgorito

Il Folgorito è una modesta vetta (911,5 metri) della catena che dall’Altissimo, tramite il Passo degli Uncini e il Monte Carchio, si affaccia verso il mare. La vetta termina con un caratteristico cucuzzolo appuntito ed erboso che si trova a confine tra i comuni di Montignoso (Massa-Carrara) e di Seravezza (Lucca). Il versante che guarda la valle del Serra è aspro e roccioso. In corrispondenza del monte il crinale si sdoppia in un ramo sud-occidentale che continua fino alla rupe del Castello di Aghinolfi (226 metri) nel montignosino, mentre un ramo sud-orientale degrada dolcemente verso Seravezza. Il nome gli deriva dal fatto che la sua cima è bersaglio dei fulmini che vi si scagliano con forza specialmente durante i temporali estivi. Lo scrittore Enrico Pea (Seravezza LU 1881 - Forte dei Marmi LU 1958) lo chiamò Monte Fulgoreto e disse che “che è sempre stato il bersaglio preferito dai fulmini”. Dalla vetta si gode di buon panorama sulla costa e sulle Apuane meridionali e settentrionali, in particolare sui vicini monti Carchio e Altissimo. La croce della vetta, molto imponente, fu eretta il 12 giugno 1986 dagli abitanti di Montignoso. Sulla vetta e sul crinale ci sono resti di fortificazioni della linea gotica. Inoltre, di particolare rilievo, sono le fioriture che allietano l’escursionista specialmente nella tarda primavera.

Sella Nord del Monte Folgorito

È situata a 858 metri alla base del monte Folgorito a nord e qua inizia il tratto finale per la vetta. È presente un cippo marmoreo con la scritta: Linea/ gotica/settembre 1944/aprile 1945.

Linea Gotica

La Linea Gotica, poi chiamata Linea Verde, era la barriera fortificata costruita dai Tedeschi e lunga 320 chilometri che per circa sette mesi, dal settembre 1944 all’aprile 1945, spezzò l'Italia in due. Andava da Pesaro sull’Adriatico fino a Montignoso in provincia di Massa-Carrara. Localmente tutta la dorsale dal Passo degli Uncini, Passo della Greppia, Passo del Pitone, monti Carchio e Folgorito faceva parte di questo baluardo difensivo voluto dai tedeschi. Il monumento alla Resistenza, al Pasquilio.Negli ultimi mesi della guerra il fronte di guerra si attestò proprio in zona: la zona di Seravezza era sotto il controllo alleato mentre Massa-Carrara era ancora sotto il giogo nazi-fascista ed era controllata dalla Wermacht, dai militari dell’RSI e dalle feroci bande della Mai Morti. E proprio nella zona del Folgorito gli alleati, con l’appoggio dei patrioti apuani, sferrarono l’attacco finale che sorprese i soldati tedeschi creando il primo varco nella zona occidentale della linea gotica e avviando in questo modo la liberazione apuana e del Nord Italia. Più precisamente, in località le Forche, la mattina del 5 aprile i soldati della fanteria nippo-americana (detti Nisei), guidati dai partigiani, sorpresero addormentati e fecero prigionieri i difensori tedeschi e si aprirono un varco senza colpo ferire. Da qua si portarono sulla vetta del Folgorito, difesa da alcuni tedeschi e italiani, e iniziarono un’aspra battaglia a cui parteciparono anche i soldati tedeschi che si trovavano al Campaccio. Tutti i militari prigionieri alle Forche e i loro custodi morirono e di alcuni non rimase alcun segno di riconoscimento. Il giorno dopo la battaglia si concluse con la vittoria alleata. Oggi rimangono molte testimonianze storiche di questa linea difensiva in particolare lungo il sentiero 140 (detto sentiero della linea gotica). Si tratta di buche, trincee, camminamenti, caverne rifugio e dormitorio e postazioni di tiro, tutte della Wermacht. Invece nel versante verso Azzano ci sono analoghe opere dei soldati americani. In zona esistono cartelli indicatori in cattive condizioni che dovrebbero essere restaurati.


Le Forche

È così chiamata la parte iniziale della cresta del monte Folgorito, salendo dal sentiero 140, situata a circa 880 metri. Sono presenti opere di difesa tedesche appartenenti alla linea gotica. Proprio qua iniziò l’attacco finale degli alleati, sferrato il 5 aprile 1945, che portò alla liberazione del territorio apuano. Oggi la zona è molto panoramica, piacevole a percorrersi ed è ricca di belle fioriture. Andando in direzione opposta al sentiero 140 si sale al monte Carchio per tracce di sentiero.


Foce di Campaccio

È situata nel comune di Montignoso. Raggiunge la quota di 827 metri ed è detta anche Pasquilio, anche se in realtà Pasquilio è il nome che si dà all’intero alpeggio. Alla fine della strada asfaltata si apre uno slargo-parcheggio dominato da un monumento alla guerra di liberazione, eretto nel 1971, e qua si trova il cartello indicatore Pasquilio. La foce si raggiunge facilmente sia da Montignoso che da Massa passando per Pariana. Questa foce è chiamata anche del Termo o Collescritto ed è situata tra il monte Belvedere ed il Carchio. Si gode di bella vista sulle Apuane settentrionali e sulla cave delle Madielle. Da qua partono due sentieri: il 33 e il 140. Il 33 per il Monte Focoraccia e il passo omonimo, il Passo del Pitone, il Passo degli Uncini (da cui si può salire all’Altissimo) e il rifugio delle Gobbie e poi Arni. Il 140 invece si dirige al Folgorito e a Seravezza. Salendo di poco le pendici del Belvedere c’è un busto del poeta e prosatore Enrico Pea (Seravezza LU 1881 - Forte dei Marmi LU 1958), che in uno dei suoi libri intitolato "Montignoso" così si esprimeva: "Una vite si arrampica in comune con l'edera selvaggia, su pel muro, che guarda il Carchio dilaniato e strano". E ancora: "Montignoso vestito di splendore apriva le finestre al buon augurio, stendeva sul davanzale le coperte dai colori di sangue e di speranza".

Deviazioni e possibilità di escursioni

Sono possibili solo le seguenti opzioni:

  • Andata e ritorno con il 140: con le necessarie soste e la salita in vetta al Folgorito servono circa 7 ore e 30’
  • Traversata: con arrivo alla Foce di Campaccio dove dovremo trovare un mezzo per tornare, servono poco meno di 4 ore.

Itinerari relativi al Sentiero CAI 140:

Commento

Il percorso descritto non è impegnativo, ma richiede un minimo di allenamento per il dislivello superato. I panorami sono interessanti sulla costa e sui monti della zona del Monte Altissimo. Le fioriture sono particolarmente interessanti e molto variate.

 

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